cronaca

Genovesi solidali coi produttori sull'orlo del collasso
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Da Genova e dal suo entroterra è partita la rivolta, ora Parmalat alza gli scudi e corre ai ripari. Con un post sulla pagina Facebook, l'azienda proprietaria del marchio Latte Oro, a sua volta controllata dalla francese Lactalis, mette nel mirino le 'polemiche mediatiche' e i 'continui attacchi infondati', che a suo dire penalizzano i consumi di latte.

La multinazionale dei latticini ha preferito rinunciare al latte genuino dell'entroterra ligure per rivolgersi a mercati più economici: Romania, Francia, Cina. Per ora si affrettano a smentire: “Il nostro latte? 100% italiano”, si legge ancora su Facebook. Cristina Lodi, commissario alle attività produttive della Città Metropolitana, contrattacca: "È una difesa dell'ultima ora, giusto per non dire che andavano a cercare latte nei paesi dell'Est. Questo pone il problema di ciò che poi finisce sulle nostre tavole".

"Sono in molti a pensare che la proposta capestro di Lactalis sia stata solo un pretesto per non rinnovare l'intesa", ha commentato invece il Senatore Maurizio Rossi (Liguria Civica). "Il mancato accordo genera grandi quantità di latte prodotto nelle nostre valli invenduto e sprecato - ha aggiunto Rossi - e rischia di mettere in ginocchio l'intera economia del comparto ligure".

Di certo c'è che gli allevatori delle vallate genovesi, sessanta aziende riunite in cooperativa, il latte lo stanno usando come concime nei prati, perché il contratto per venderlo alla Parmalat non esiste più. Non è stato rinnovato. Ridicola, dicono loro, la cifra proposta per acquistare la produzione, appena 20 centesimi al litro, nemmeno sufficienti a coprire le spese di gestione. Così diventa impossibile sopravvivere con quello che per molti non è solo un duro lavoro, ma una grande passione.

Il caso latte genovese ha fatto scatenare il popolo del web, dove continua la campagna di boicottaggio contro Parmalat. A favore c'è pure Don Valentino Porcile, prete di barricata ben noto a Genova, "un modo democratico per ragionare", ha detto.

Sulla pagina Facebook di Primocanale – e non solo – piovono i commenti in tal senso. “Boicottare il latte Oro e comprare il latte alla spina ligure”, dice Armando. “Io sono per boicottare i prodotti poi direi ai produttori di latte di dotarsi di distributori of are vendita diretta o portare comunque in piazza il loro latte”, continua Liuba. E ancora: “Il latte cinese lo bevano i francesi”. E poi c'è Fulvio, schiettissimo anche nella lingua: “Boicottare Parmalat. Ciutòsto me fasso un cappussin inte un bar”. Un'ondata di commenti anche sotto il post sulla pagina dell'azienda: “Se boicottate i lavoratori e il latte italiano, noi boicottiamo voi”, è il concetto che va per la maggiore.

A stupire, poi, è la quantità di persone che chiedono un'estensione della rete di distributori automatici di latte a km zero. C'è chi propone di metterli nei supermercati, nelle piazze, dai benzinai, nelle farmacie, nei bar, insomma praticamente ovunque. Uno sforzo auspicato anche da istituzioni e associazioni di categoria. Tra le voci autorevoli raccolte a Primocanale c'è anche Antonio Graniero, segretario generale Cisl Liguria

Dalle stalle dei monti liguri, intanto, è partito l'appello: “Trovare subito una via d'uscita o qui si chiude in fretta”. Le istituzioni hanno parlato di grave danno all'economia di un intero territorio. Ecco, allora, una prima 'soluzione tampone', termine usato dall'assessore regionale Mai per annunciare che il Caseificio Pugliese, con sede in provincia di Torino, ha intenzione di acquistare il latte dell'entroterra genovese. L'accordo sarà formalizzato a breve.

Intanto, l'azienda Latte Alberti regala una speranza a due aziende agricole di Rossiglione. Nello stabilimento di Pontedassio arriveranno infatti 20 quintali di media al giorno di latte dai due allevamenti.

Alcuni parlamentari liguri si sono già mossi per chiedere un intervento del Governo, e l'eurodeputata del Pd Renata Briano ha chiesto alla Commissione europea di trovare misure a tutela degli allevatori rimasti in ginocchio. Il Gruppo consiliare del Pd ligure ha invece depositato un’interrogazione con risposta immediata – primo firmatario Pippo Rossetti - per sollecitare la Giunta regionale a mettere in atto azioni concrete e soluzioni. A livelli inferiori si sono mossi molti piccoli comuni, come Sant'Olcese e Rossiglione, il municipio genovese della Valpolcevera e tantissimi cittadini che stanno facendo rete sui social per sostenere un prodotto ligure, tracciabile e sicuro. Una battaglia trasversale, senza colori. Semmai, solo il bianco del latte.

Per onor di cronaca, c'è anche chi fa notare che boicottare i prodotti Parmalat significherebbe anche mandare a casa le decine di persone che ogni giorno li distribuiscono. Tutto vero, anche se tanti utenti confessano che il boicottaggio lo mettono in pratica da quanto ha chiuso la centrale del latte di Genova. Forse è anche per questo, e non per colpa della stampa, che Parmalat lamenta un calo nei consumi di latte?