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Intervista di Primocanale al segretario della commissione Antimafia

Infiltrazioni mafiose nel tifo genoano, Di Lello: "Il Daspo per contrastare questi episodi va rivisto"

giovedì 20 aprile 2017

Il segretario della commissione Antimafia Marco Di Lello a Primocanale commenta i fatti relativi alle infiltrazioni malavitose nel tifo genoano: “Abbiamo fatto il focus sul Genoa, ma un po’ in tutta Italia stanno emergendo queste profonde criticità. Sulla curva rossoblu’ ci risultano devianze mafiose che vanno assolutamente combattute”. Il “caso” Genoa risale ai fatti del 2012 a seguito della sospensione del match cl Siena provocata da parte dell tifoseria ultrà rossoblu’. Di Lello parla anche delle responsabilità dei club: “Non mi piace generalizzare ma in Italia ci sono società che in qualche modo subiscono questi fatti e altre che invece cercano di opporsi. Cosa si può fare? La politica e lo sport devono fare fronte comune e forse rivedere il daspo che per queste derive risultano poco efficaci. Bisogna estirpare il bagarinaggio e nelle serie inferiori monitorare pesantemente il fenomeno delle scommesse”.


GENOVA - Il segretario della commissione Antimafia Marco Di Lello a Primocanale commenta i fatti relativi alla presenza malavitosa nel tifo genoano: “Abbiamo fatto il focus sul Genoa, ma un po’ in tutta Italia stanno emergendo queste profonde criticità. Sulla curva rossoblù ci risultano devianze mafiose che vanno assolutamente combattute”.

Di Lello aveva sollevato il caso in mattinata, dopo l'audizione del procuratore di Genova, Francesco Cozzi, che, secondo Di Lello, "ha confermato una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio. Le modalità di comportamento si avvicinano molto a quelle delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo anche ricevuto conferma di "rapporti promiscui" dei tifosi pregiudicati "con i calciatori".

Il procuratore Cozzi ha poi precisato che "non si tratta di infiltrazioni mafiose ma di atteggiamenti intimidatori di stampo mafioso". Fonti vicino alla procura di Genova in serata tendono anche a escludere dalla vicenda il coinmvolgimento diretto della società Genoa. Per quanto riguarda la Samp la situazione è più tranquilla, seppur non idilliaca. 

Il 'caso' Genoa risale ai fatti del 2012 a seguito della sospensione del match col Siena provocata da parte della tifoseria ultrà rossoblù. Di Lello parla anche delle responsabilità dei club: “Non mi piace generalizzare ma in Italia ci sono società che in qualche modo subiscono questi fatti e altre che invece cercano di opporsi. Cosa si può fare? La politica e lo sport devono fare fronte comune e forse rivedere il Daspo che per queste derive risultano poco efficaci. Bisogna estirpare il bagarinaggio e nelle serie inferiori monitorare pesantemente il fenomeno delle scommesse”.

Sui social i tifosi appaiono divisi tra chi si sente nel mirino, e si ritiene offeso, e chi invece considera l'intervento del procuratore l'occasione per "fare pulizia". Tra il Genoa ed una frangia dei suoi tifosi i rapporti però sono burrascosi da anni. Proprio in questi giorni sono scaduti i Daspo comminati dopo Genoa-Siena dell'aprile 2012 quando la parte più calda della tifoseria fece sospendere la partita invitando i giocatori a togliersi le magliette. Tra i fomentatori c'erano dei pregiudicati. Appena due settimane fa è stato lo stesso Enrico Preziosi a scagliarsi contro la tifoseria che lo aveva contestato con toni durissimi. "Quegli ultrà vanno cancellati dalla storia - aveva detto Preziosi - e sia ben chiaro sono pronto ad affrontarli in qualsiasi momento perché non mi fanno paura".

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