CULTURA

L'amarezza di Sergio Rossi e la maglietta della frustrazione

Il cucinosofo: "Solo discorsi, nessun progetto per l'entroterra. Serve una rivoluzione"

giovedý 29 novembre 2018



GENOVA - Cosa lascia l'ultima puntata di Viaggio in Liguria? "La constatazione che non esista un piano per l'entroterra". Lo dice in conclusione di trasmissione il cucinosofo Sergio Rossi, profondo studioso dei territori montani e riferimento del programma di Primocanale in onda ogni mercoledì alle 21. 

L'affermazione, senza giri di parole nei confronti di una politica che promette e non mantiene, giunge dopo una serata di focus sull'isolomaneto dei sindaci in caso di allerta meteo, ma anche su temi legati alla pulizia dei rivi, cura dei boschi, gestione della legna. Tutto in una settimana avviata dalla chiamata a Roma di migliaia di sindaci da parte di Poste Italiane che hanno assicurato: "Da oggi non chiuderemo più alcun ufficio postale". Peccato che l'ultimo biennio in Liguria sia coinciso con chiusure in serie, ridimensionamento dell'attività e consegna della posta a giorni alterni: "Sa tanto di presa in giro, serve una rivoluzione culturale" conclude Sergio Rossi. 

La sintesi del pensiero del cucinosofo, affiancato da Valentina Scarnecchia e dalcomico Daniele Raco, viene sintetizzata dalla maglietta che indossa e richiama l'editoriale di Primocanale proprio su Poste: chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati

Più esteso, il concetto fa rima con il sedere di un bue in cui sono raffigurati i servizi minimi non più garantiti per chi vive nell'interno: banche, poste, banda larga, trasporti, botteghe. 

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