CRONACA

Non Ŕ stata impugnata entro i termini nÚ da Procura nÚ da parti civili la sentenza di appello

Porto turistico Imperia, Caltagirone assolto dall'accusa di truffa ai danni dello stato

martedý 10 ottobre 2017
Porto turistico Imperia, Caltagirone assolto dall'accusa di truffa ai danni dello stato

IMPERIA - Il costruttore Francesco Bellavista Caltagirone è stato assolto in via definitiva con formula piena, perché 'il fatto non sussiste', dall'accusa di truffa ai danni dello Stato. L'imprenditore era andato a processo a causa delle presunte irregolarità nella costruzione del porto turistico di Imperia.

La sentenza della Corte d'Appello di Torino, dello scorso 13 marzo, secondo una nota dell'imprenditore romano, non è stata impugnata entro i termini consentiti (la scadenza era lunedì 9 ottobre) né dalla Procura generale né dalle parti civili. Così si è concluso l'iter processuale, dopo sette anni, avviato dalla procura di Imperia. L'inchiesta travolse Bellavista Caltagirone e altre dieci persone, tra cui Carlo Conti (ex direttore generale del Comune di Imperia).

L'indagine era incentrata sulle presunte lievitazioni dei costi di costruzione. "All'esito di due giudizi resi dal Tribunale e della Corte d'Appello di Torino, le sentenze hanno ripristinato la verità e dimostrato l'infondatezza di tutte le accuse", dichiara in una nota l'avvocato Nerio Diodà, legale di Francesco Bellavista Caltagirone.

L'esito del giudizio "non elimina le conseguenze drammatiche che l'indagine ha comportato, sia in termini di custodia cautelare (nove mesi di arresto, tra carcere e domiciliari, ndr), sia in termini di danno patrimoniale inqualificabile: il fallimento del Gruppo Acqua Marcia, che allora forniva lavoro a circa 4.500 dipendenti, tra lavoratori diretti e dell'indotto". Secondo l'accusa la costruzione del porto venne viziata da una catena di irregolarità (tra cui appalti truccati) che portarono quasi a triplicare i costi iniziali (stimati in 80 milioni) ai danni del Demanio di Imperia e dunque dello Stato. Il tutto "attraverso una catena di subappalti fittizi non autorizzati e non trasparenti - sosteneva l'accusa - tra società non operative tutte riconducibili a Francesco Caltagirone Bellavista".

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