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E i tifosi allo stadio crollano sotto la soglia minima dei 20.000
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E' la solita storia che si ripete, non senza imbarazzo e vergogna. Sboccia febbraio, il mese delle settimane bianche. E la Sampdoria la bandiera bianca la issa con largo anticipo, il Baciccia blucerchiato tira i remi in barca e va in rimessaggio. Sino a quando e perché non è dato saperlo, ma se tre indizi fanno una prova la situazione è di nuovo questa, certificata dalla scialba prestazione con il Frosinone e da una sconfitta che smorza le peraltro timide ambizioni europee della Samp.

E dire che la scorsa estate i dirigenti, con in testa il responsabile dell’area tecnica Walter Sabatini, avevano sbandierato ai quattro venti l’innalzamento dell’ormai stucchevole asticella, arrivando persino a parlare di obiettivo zona Champions League. “L’ho sparata grossa perché quest’anno non vogliamo cali di tensione”, aveva spiegato a latere Sabatini. Evidentemente anche lui aveva sottovalutato gli effetti della macaja. Ammesso che di questo si tratti.

Ora tutte le responsabilità convergono su Marco Giampaolo, che nel giro di una settimana il presidente Ferrero ha messo prima alla berlina, urlando che vorrebbe strozzarlo per avergli fatto vendere Zapata all’Atalanta, poi alla porta, affermando di essere pronto a liberarlo se decidesse di andarsene altrove. Al netto delle colpe dell’allenatore – che probabilmente nel suo bagaglio non possiede le armi del potente motivatore – Ferrero dimentica di avergli smantellato per l’ennesima volta nel giugno del 2018 la spina dorsale della squadra, costringendolo a ricominciare daccapo.

Il presidente e la società vorrebbero coniugare plusvalenze milionarie, lauti guadagna per sé e la propria famiglia con le ambizioni sportive. Ma non funziona così. Tant’è che la popolarità di Ferrero e della sua gestione è crollata ai minimi storici, anche per effetto dell’inchiesta giudiziaria che lo ha travolto e che paventa da Roma nuove, ulteriori rivelazioni a suo carico. Una situazione che, non a caso, alimenta le indiscrezioni di una Sampdoria in vendita, addirittura in procinto mercoledì di passare di mano ad una cordata anglosassone guidata da Gianluca Vialli. Voci che Ferrero bolla come cazzate, ma che continuano ad imperversare, destabilizzando l’ambiente.

Un ambiente che deve fare già i conti con un Giampaolo delegittimato dallo stesso presidente, con giocatori che sanno di essere alla Samp soltanto in transito e ai quali il risultato sportivo interessa, sia pure inconsciamente, poco e niente. La partita con il Frosinone rappresentava un bivio ed è stata imboccata la solita strada senza via di uscita sino a maggio.

Ma il dato più inquietante è un altro: nonostante incentivi assortiti e prezzi di favore, allo stadio oltre ai 17.000 abbonati, forse nemmeno tutti presenti, c’erano appena 1.800 paganti. La Sampdoria di Ferrero, ormai, non raggiunge nemmeno la soglia minima dei 20.000 spettatori, con una media di circa
  4.000 in meno rispetto a stagioni persino meno positive sul piano dei risultati.

Bisognerebbe rispondere su questo, anziché vantare un accordo capestro con il Comune, che si accinge di fatto a regalare lo stadio Ferraris per 99 anni a chi non ha a cuore "sta cazzo di città" e nemmeno la squadra e persegue l’unico scopo di coltivare i propri interessi personali e il culto della personalità.

Se il futuro della Sampdoria è questo - vivacchiare in serie A, smettere di giocare a febbraio, realizzare enormi plusvalenze, perdere tifosi e deteriorare la propria immagine a livello nazionale - va ammesso senza mezzi termini. E soprattutto senza illudere la gente, che peraltro ha già capito e metabolizzato l'andazzo: l'applauso di ieri alla squadra, sconfitta in casa dal modestissimo Frosinone, è emblematico. La parola d'ordine è accontentarsi. Perché se il presente non è luminoso, i tifosi che amano davvero la Sampdoria sanno che il futuro rischia di essere addirittura oscuro.