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La disfatta della sinistra apre la strada al partito unico di Toti

di Andrea Scuderi

luned́ 26 giugno 2017
La disfatta della sinistra apre la strada al partito unico di Toti

Il sistema di potere che ha tenuto in mano le città per decenni si schianta. La sinistra di Genova non governa più. Dopo aver perso la regione, la sinistra alza bandiera bianca anche a Palazzo Tursi. La sconfitta è sonora, bruciante, pesante. È evidente: non ha perso Crivello che forse era il candidato più spendibile nel momento in cui è stato scelto. Ma non un candidato vincente.

La sinistra ha perso perché a Genova c'era voglia di una politica completamente diversa da quella che ha amministrato la città negli ultimi anni: litigiosi, incapaci di decidere, rassegnati. Così sono stati visti i governanti negli ultimi anni.

E poi ha perso perché in campagna elettorale la sinistra non ha saputo rinnovarsi, andare oltre i principi dell'antifascismo, che sono legittimi. Ma contrapposti a temi e problemi concreti finiscono per essere sviliti. E in questo quadro il segretario Renzi ha pensato di nascondersi, anziché lavorare per evitare la disfatta.

Così lo scettro passa a Marco Bucci. Un uomo che viene dall'azienda, un manager che in campagna elettorale non ha mascherato la sua indole di decisionista dai tratti severi. Avrà un compito difficile: "Se riuscirà a fare un decimo delle cose che ha promesso prenderà il nobel" ha detto un suo avversario in campagna elettorale. In effetti non è stato avaro nell'elargire idee, buone intenzioni colorite con slogan ad effetto. La campagna elettorale è anche questo.

Ora però lo attende la prova dei fatti. E proprio le sue capacità manageriali possono diventare l'occasione in più per questa città che ha bisogno di una svolta, quella che hanno chiesto i cittadini genovesi con il voto di oggi. La prima prova da superare sarà quella della squadra: gli equilibri e le pressioni lo condizioneranno, ma deve essere in grado di resistere: scegliendo assessori capaci e di sua fiducia potrà diventare il sindaco della svolta.

Il risultato della Spezia è forse ancora più clamoroso, nei numeri, ma soprattutto perché l'estremo levante ligure non era mai stato governato dalla destra, ma neanche dal centro. E perché è la terra del ministro Pd Orlando e di Raffaella Paita. Eppure anche qui il centro destra con Peracchini, un candidato preparato, conosciuto e che ha saputo interpretare la voglia di cambiamento, ha vinto a mani basse.

Con Bucci e Peracchini c'è in tutta evidenza un altro vincitore: si chiama Giovanni Toti. Con una semplicità geniale ha conquistato la Regione, Savona, La Spezia e Genova, ribaltando la storia. È stato il traino di campagne elettorali basate su messaggi chiari, improntati sulla voglia di cambiamento e sul desiderio di creare una immagine più colorata di questa regione e delle sue città, e ha creato, dalle ceneri di un centro destra ligure inesistente, il "modello Liguria": un modello che lo porta di diritto a diventare il principale indiziato per la leadership nazionale.

E viene da pensare che Toti vorrà da domani, forte dei suoi successi, rilanciare il progetto di un partito unico del centrodestra a livello nazionale, contrario agli inciuci con Renzi, con una lega presente e forte, ma non abbastanza condizionante da spostare troppo a destra l'asse di questo nuovo soggetto politico. Toti troverà resistenze, ma da oggi chi si oppone a lui dovrà fare i conti con i risultati che hanno cambiato la storia politica della regione e, oggi, anche di Genova e La Spezia.

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