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Due morti tragiche sulle strade: Genova è una città pericolosa?

di Franco Manzitti

martedì 12 settembre 2017
Due morti tragiche sulle strade: Genova è una città pericolosa?

Muore un ragazzo di venti anni, Niccolò, con tutta la vita davanti, schiantandosi con la sua moto contro un Suv in una delle strade più veloci del quartiere di Albaro. Muore Chiara, una madre di famiglia con quattro figli, trascinata da un bus, che forse aveva i freni rotti, in uno degli incroci più complicati della città a Brignole.

Sono grandi tragedie, quasi insopportabili per le famiglie che le affrontano, famiglie note e questo aumenta l'eco delle sciagure, una a pochi giorni dall'altra, al rientro dalle vacanze estive. Ma non è certo solo perchè il giovane Niccolò si chiamava Gattorno e la giovane madre Chiara si chiamava Costa della grande famiglia che queste sciagure lasciano una scia così dolorosa e tanti interrogativi sulle cause che le hanno provocate.

Le tragedie si susseguono quasi ogni giorno in ogni parte della città.

Genova è diventata una città così pericolosa nella sua circolazione? Non ha grandi problemi di traffico, ma ha una vera invasione di due ruote, forse una delle città al mondo con più motocicli in rapporto alla popolazione. Genova ha un parco di bus pubblici tra i più vecchi e malridotti. Si rompono continuamente, sono la conseguenza della pessima gestione dell'Amt, un carrozzone che nessun amministratore riesce a governare.

Le moto sono dappertutto, ora si devono inventare nuovi posteggi perchè la città non ne contiene più. I bus arrancano e non passa un giorno che non se ne fermi uno, in una nuvola di fumo. Sono emergenze che vanno affrontate e le tragiche morti sottolineano come non si può aspettare di piangere. Qualcosa si può sempre fare.

Qualche tempo fa, quando gli incidenti sulla Sopraelevata erano frequenti e letali, sopratutto per le moto, fu deciso di piazzare il tutor e di punire severanente i trasgressori. E' stato fatto e ora il bilancio degli incidenti è nettamente calato.

Molti anni prima la tragica fine di una ragazza dell'età di Niccolò, caduta dalla moto a Genova e morta per le ferite al capo, scatenò la battaglia per rendere il casco obbligatorio, che il padre di quella ragazza, l'avvocato Enrico Mazier, condusse con una determinazione assololuta fino a vincerla anche contro le case di produzione dei motocicli che erano inizialmente contrarie. Ora il casco è perfino diventato un business...

Allora è chiaro che non si può fermare il traffico e pilotarlo dall'alto per impedire le sciagure, ma qualcosa si può fare. Far limitare la velocità nei punti più pericolosi con i mezzi che oggi la nuova tecnologia ci suggerisce. Far circolare mezzi pubblici sicuri. Ridisegnare la circolazione, magari tenendo più lontani i bus dalle moto. “Studiare” i punti pericolosi e imporre segnaletiche più severe, usando il nuovo codice della strada e le sue sanzioni.

Solo facendo qualcosa in qualche modo i dolori e i lutti che oramai sono quotidiani possono essere in qualche modo attutiti, non certo cancellati.

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