IL COMMENTO

Stasera la stracittadina, unico evento che coinvolge una cittą in crisi e senza obiettivi

La Genova depressa che si scalda per il derby, una lezione che arriva dal popolo

di Giovanni Porcella

sabato 11 marzo 2017
La Genova depressa che si scalda per il derby, una lezione che arriva dal popolo

Qualche settimana fa in un’interessante puntata di “Macaia” su Primocanale ci si chiedeva se Genova è una città depressa oppure no. Il calcio evidentemente in questa città agisce da “Tavor”:  forse non è un bene, ma occorre rifletterci su.

Il derby porta al Ferraris 33.000 spettatori. Un dato inatteso visto il campionato deludente del Genoa e solo decente della Sampdoria, un numero che si traduce anche in un giro d’affari di qualche centinaia di migliaia di euro, biglietti esclusi. Una stracittadina pane e salame, non certo con gusto d’aragosta viste le ambizioni, che devono suggerire qualcosa a chi gestisce e gestirà il capoluogo di Regione.

Sì, c’è fame di eventi. È vero che vent’anni fa o anche più allo stadio per il derby ci andavano in 50.000 o 40.000 ma intanto Genova è passata da 800.000 abitanti a meno di 600.000, con molti anziani. Vuol dire che stasera la popolazione attiva è rappresentata da un genovese su 13 allo stadio. Cos’è che sotto la Lanterna scatena questo interesse? I comizi si fanno nei teatrini o nei cinema, le lotte sindacali in piazza sono un rivolo e non piu’ un fiume, l’ultimo concerto vero con Vasco Rossi è stato fatto circa vent’anni fa e poi?

C’è crisi, manca il lavoro, non ci sono obiettivi, non c’è un punto di arrivo, manca un progetto. Genova ha avuto i mondiali nel ’90, poi le Colombiane, poi il G8, con tutto ciò che di triste ha portato, non dimentichiamolo, infine nel 2004 è stata capitale europea della cultura. Insomma si è lavorato per qualcosa, magari un’illusione, un sogno, comunque una motivazione. E adesso?

Aspettando che qualcuno batta un colpo ecco il piccolo derby, il nostro Palio. Non ci sono Mancini e Vialli, mancano Skuhravy e Aguilera, sembrano distanti persino dimenticati Cassano e Milito eppure bastano Muriel e Pinilla per avere un argomento. Il pallone è malato, in Italia c’è da turarsi il naso pure sullo sport più amato, però è una piccola occasione da non perdere. Per questo il derby nuovamente partecipato è anche un monito ai presidenti Ferrero e Preziosi che portano avanti le due squadre.

Ferrero è di Roma e avrà visto che l’ultimo derby della capitale è andato quasi deserto, Preziosi, che non sarà in tribuna perché polemicamente distante dalla tifoseria che lo contesta, dovrà ammettere che la gente genoana c’è e si accontenta. La lezione per questa sfida è arrivata dal popolo, ognuno ora lo interpreti come vuole e i giocatori non ci deludano: dagli spalti ci sarà amore per i rossoblucerchiati e a questo punto anche per la Genova depressa, ma orgogliosa e non solo per due ore.

Commenti



I NOSTRI BLOG