IL COMMENTO

L'invettiva

La Chiesa di Genova, potenza e gloria di un crocevia tracciato da Siri

di Franco Manzitti

martedì 08 dicembre 2015

Manzitti: "Siri fu colui che compì quella mediazione salvifica grazie alla quale si costruì tra il futuro arcivescovo e la città un rapporto molto particolare."


Da quando salvò Genova e il suo porto dalla distruzione, convincendo i nazisti a non far saltare le cariche di esplosivo, piazzate sulle banchine, la Chiesa genovese ha una storia di protezione superiore nei confronti della città.

Era stato il cardinale Giuseppe Siri, allora vicario del cardinale Boetto, a compiere quella mediazione salvifica, grazie alla quale si costrui tra il futuro arcivescovo e la città un rapporto molto particolare, quasi che al potere spirituale del vescovo-pastore di anime se ne sommasse uno quasi temporale di guida, appunto protettiva, della città.

Siri il due volte papa mancato non avrebbe mai accettato un ragionamento come questo che aggiungeva al suo ruolo nella Chiesa qualcosa di più sulla terra.

Ma di fatto, da allora in avanti, la posizione dell'arcivescovo di Genova, Siri e dopo Siri, è diventata anche un po' terrena, forse di più che nelle arcidiocesi italiane e in concomitanza con una eccezionale importanza che hanno assunto, non solo a Genova, ma in tutta la Chiesa, i successori di Giuseppe Siri sulla Cattedra di San Lorenzo.

Genova è diventata una specie di diocesi-chiave negli equilibri dela Chiesa di Roma. Dopo Siri e dopo la transizione del suo magistero record (45 anni), affidata a Giovanni Canestri, sono venuti Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e oggi Angelo Bagnasco: un futuro arcivescovo di Milano, un futuro segretario di Stato e un futuro presidente della Cei.

Da Genova è passato, come in un crocevia, il vertice della Chiesa italiana. Non solo: mentre Bertone, il cardinale tanto discusso anche negli ultimi tempi, occupava, accanto a papa Ratzinger un ruolo tanto importante, la Curia romana era diventata molto genovese e ligure: il cardinale Mauro Piacenza, il cardinale Domenico Calcagno, perfino il giovanissimo Nicolò Anselmi, tutti in ruoli importanti della gerarchia vaticana, fino alla definizione non certo simpatica di un clan dei genovesi...

Coincidenze della storia o un particolare regia? Probabilmente l'importanza del crocevia genovese ha dipeso anche dal segno lasciato a Genova da un personaggio come Giuseppe Siri, vicinissimo al papa Pio XII, una figura forte, di impostazione tradizionalista, ma mai nel senso solo conservatore del termine. Fu il primo a tentare un dialogo con la chiesa in Russia, viaggiando in abiti quasi borghesi in Urss, fu anche, uno strenuo avversario del Concilo Vaticano II ( di molti dei suoi validi sostenitori genovesi, Lercaro, Guano, Costa), ma fu sicuramente molto vicino ai suoi preti, al suo clero e divenne un punto di riferimento per la città produttiva e industrial portuale, fino a quella mediazione importantissima nel 1987 tra D'Alessandro e Batini perchè il porto non diventasse un terreno di scontri troppo duri.

La Chiesa non apprezza le letture laiche del suo cosidetto “potere” e respinge le interpretazioni politiche sui suoi movimenti interni, che, invece, servono spesso agli osservatori, appunto laici, per cercare di capire, magari male, quanto avviene sotto i Cupoloni, nelle sacrestie e nelle cosidette “segrete stanze”.

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