salute e medicina

Indagine dell'Agenas. Impatto stimato in 13 miliardi
1 minuto e 11 secondi di lettura
Oltre la metà dei medici italiani ospedalieri riferisce di praticare la 'medicina difensiva', con prescrizioni di esami e visite specialistiche a scopo precauzionale, per il timore di incorrere in cause legali.


Un fenomeno che ha un impatto economico per la sanità pubblica non indifferente, stimato in circa 13 miliardi l'anno dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Il dato emerge da una recente indagine condotta dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) su 1500 medici in quattro regioni (Lombardia, Marche, Umbria e Sicilia). Dalla rilevazione, effettuata su medici ospedalieri di 38 specialità, emerge che oltre la metà (58%) dichiara di praticare la medicina difensiva. Un fenomeno che si articola in vari comportamenti, che vanno dal prescrivere esami di laboratorio e strumentali non necessari (33% in entrambi i casi), visite specialistiche non necessarie (16%), non fornire cure potenzialmente efficaci ma a rischio di complicanze (6%), evitare di assistere pazienti ad alto rischio di complicanze (4%), prescrivere farmaci (4%) e inviare al pronto soccorso per ricovero in ospedale (3%).


Tra le principali cause, i medici intervistati indicano la legislazione sfavorevole (31%), il timore di essere citati in giudizio (28%) e le eccessive richieste e aspettative di pazienti e familiari (14%). 

Secondo l'Agenas, la medicina difensiva conta per il 14% della spesa farmaceutica pro capite totale annua, per l'11% della spesa pro capite annua delle visite specialistiche, il 23% della spesa pro capite annua per gli esami di laboratorio e il 25% della spesa pro capite annua per attività diagnostiche e strumentali.