CRONACA

Continua l'occupazione, Confindustria: "Intervenga lo Stato"

Ilva: Fiom in corteo, istituzioni a Roma. E il Governo riconosce il caso Genova

mercoledý 08 novembre 2017



GENOVA - La promessa è che il tavolo sull'Ilva di Genova e sull'accordo di programma ci sarà. Di concreto ancora nulla, manca la data. Ma la mediazione di Regione e Comune a Roma, dopo il corteo della Fiom per le vie della città, ha prodotto una prima schiarita. In fabbrica l'occupazione prosegue. Anche perché ad alzare la tensione in giornata ci hanno pensato sia il ministro Calenda sia il presidente di Confindustria Boccia. Mentre un assist insperato potrebbe giungere dalla Commissione europea. 

Durante l'incontro con Toti, Bucci, gli assessori Rixi e Berrino e il presidente del porto Signorini, il ministro allo sviluppo economico ha ripetuto che i patti li considera validi e che presto arriverà la convocazione. Comunque non prima del 16 novembre, data del primo tavolo con tutti gli enti locali. Dopo questo giorno ci sarà una serie di incontri sui singoli stabilimenti, tra cui Cornigliano. Ma a chiederlo ad alta voce stavolta ci andrà anche il segretario della Fiom di Genova, Bruno Manganaro, che finora ha disertato la trattativa: "Il presidente mi ha chiesto di andare a Roma, e io ci andrò volentieri. Pensavo di averlo già detto chiaramente con lo sciopero e l'occupazione". 

E mentre la Regione si sforza di mediare, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, butta benzina sul fuoco: "La politica e l'attività sindacale dovrebbero avere il senso del limite - ha ripetuto durante un convegno in Puglia - oltre il quale c'è da farsi del male; lo abbiamo perso in Catalogna, lo abbiamo perso per Brexit e forse lo stiamo perdendo nel Paese. Prima che questo limite si superi e arrivi ad un punto di non ritorno i corpi intermedi dello Stato dovrebbero alzare le barriere. Noi per quello che ci riguarda lo faremo, prepareremo le nostre assise, parleremo chiaro".

"Boccia si deve vergognare. Il presidente ha rilasciato dichiarazioni circa fantomatici corpi intermedi dello Stato che dovrebbero intervenire sulla vicenda Ilva di Genova, nei fatti incitando un intervento della polizia. Si tratta di un fatto gravissimo del quale dovrà essere chiesto conto al presidente che, con questa frase, alza moltissimo il livello della tensione", risponde la Fiom Cgil di Genova in una nota nella quale definisce "inattese attenzioni di Boccia" per "gli operai dell'Ilva di Genova protagonisti da lunedì scorso di uno sciopero e di una mobilitazione in difesa del posto di lavoro e del futuro della siderurgia del Paese", afferma la Fiom genovese.

"Forse il presidente dal caldo dei suoi salotti non si rende conto di cosa vuol dire per degli operai lottare per il proprio futuro e per quello dei propri figli. Inoltre il Presidente, ignora o fa finta di non sapere, che l'Accordo di programma del 2005, unico strumento a garanzia del futuro di Cornigliano, è stato firmato anche da Confindustria", conclude la nota. 

Dal canto suo, il ministro Calenda non ha certo abbassato i toni. Sull'Ilva, ha detto durante l'evento di Confindustria, ci sono complessivamente "investimenti per 5,3 miliardi di euro". Ma "in quale altro Paese del mondo un investitore viene accolto in questo modo? E se questo succede non è anche perché qui permane una fortissima cultura anti-industriale, permane anzi aumenta il populismo istituzionale e talvolta sindacale, per cui non si accetta più di discutere sulla concretezza delle cose ma ci si ritira in un mondo di proclami e ricorsi". Il riferimento è soprattutto al ricorso della regione Puglia ma anche all'occupazione dello stabilimento Ilva di Genova mentre "il tavolo di trattativa è aperto". Questa "storia identica l'ho vissuta su Alitalia", ha aggiunto.

Intanto la Commissione europea ha avviato un'indagine approfondita per valutare il progetto di acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal alla luce del regolamento Ue sulle concentrazioni. La Commissione teme che l'operazione possa ridurre la concorrenza sul mercato dei prodotti piatti di acciaio al carbonio. In particolare, teme che come conseguenza dell'operazione i clienti, soprattutto in Europa meridionale, si troverebbero esposti ad un aumento dei prezzi.

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