politica

Il commento
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Lunedì alle 17 su www.primocanale.it e alle 21 su Primocanale nel corso della puntata speciale della mia trasmissione, Macaia, ci sarà il primo confronto fra tre candidati-sindaco alle prossime elezioni comunali di Genova. Sarà un confronto che avrà come cuore principale i temi e le domande che centinaia di genovesi hanno proposto nel corso della nostra rubrica itinerante dedicata ai bisogni e alle necessità di Genova. Il titolo ambizioso è “Il programma del sindaco lo facciamo noi”, dove “noi” è noi genovesi, tutti insieme. Noi che Genova la viviamo tutti i giorni e in tutti i quartieri.

Ma sarà anche l’occasione per chiedere a Marco Bucci, centrodestra, Gianni Crivello, centrosinistra e Luca Pirondini, Cinquestelle, quale sia la loro Idea di città.

Leggevo oggi su Il Secolo XIX l’ottimo reportage di Mattia Feltri su Milano dove emergono alcune peculiarità che ci devono fare riflettere molto e devono soprattutto far riflettere i candidati. Milano è ormai una delle quattro capitali europee perché ha puntato sue due filoni: l’interconnessione e l’iniziativa di una società unita.

Non entro nel campo dell’interconnessione, ma mi piace sottolineare quello della “forza” di una società compatta, nonostante differenze politiche e di ruoli.

L’esempio più determinante che emerge dalle interviste di Feltri è quello del viaggio a Londra del sindaco Sala (centrosinistra) e del governatore Maroni (centrodestra) per conquistare alla capitale lombarda la prestigiosa Agenzia europea del Farmaco. La sede milanese porterebbe capitali, ricerca, posti di lavoro e diventerebbe un volano economico incredibile non solo per la Lombardia. Due politici diversi, uniti da un unico obbiettivo. E poi imprenditori e uomini della cultura, politici e manager. A Milano si sta muovendo tutto “insieme”, mai emergono contrasti invidiosi, veti incrociati, sgambetti o peggio la nefasta filosofia del “blocco dell’iniziativa dell’Altro”.

Interconnessione e massa critica hanno acceso i motori della città. Pubblico e privato per creare presidi sanitari d’eccellenza (senza freni di sciocca vetero-ideologia dove il pubblico è bello e il privato è marcio). Pubblico e privato per i trasporti, l’edilizia, la cultura. Imprenditori che si mettono insieme anche se diversissimi, come i politici.

Ma c’è un avvertimento che deve fare riflettere Genova. Questa volta non è che stare a centocinquanta chilometri da Milano determini “naturalmente” una ripresa per il solo fatto di stare vicini o di avere il mare. Ci vuole qualche cosa di più.

Se la società genovese non capisce questo, se non lo capisce la politica e se i candidati polemizzeranno solo sulle differenze stilistiche tra di loro, non serviranno né treni veloci, né terzo valico per agganciarci all’area lombarda. Loro cresceranno, noi resteremo la piccola provincia arroccata, chiusa dagli Appennini e da un magnifico sistema di fortificazioni napoleoniche, bagnata dal mare, ma con una società di piccole tribù belligeranti e mugugnone destinate a spegnersi.

Qualunque sindaco sarà eletto a Genova la necessità è che lavori in partnership con il governatore ligure, con gli imprenditori, con i manager. Ecco perché è indispensabile una Idea di città condivisa su cui fare davvero fronte comune.