IL COMMENTO

Spicchi d'aglio

Perché il Pd non trova più candidati fuori dalla politica

di Mario Paternostro

domenica 12 marzo 2017
Perché il Pd non trova più candidati fuori dalla politica

Perché è così difficile, sembra addirittura impossibile, per il Pd genovese trovare un candidato sindaco civico? Una persona che appartenga al mondo delle professioni, dell’impresa, della cultura, della scienza? Come mai, invece, nel centro destra i possibili candidati civici sono numerosi?

La prima risposta è che il centrodestra, oggi, è certamente più vincente che il centrosinistra. Ancora di più dopo lo smacco del referendum e la marcia indietro a forza 9 di Matteo Renzi che ieri, addirittura, è stato invitato dal presidente del suo partito a non pensare più a alleanze con l’Ncd dell’”aviatore” Alfano.

La società cosiddetta civile, in pratica i non politici di professione, prima di accettare una candidatura devono fidarsi di chi la propone. Un tempo le promesse erano più facili da farsi e da realizzare. Uno si candidava sindaco, ma se avesse perso poteva confidare in un premio di consolazione come una presentazione sicura alla Camera o al Senato. Stiamo parlando di tempi in cui i partiti, i precedenti del Pd per esempio, possedevano collegi sicuri. Idem per la Democrazia Cristiana.

Oggi con un elettorato così flessibile e in presenza di una tripolarità spinta le certezze non esistono più. Lo testimoniano le sconfitte del Pd nelle aree dove per tradizione viaggiava oltre il 60 o 70 per cento di consensi.

C’è poi il rischio di finire coinvolti (magari a propria insaputa…) in grane giudiziarie per il solo fatto di ricoprire un ruolo di pubblica responsabilità. Il sindaco è responsabile di tutto e è sempre di più l’uomo spedito in trincea.

Nonostante questo il centro destra ha più chances con i candidati civici. Oggi si fanno i nomi di Ilaria Cavo, del supermanager Marco Bucci e dell’imprenditore Gemme come possibili scelte. Tutti extra-politica e anche se Ilaria Cavo è assessore nella giunta regionale, resta una giornalista “prestata” alla politica, come Giovanni Toti. In parole semplici: aveva e ha un lavoro.

Nel centro sinistra i “civici” o sono sfumati subito o erano delle boutades pubblicitarie. L’unico, forse, che avrebbe potuto essere candidabile è il professor Lorenzo Cuocolo per la sua formazione professionale da esperto costituzionalista che deve per forza sfiorare la politica. Luca Borzani, ormai manager culturale di primo piano ha rifiutato nemmeno clamorosamente perché ha sempre risposto no dal primo momento in cui il suo nome è uscito sui giornali.

Carla Sibilla oggi appare come candidabile con profilo “civico” anche se è assessore nella giunta Doria, ma ha una storia simile a quella della Cavo. Restano l’editore Lorenzo Fazio, ma bisogna verificare se il suo essere di sinistra non cozza con l’area migliorista dei renziani e il filosofo Simone Regazzoni che fa il professore e il manager editoriale. Gli altri sono tutti nomi o politici (Tullo, Crivello, Pezzana, Rossetti…) seppure con diverse sfumare di “politicità”.

Su questa impasse culturale, messa in chiara evidenza da Lella Paita, il Pd locale dovrà riflettere molto.

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