IL COMMENTO

In vista delle elezioni del 4 marzo

La domanda "Voto o non voto?", vera questione che non è blasfema

di Mario Paternostro

martedì 09 gennaio 2018
La domanda

La nuova trasmissione politica di Primocanale con il titolo 'forte', "Voto o non Voto?" ha sollevato qualche polemica di maniera. Ma come, ha detto e scritto qualche osservatore della vita, è assurda una domanda del genere! Evidente che 'si deve' andare a votare esercitando un sacrosanto diritto/dovere costituzionale.

Fuffa. La vera domanda alla vigilia di queste strane elezioni del 4 marzo è proprio quella che molto giornalisticamente, anche se con un filo di "politicamente non corretto", ha sollevato il senatore Rossi in apertura della puntata.

Voto o non voto? I cittadini, esclusa la parte relativamente modesta dei fedeli di partito, si stanno chiedendo solo questo: andrò o non andrò? Perché il 'non andare' a molti appare come 'votare un dissenso'. E qui, a mio avviso, sta l'equivoco. Perché allora non andare al seggio e mettere nell'urna una bella scheda bianca? O come facevano nell'indimenticabile stagione democristiana molti parlamentari, votando Gina Lollobrigida, Sofia Loren o Ugo Tognazzi invece di Gronchi, Segni o Saragat.

Dunque la questione si gioca tutta su questa domanda che appare a qualcuno come una blasfemia, ma che, tolta dalle nebbie delle ridicole promesse sull’eliminazione di ogni tassa, bollo, ticket, irpef, flat, crik e crok, è il reale dilemma del nostro beneamato Paese.

La risposta si collega anche al secondo tema che è emerso nella puntata di ieri: la partecipazione non tanto al voto in sé, ma alla 'politica', dei giovani sotto il 30 anni. Completamente sbagliato sostenere per lavarsi la coscienza che questi "non seguono, non capiscono, se ne fregano". Non sanno che cosa è la politica perché nessuno l’ha loro spiegata.

Ben vengano le scuole di politica, io vorrei addirittura che la politica venisse insegnata sui banchi dei licei come la storia o la filosofia. Il disorientamento e la presunta apatia del giovani è la conseguenza di politiche che dei loro problemi se ne sono bellamente infischiate per decenni, distribuendo colpe e responsabilità a sinistra, destra e centro.

E ieri sera, seppure accennati, i problemi sono venuti allo scoperto: formazione, scuola, lavoro, rifiuto di una precarietà che non va confusa con la concorrenza/flessibilità all’americana.

Dunque, cari prossimi candidati, rispondete prima che cosa farete o proverete a fare per i giovani, non con generiche proposizioni di buona volontà, stucchevoli e false, ma con idee concrete. Poi avrete tempo di preoccuparvi del voto o non voto. E magari di fare un esame di coscienza e recitare la penitenza.

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