IL COMMENTO

Spicchi d'aglio

I “fighetti” di corso Italia e i “trombati” di Galleria Mazzini

di Mario Paternostro

domenica 24 gennaio 2016
I “fighetti” di corso Italia e i “trombati” di Galleria Mazzini

Il Comune di Genova ha partecipato (o organizzato?) una manifestazione insieme agli abitanti delle zone della città allagate dal Fereggiano contro il ricorso di nove cittadini di corso Italia (etichettati e indicati al pubblico ludibrio come “ricchi e albarini”) che tentavano di difendersi dall’orribile costruzione realizzata per il cantiere del mini-scolmatore. Pessima decisione stigmatizzata solo da Alice Salvatore capogruppo di M5S in Regione.

Che lo scolmatore vada fatto mi pare indiscutibile. La vergogna e la colpa è di quegli amministratori civici che per trent’anni non hanno fatto niente.

La verità è che i Nove non si fidano dei cantieri del Comune, temono che il manufatto, costruito senza dare la ben che minima informazione (mi dicono che fosse illustrato sul sito di Palazzo Tursi) rimanga in piedi anche alla fine dei lavori. E non hanno torto.

Oggi noi vogliamo segnalare l’impalcatura di tubi di ferro che imprigiona l’ingresso di Galleria Mazzini verso la Prefettura. Ebbene tale orrendo manufatto festeggerà a aprile i dieci anni di permanenza nel cuore elegante della città. Via Roma, la Prefettura, il Carlo Felice, Galleria Mazzini e l’anziana schifezza.

Tale mostruosità ormai è piena di calcinacci storici (reperti da archeologo) e di pantegane equilibriste che passeggiano sui tubi in lieta sospensione: sotto, un bar e una tavola calda.

Un maligno mi sussurra (ma io non ci credo!) che non lo tolgono perché il Comune non ha i soldi per farlo. Quindi l’impalcatura resterebbe lì, in attesa di tempi migliori, come quella abominevole che da un po’ di anni fa lo stesso sopra e sotto il ponte di piazza Manin, quello che collega la parte bassa con la stazione della Ferrovia di Casella (chiusa).

Capite dunque perché i Nove monatti, albarini e dunque per questo ricchi e magari aggiungerei, fighetti, hanno fatto ricorso. Sacrosanto diritto che nessuna manifestazione popolare democratica può cancellare. Nemmeno se sponsorizzata dalla giunta di sinistra.

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