SALUTE E MEDICINA

Rischio disoccupazione per 14 mila studenti nel 2020

Laurea in medicina, lavoro sicuro? A Genova si va avanti con gli over 55

di Fabio Canessa

mercoledý 14 febbraio 2018



GENOVA - Anno 2020: negli ospedali mancheranno ortopedici, cardiologi, anestesisti, pediatri, ginecologi. I medici saranno sempre più anziani. Nel frattempo, però, ci saranno circa 14mila laureati in medicina senza un lavoro. A spasso. È il colossale paradosso denunciato dal sindacato dei medici del servizio sanitario nazionale, l'Anaao-Assomed, uno dei motivi del maxi sciopero che bloccherà ospedali e ambulatori in tutta Italia il prossimo 23 febbraio.

Una laurea in medicina, ottenuta dopo aver superato il test d'ingresso e sei anni di studio intensivo, potrebbe non essere più una garanzia. La colpa è del cosiddetto 'imbuto formativo'. "Non c'è correlazione tra il numero dei laureati e i contratti validi per accedere alle scuole di specializzazione - spiega Giovanni Battista Traverso, segretario della sezione ligure dell'Anaao - Un giovane laureato, mediamente, ha il 50% di probabilità di entrarci. E oggi non è possibile esercitare la professione senza aver conseguito la specializzazione. Così avremo una situazione paradossale: mancherà personale negli ospedali ma ci saranno ragazzi disoccupati".

Si stima che al termine dell'anno accademico 2020-21 ci saranno in Italia quasi 20 mila laureati in medicina. Un numero abnorme, nato da un'ondata di ricorsi che, nel 2013 e 2014, hanno permesso di 'ripescare' oltre 10 mila studenti. I posti disponibili nelle scuole di specializzazione saranno solo 6 mila o poco più. Così qualcuno andrà all'estero (formato a spese degli italiani, 190 mila euro a studente), oppure si aprirà uno studio o cercherà lavoro in strutture private. Gli altri rimarranno a casa. A Genova lo scossone è arrivato nel 2015. Dovevano entrare 275 studenti, invece in aula si sono trovati in 350 grazie al pasticcio dei test. I posti per gli specializzandi, di contro, erano solo 175 nel 2016.

Visti dal lato degli ospedali, i problemi sono due. Primo: i pensionamenti viaggiano a un ritmo più alto delle nuove entrate. Al San Martino, per esempio, il 50% dei medici ha più di 55 anni e solo l'11% meno di 39 anni. "Troviamo in corsia persone che a 62-63 anni devono sopportare turni, stress, carichi di lavoro esagerati. Alcuni - racconta Traverso - hanno inabilità fisiche, quindi gli altri devono sopperire". Insomma, se la città è vecchia, i suoi ospedali lo sono altrettanto. Secondo: non solo arrivano meno medici di quanti ne escano, ma quelli che entrano non sono quelli che servono. "Spesso accade che i neolaureati accettino una seconda scelta, magari perché il posto è più vicino a casa. Poi, però, dopo uno o due anni cambiano. E così quel contratto va a vuoto", spiega Traverso.

"La sanità è la cenerentola della campagna elettorale. Vogliamo riportare l'attenzione su questi temi, proprio sotto elezioni", dice il sindacalista dei medici spiegando perché il 23 febbraio incroceranno le braccia. L'Anaao chiederà al Governo di correggere il meccanismo: "Bisogna fare programmazione. I numeri devono essere correlati all'effettivo del servizio sanitario nazionale sul territorio". Anche le Regioni potrebbero dare una mano attivando 1.300 borse in più all'anno, con una spesa stimata di circa 9 milioni ciascuna. Ma anche in questo caso servirebbero aggiustamenti per impedire la migrazione selvaggia di candidati da una parte all'altra dell'Italia.

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