politica

L'invettiva
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Brrrrr, che freddo che deve fare nel frigorifero dentro al quale il Pd genovese e ligure ha richiuso il problema del sindaco per la prossima tornata amministrativa. Aspettano che si concluda questa fase di elezioni amministrative con la tornata chiave (per loro) di Savona. Aspettano il referendum istituzionale di settembre per capire come ne usciranno rispetto alle alleanze “ a sinistra”, se ancora così si può dire così. Aspettano l'oramai mitico futuro congresso regionale del Pd, che digerisca, con l'ultimo passaggio, la sconfitta di undici mesi fa alle regionali.

Aspettano che si capisca se vale la pena di programmare alleanze a sinistra, con la galassia sempre più estesa (e dubitativa) dei fuoriusciti, dei dissidenti, di quelli che invocano Lucifero o l'Angelo vendicatore, prima di impostare la campagna elettorale più lunga della storia recente.

Aspettano che il facondo e abile commissario regionale straordinario, David Ermini, detti una linea di comportamento. Aspettano, infine, che il sindaco uscente Marco Doria, prese le adeguate misure del panorama genovese e ligure e nazionale, assuma le sue decisioni sul proprio destino di autoriconferma, di mandato bis o di ritorno al suo mestiere di prof di Economia all'Università di Genova.

Aspettano, aspettano e intanto sopportano che qualcuno spalanchi la porta del frigorifero e lanci qualche urlo, come fa il prode “Pierino”, Simone Regazzoni, che annuncia di voler partecipare alle possibili, eventuali, probabili, ma non certissime Primarie. Aspettano questi dem, schierati a guardia del frigo, che i movimenti tellurici della politica nazionale, ritmati dal primo turno amministativo, dagli strappi di D'Alema anti Renzi (con smentite incorporate), dalla operazione a cuore apeerto di Silvio Berlusconi, dagli scossoni delle grandi questioni globali, a incominciare da Brexit, offrano un panorama utile di riferimento anche alle nostre misere vicende locali.

Cammina, cammina, come nella favola di Pollicino, aspetta, aspetta che per non perdere la strada, si semini la strada di pietruzze...... E intanto quella strada l'hanno persa....

Aspettano “ che il quadro sia più chiaro” e intanto il mondo intorno di sfalda
, cadono le certezze del nostro sviluppo, una a una, tra lentezze, freni burocratici, emergenze spaventose. Aspettano che l'uscita sia di Genova dallo sviluppo che siamo fuori da tutto. Che siamo appunto in stato di Ge-exit.

Prendete il caso di Ventimiglia, la nostra frontiera, davanti alle ondate migratorie, il problema biblico che stravolge il futuro, che cambia il destino delle generazioni che verranno e che ci sono già, immerse nell'angoscia di quel che sarà.

Possibile che sia lasciato tutto il mano al sindaco Ioculano, un amministratore giovane e coraggioso e del parroco don Rito, che sul nostro fronte sono soli, lo Stato, le Istituzioni con il ministro Angelino Alfano si comportano come Ponzio Pilato, i nostri potenti ministri se ne stanno a debita distanza.

Le guerre, che combatte il nostro stimabile ministro della Difesa, signora Roberta Pinotti da Sestri Ponente, che giustamente sta sul pezzo delle contese mondiali in Libia, Afghanistan, Libano, dove i nostri soldati soffrono le guerre di oggi, si impegna per gli sbarchi delle ondate migratorie, vola in India per i due marò, ma si sognerà mai di andare a vedere cosa succede a Ventimiglia, nelle Tendopoli, nei giardino del Seminario, nel PalaRoja delle mamme infuriate, dove quella ondata migratoria picchia su di noi? E Andrea Orlando, il nostro efficiente Guardasigilli dei tempi moderni, nel guado della Grande Riforma, delle giustizia frenata, riuscirà a oltrepassare con lo sguardo i confini del suo turbolento distretto locale di La Spezia, Sarzana?

Cammina, cammina e la crisi industriale sta divorando in un sol boccone la nostra Regione, Ilva trema, gli stipendi di luglio sono in pericolo, gli esuberi in agguato in questo lento trapasso di proprietà, la Piaggio è un calvario, la Bombardier ha perso per un pelo la commessa chiave, il destino post industriale di Erzelli è minato dai tagli di Eriksson, che ne sarà di Tirreno Power e di quei tremila posto che complessivamente vacillano nel Savonese....

Insomma in Liguria la politica industriale sembra un castello di carte che viene giù e in cima alla costruzione resta quella carta di picche che se vola giù per ultima da', appunto, picche alla nostra profonda storia industriale.
E tutto questo non vi sembri meriti che il frigo del Pd venga aperto e un confronto vero, ministri, sindaci, governi, sindacato, aree metropolitane e distretti postindustriali ridotti a cimiteri, sia finalmente approntato.

Ah, come erano fervidi i tempi del centralismo democratico, quando tutto veniva ricondotto a unità e come una falange “il territorio” affrontava la sua emergenza!
A questo ci spinge il frigo congelato, a tornare indietro di decenni a invocare la preistoria delle relazioni industriali, quella sepolta dalla storia, per chiedere che almeno i grandi temi del nostro sviluppo all'incontrario vengano affrontati.

Aprite il frigorifero! E magari incominciate a cercare sul serio, senza tanti infingimenti tattici, quel candidato sindaco, che non avrà certo la bacchetta magica, ma che almeno, nella sua ricerca, obbligherà a uscire dal tatticismo elettorale e a affrontare i problemi, prima che sia troppo tardi. Per Genova e la Liguria. Attenti al Gexit che se incomincia non lo ferma più nessuno.