IL COMMENTO

Errori epocali, nella prospettiva dell'inquinamento e del traffico

Il tram chiamato desiderio e la metropolitana cuc¨

di Franco Manzitti

martedý 09 febbraio 2016



E' tutto cominciato, oppure finito, nel 1964 quando da Genova sparì l'ultimo tram, precisamente dalla galleria della Certosa. Chi l'avrebbe detto che togliere le rotaie era un errore madornale e rinunciare per sempre al tramway, che in genovese si diceva tramvai, era un errore imperdonabile, che poi poi lo si sarebbe ripetuto, salvo ripensarci, quando cancellarono i filobus?

Errori epocali, nella prospettiva dell'inquinamento e del traffico, che sarebbe esploso in un delirio di gas venefici, nei ruggenti anni Sessanta e Settanta, quando si diceva che la città viaggiava verso il milione di abitanti e intanto viaggiava verso il boom automobilistico. Ma quali tram - pensarono i nostri strateghi del traffico, all' epoca di quel boom automobilistico - quando in quattro e quattr'otto si costruivano la Sopraelevata e la Pedemontana?

Il bus con il filo e poi senza e il Celere, come si chiamava quello che viaggiava ancora più rapido, si impossessavano delle linee dell' Uite, che stava diventando la municipalizzata AMT. Forse tutti i mali sono proprio cominciati, proprio quando l'ultimo tram è sparito e l'Amt è diventata la mamma del trasporto pubblico genovese, della sua massima potenza, poi del suo declino e poi del suo crescente, inarrestabile deficit.

I tram erano silenziosi, scampanellavano solo, non inquinavano e erano frequenti e puntuali, coprivano la città e li si aspettava, come si aspetta un amico. Li avessero lasciati con le loro belle rotaie, saremmo come una piccola San Francisco e avremmo tram come il leggendario “28” di Lisbona, che sale e scende per i colli lusitani e da solo vale come una super promozione turistica.

Avessimo un tram 28 genovese, che sale al Righi da Manin e scende a Oregina, lo venderemmo in tutto il mondo, invece abbiamo il bus 36 che sbuffa per via Assarotti e ancora grazie. Quando levarono le rotaie dalla galleria della Certosa non poterono sostituire l'ultimo tram con un bus, perchè era troppo stretta e poi, qualche decennio dopo, quel tunnel divenne il primo pezzo della metropolitana.

La chiamavamo per scherzo, sui giornali dell'epoca, “metropolitana cucù”, perchè entrava e usciva dalla galleria, faceva poca altra strada e poi rientrava. Proprio come l'uccellino che sbuca dall'orologio e fa cucù per ritmare le ore. Trenta anni dopo e sette sindaci dopo (li elenchiamo per precisione cronistica: Campart, Merlo, Burlando, Sansa, Pericu, Vincenzi, Doria), quel metrò misura poco più di sette chilometri.....un chilometro a sindaco! Non è cresciuto poi tanto quel cucù, che è riuscito a collegare poco più delle due stazione di Brignole e Principe.

Eppure gli strateghi del traffico cittadino, che pensavano a Genova e al suo trasporto pubblico, negli anni “buoni”, avrebbero avuto nella metropolitana la soluzione più facile, con tutte le gallerie che ci sono e con quelle due vallate di Polcevera e Bisagno, perpendicolari alla costa, per togliere Genova dal suo isolamento interno.

Invece il Metrò cucù è diventato metrò lumaca e ora, per consolarci dal disastro del pubblico trasporto di linee tagliate, di bilanci ko, fantastichiamo con le ovovie, le seggiovie, le cabinovie a Erzelli e in Valbisagno, perfino le funivie dal Porto Antico a Forte Begato... Ridateci qualche rotaia, copiate non solo Lisbona e San Francisco, che quelle sono cartoline, ma Roma e Nizza, dove i tram jumbo non sono un desiderio, ma la realtà.

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