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Il Terzo Valico 'depotenziato'. L'incubo delle talpe sepolte

di Franco Manzitti

sabato 13 gennaio 2018
Il Terzo Valico 'depotenziato'. L'incubo delle talpe sepolte

 Lo scenario è impressionante nel più grande cantiere italiano aperto negli anni Duemila: quello dei lavori per realizzare il Terzo Valico con la galleria più lunga che mai sia stata costruita in Italia, 27 chilometri nella pancia dell’Appennino, tra i Giovi e Novi Ligure.

La Talpa “Daniela”, un bestione lungo trecento metri, appena partita da Ca di Mero, località Arquata Scrivia, quasi nove metri di diametro della sua “punta”, giace morta nel tunnel appena incominciato, uno degli otto fori che stanno bucando i monti per realizzare la grande linea ferroviaria. Doveva “bucare” il terreno verso Novi Ligure, come sta facendo “Paola”, l’altra talpa TBM partita nell’ottobre 2016, che ha già scavato quasi 3 chilometri nella galleria di valico, quella lunga 27 chilometri.

Non un anima si muove intorno ai venti fronti si scavo che bucherellano i momti e le valli tra Genova e Novi Ligure. Non intravvedi nessuno nei cantieri e nei villaggi di supporto, che sono nati in questi anni e che entro il 2021-2022 avrebbero dovuto costruire la Grande Opera, che avrebbe liberato Genova dall’isolamento e collegato velocemente la Superba con il suo hinterland padano piemontese-lombardo.

Si sono svuotati i paesi che stavano vivendo una nuova vita con l’invasione dei cantieri e sopratutto con la presenza dei quasi 3 mila lavoratori, operai, tecnici, quadri impiegatizi ,che avevano fatto di questa fetta di territorio tra Liguria e Piemonte la loro base di lavoro.

Un silenzio irreale regna nella val di Lemme, dove si era aperto il famoso foro pilota, l’inizio di tutto, poi abbandonato per anni e anni fino a quando tutto era ripartito dopo il 2010 con la grande spinta e il finanziamento, uno dopo l’altro, dei sei lotti costitutivi in cui era divisa l’opera.

Tutto fermo e silenzioso, tutto ad arrugginire nella pancia ferma dell’Appennino con le potenziali sei Talpe da estrarre chissà come dal ventre delle colline, i buchi inutili, le vie d’uscita scavate per niente. E tutto questo, mentre su, verso il Nord padano, i lavori di quadruplicazione della linea ferroviaria tra Tortona e Milano stavano per essere conclusi. Tutto questo mentre le autorità elvetiche strepitavano sconcertate: “Ma come, noi abbiamo bucato le Alpi con gallerie lunghe decine di chilometri per realizzare il corridoio europeo tra Rotterdam e Genova e Lisbona e voi vi fermate? Cosa abbiamo lavorato a fare?”

E giù a Sud il collasso, intorno al porto di Genova, dove i container in arrivo nella piattaforma ligure sono diventati più di tre milioni e non sanno dove metterli. “Chiuderemo il porto,, non c’è scelta”_ annunciano sconvolti i responsabili del Vte di Voltri e dei terminal di Sampierdarena. “

Le altre vie di comunicazione per smalttire il grande traffico di banchina non reggono assolutamente questo volume. Le grandi navi da 400 metri in arrivo da Oriente girano la prua altrove con il loro carico di merce.

Tutto questo sembra un incubo, da Genova 2022 o 2025 o forse anche prima, uno scenario apocalittico della possibile più grande incompiuta nella storia italiana. Altro che cattedrale nel deserto!

Invece è solo quello che succederà domani se il Terzo Valico fosse “depotenziato” e bloccato secondo quello che con un certo coraggio, ma anche un po’ di approssimazione l’onorevole Luigi Di Maio, candidato premier per i 5Stelle è venuto ad annunciare proprio ai microfono e alle telecamere di Primocanale.

Genovesi, e non solo meditate, meditate sul depotenziamento e sulla decrescita felice.

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