IL COMMENTO

Tra liti e gossip, cosa accade nel centrosinistra?

Le grandi manovre nel Pd: Ermini capolista, Paita a Roma, Lunardon capogruppo

di Mario Paternostro

mercoledì 16 marzo 2016
Le grandi manovre nel Pd: Ermini capolista, Paita a Roma, Lunardon capogruppo

Mentre il sindaco di Genova, Marco Doria si consuma e bolle nel brodo della sua amministrazione, convinto di avere consensi, ma perdendo tanti pezzi importanti e la maggioranza (come fa a governare ancora?), mentre La Spezia è in mano a “bande” che cercano di spartirsi fette di potere residuale e a Savona, con un’ indifferenza che farebbe paura al più cinico dei politici, quello che fino a qualche anno fa era un partito forte, autorevole, decisivo, si avvia verso la sconfitta, tra i piddiini circolano sussurri&grida che si rincorrono in queste ore di disorientamento generale.

Vale la pena di registrarle per quello che sono: voci e basta. Ma, si sa, che a volte, anche le voci possono rivelare aspettative, strategie, movimenti, cambi di casacca, utili a camminare in una nebbia fitta. Quella della politica locale, dove il presidente Toti naviga benissimo e assolutamente solitario (anche se ora i fatti romani potrebbero creargli problemi) e ci sono buone probabilità che riesca a traslocare la formuletta regionale anche nella campagna elettorale del centrodestra per Palazzo Tursi.

Ebbene. Si mormora che David Ermini, commissario mandato da Matteo Renzi a sistemare i pasticci della Liguria del dopo disastro elettorale, abbia già in tasca la posizione da capolista alle elezioni politiche del 2018 (o prima se il premier vorrà accelerare dopo il risultato del referendum/plebiscito costituzionale). Un altro posto romano, da parlamentare, sarebbe pronto per Raffaella Paita che, da sconfitta, come sostengono quelli che l’hanno osteggiata “non ha legittimazione a fare la capogruppo in consiglio regionale”. A questo punto l’etereo Lunardon, ex segretario regionale (a sua insaputa….) potrebbe diventare capogruppo. Capito? E Pippo Rossetti? Beh Pippo sta allargando la sua corrente con l’appoggio di Victor Rasetto, renzianissimo, che avrebbe rotto con il filosofo-pasdaran del Pd, Simone Regazzoni ormai l’unico a mettere la faccia sul licenziamento del professor Doria da palazzo Tursi. Gli altri o fanno finta di non sapere, gesuiticamente voltando le spalle e fregandosi le mani, o sull’orlo di una disperazione politica che difficilmente era prevedibile arrivasse a questi livelli, accetterebbero di riconfermare Doria.

Il guaio del pd genovese è che non ci sono outsider! E i nomi che fanno circolare (dal vicesindaco Bernini all’assessore Piazza) sono debolissimi sul territorio. “L’ultimo vero sindaco che ha avuto il centrosinistra è stato Beppe Pericu” mormora un notabile bevendo un caffè da Mangini.

Genova ha perso voce in Iren, la Fiera è al fallimento, il Nautico sbarca a Venezia, l’Amt è al collasso, Scarpino è una parolaccia, il Blueprint funziona solo perché c’è sotto la firma di Renzo Piano, Ponte Parodi una incognita pericolosa, l’Hennebique una bomba a orologeria, della Gronda autostradale non si parla più, i bus bruciano e quelli promessi da Burlando (duecento! Non sparo cavolate. Ho sentito la registrazione di un nostro antico servizio…) sono un bluff, e poi ci sono i drammi occupazionali di Cornigliano e un degrado inarrestabile.

L’unica macchina che va avanti è Palazzo Ducale, tutti i giorni zeppo di visitatori. E allora ecco l’idea: chiamiamo Luca Borzani e facciamolo Doge. Ma lo storico non ha avuto bisogno di guardarsi intorno per dire: “Non ci penso nemmeno”. E come dargli torto con questa compagnia?

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