IL COMMENTO

La guerra contro l'isolamento della Liguria

Raddoppio e Genova-Firenze-Roma, allora la buona politica può esistere

di Luigi Leone

lunedì 12 dicembre 2016

Tra Andora e San Lorenzo al Mare il raddoppio ferroviario è realtà, ma resta da completare il tratto tra Andora e Finale Ligure. Già nel 2013 il senatore ligure Maurizio Rossi sollecitò - unica voce nel silenzio - il ministro dei trasporti Lupi sulla necessità di intervenire su quel collegamento che unisce Italia e Francia.


Sedici anni per il raddoppio ferroviario San Lorenzo al Mare-Andora e dieci per rivedere un treno da Genova a Roma passando per Firenze. Bastano questi due dati per dire quanto sia malriposta  certa enfasi mediatica di fronte agli eventi delle ultime ore (sempre aspettando il Terzo Valico, corruttele permettendo) a proposito del trasporto pubblico in Liguria.

Le ragioni sono semplici e sostanzialmente sono due. La prima: sia il raddoppio sia il ritorno sulla direttrice Genova-Firenze-Roma possono essere soltanto dei punti di partenza. Nell'un caso, l'opera (e il relativo investimento) avrà senso a condizione che venga completata con il raddoppio Andora-Finale Ligure. Nell'altro caso, invece, occorre che la corsa quotidiana andata e ritorno, prevista dal 29 gennaio prossimo, diventi non solo stabile (inizialmente sarà una sperimentazione, dicono i vertici delle Fs) ma possibilmente aumenti a due e anche tre collegamenti giornalieri.

La seconda ragione che dovrebbe indurre a maggiore sobrietà mediatica è che gli autorizzati a fare festa sono, nel parterre politico e fuori da quel recinto, davvero in pochi. Il senatore Maurizio Rossi, che opportunamente parla di "battaglia vinta", mostrandosi consapevole che la guerra contro l'isolamento della Liguria, da egli stesso meritoriamente avviata, è ancora da combattere. Poi il governatore ligure Giovanni Toti, che alle promesse elettorali riguardo il miglioramento dei collegamenti da e per la Liguria ha dato il seguito necessario degli atti concreti. C'è ancora da fare, come ricordato, ma intanto dei risultati li porta a casa.

E lo fa con la giusta collaborazione del governo nella persona del ministro dei Trasporti Graziano Delrio, la cui serietà si è declinata anche in altri ambiti (leggasi riforma della portualità) e i cui trascorsi da amministratore locale devono aver pesato non poco nel comprendere e decifrare le grida di dolore levatesi prima da Rossi e poi da Toti. Senza dimenticare, per onestà intellettuale, che proprio dai microfoni di Primocanale l'ex premier Matteo Renzi si impegnò a mandare a Genova i vertici delle Ferrovie per avvicinare il capoluogo ligure a Roma. Impegno mantenuto.

Per il resto, leggasi mondo dell'informazione e rappresentanze delle categorie economiche e sociali, si è visto poco, in questi anni. E quel poco è andato anche a rimorchio. Si potrebbe dire che per una volta la politica ha battuto la società civile. Il che è vero se ci fermiamo agli ultimi dodici-ventiquattro mesi. Più a ritroso, invece, si ritrovano le antiche magagne. Quel che hanno fatto Renzi, Delrio, Toti e Rossi, davvero non poteva essere fatto prima da altri, evitando qualche guasto a Genova e alla Liguria?

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