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Condannati Millesi e Pini al termine del rito abbreviato

Processo per combine e camorra, rinviato a giudizio Izzo per la vicenda ai tempi dell'Avellino

luned́ 12 marzo 2018
Processo per combine e camorra, rinviato a giudizio Izzo per la vicenda ai tempi dell'Avellino

GENOVA -  I calciatori Francesco Millesi, ex dell'Avellino, e Luca Pini sono stati condannati a conclusione del processo con rito abbreviato per la presunta combine di due partite del campionato di Serie B (Modena-Avellino 1-0, del 17 marzo 2014 e Avellino-Reggina del 25 maggio dello stesso anno). E' stato invece rinviato a giudizio, insieme con due presunti esponenti della camorra, Armando Izzo, attualmente al Genoa, che ha scelto il rito ordinario.

La sentenza è stata emessa dal gup del Tribunale di Napoli Marcello De Chiara che ha accolto le richieste del pm della Dda Maurizio De Marco. Millesi è stato condannato a un anno per il solo reato di frode sportiva mentre a Pini sono stati inflitti 3 anni e sei mesi anche per concorso esterno in associazione mafiosa. Antonio Accurso, presunto esponente del clan, accusato di aver corrotto i calciatori, è stato condannato a 4 mesi (riconosciuta l'attenuante della collaborazione). I presunti illeciti emersero nell'ambito delle indagini sul clan dei Vanella Grassi. Il clan avrebbe alterato i risultati per incassare le vincite delle scommesse.

Il processo a carico di Izzo comincerà il 14 marzo prossimo davanti al Tribunale di Napoli. Pini, Millesi e Accurso sono stati condannati al risarcimento dei danni in favore della Figc (Pini anche al risarcimento in favore della società dell'Avellino che, come la Federazione gioco calcio, si è costituita parte civile).

Nei confronti degli imputati è stata applicata la pena accessoria del divieto di accedere a luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive per la durata di due anni. Secondo la ricostruzione del pm De Marco il clan Vanella Grassi si avvicinò all'Avellino grazie al fatto che nella squadra militava Izzo, imparentato con uno degli esponenti di spicco della organizzazione camorristica attiva nel quartiere di Secondigliano, a Napoli. Un contributo importante alle indagini è stato fornito da intercettazioni telefoniche di conversazioni tra camorristi in cui si faceva riferimento a risultati da alterare.

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