CULTURA

L'oblio di Nietzsche tra i graffiti e l'incuria in Salita delle Battistine a Genova

mercoledý 04 febbraio 2015
L'oblio di Nietzsche tra i graffiti e l'incuria in Salita delle Battistine a Genova

GENOVA - Oggi salita delle Battistine a Genova è solo una strada mattonata, dissestata, piena di graffiti. Una zona che si popola di studenti nelle ore di punta. In passato ha ospitato Friedrich Nietzsche. Nella casa in salita delle Battistine, il filosofo scrisse alcune pagine dei manoscritti dello Zarathustra.

Era il novembre del 1880 quando vide Genova per la prima volta e cì passò l'inverno. Sono gli anni del decadentismo, anche in città si respira un clima nuovo, ma il filosofo tedesco non trovò un luogo in cui vivere, nulla sembrò soddisfarlo. Nonostante il terribile mal di testa che lo tormentava, riuscì a ultimare il Morgenröte, l'Aurora, la sua raccolta di aforismi sulla morale.

Con la stagione più calda tornò al nord, inaugurando una routine che seguì per quasi dieci anni: passava i suoi inverni tra Genova, il Tigullio e la Costa Azzurra e le estati a Sils Maria, cittadina dell'Alta Engadina, alla costante ricerca di un clima temperato che alleviasse i suoi dolori fisici e spirituali. Tornò a Genova nell'ottobre del 1881 e il 22 marzo scrisse all'amico Erwin Rohde: “Quando cammino sulle alture di Genova, ci sono momenti in cui avverto bagliori ed emozioni simili a quelle che sentì Colombo, forse negli stessi luoghi, lanciato verso il mare e il futuro”.

Passò qualche giorno a Genova anche nel novembre del 1882, dove ricevette la sua prima macchina da scrivere. Questo strumento gli avrebbe permesso di continuare a scrivere nonostante i problemi alla vista, quindi si mise in diretto contatto con i suoi inventori, i danesi della Hansen Writing Ball. La macchina gli fu consegnata in quei giorni dall'amico Paul Rée, ma Nietzsche non la utilizzò molto, la trovò difettosa e in seguito scoprì che aveva subito dei danni durante il trasporto verso l'Italia.

Alla fine di novembre partì per Santa Margherita e tornò a Genova solo nel febbraio dell'anno seguente. L'euforia degli ultimi due anni era svanita: gli restavano pochi amici, il suo malessere fisico peggiorava e, dopo essere stato respinto dall'amica Lou, cominciò la stesura del Così parlò Zarathustra. Si accentuava la sua alienazione, voleva nascondersi dal resto del mondo. In una lettera del 22 febbraio 1883, spedita da Rapallo, scrive all'amico Franz Overbeck: “Sabato partirò per Genova, lì il mio indirizzo sarà (per favore non darlo a nessuno): Genova (Italia), Salita delle Battistine 8 (interno 6)”.

Ancora a Genova nell'ottobre del 1883, si spostò subito a Nizza, dove passò l'inverno. L'ultimo lungo soggiorno in Liguria fu quello del 1886: nell'ottobre di quell'anno passò tre settimane all'albergo Kursaal Italia a Ruta, dove si era ritirato per scrivere. In seguito, l'albergo ha esposto una targa con il suo ritratto e una frase incisa in tedesco: “Qui abitò e scrisse il Prof. Dr. F. Nietzsche dal novembre 1888 al marzo 1889 e in febbraio e marzo 1890”, ma le date non corrispondevano alla realtà dei fatti e la targa sparì poco dopo la seconda guerra mondiale.

Attraversò Genova un'ultima volta nel 1888, da Nizza era partito per Torino, ma, ormai molto malato, fu costretto a una sosta, perciò si fermò a Sampierdarena. Tutta questa storia ha lasciato pochissime tracce: oggi salita delle Battistine è solo una mattonata dissestata che si popola di studenti nelle ore di punta, ma è anche la via che ha ospitato le giornate di un grande filosofo e ha visto scorrere le pagine dei manoscritti dello Zarathustra.  Genova, città di turismo e di cultura, è stata anche la città di Nietzsche, l'esaltatore della terra contro il cielo. E qualcuno dovrebbe ricordarlo più spesso. 

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