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L'assessore Mai: "A rischio l'intero settore pesca, anche nazionale"
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Il caso del peschereccio Mina, sequestrato per errore dalle autorità francesi per una presunta violazione del confine marittimo, rischia di aprire na questione nazionale. Dopo le scuse di Parigi ("Ci siamo basati sul trattato non ancora ratificato), la Regione Liguria chiede proprio lo stop alla ratifica che sposterebbe l'assetto delle acque tra la Liguria e la Francia, e lo fa con una richiesta formale al ministro degli Esteri Gentiloni.

L'assessore regionale alla pesca Stefano Mai ha chiesto a Gentiloni e al sottosegretario Castiglione "un incontro congiunto con le Regioni Toscana e Sardegna per evidenziare le ricadute sull'attività di pesca dell'accordo del 21 marzo 2015 e per chiedere che non sia ratificato dal governo italiano". 

In gioco c'è la sopravvivenza della pesca nel Ponente ligure, un'attività tradizionale e ancor oggi fonte di sussistenza per molte famiglie. Si tratta, come ricorda l'assessore Mai, di almeno 14 imbarcazioni, il 20% della flotta totale ligure, che vedrebbero una drastica contrazione del pescato, oggi incentrato sul gambero rosso.

La Liguria chiede che sia "consentito l'accesso nelle acque della zona economica esclusiva francese a tutte le imbarcazioni italiane, in primis a quelle liguri che ne costituiscono la parte maggiore. Se non fosse consentita una deroga alla pesca nella cosiddetta fossa dei gamberoni ai pescherecci liguri i danni per i nostri operatori sarebbero incalcolabili".

Non solo i liguri rischiano grosso. Il divieto di pesca interesserebbe anche le marinerie toscane e sarde e, più in generale, le flotte tirreniche. L'assessore Mai ha ricordato che "tutte le imbarcazioni dedite alla pesca dei grandi pelagici, in particolare il pesce spada, non potranno più praticare questa attività nella zona di acque internazionali compresa tra la Francia e la Corsica, nota come un'area di estremo interesse per la pesca" perché lì si concentrano "importanti stock ittici.