PORTI E LOGISTICA

Firme false per fare prima: cosė imbrogliavano le Dogane

Container radioattivi, controlli truccati: oltre 1300 casi a Genova, due arresti

martedė 24 ottobre 2017
Container radioattivi, controlli truccati: oltre 1300 casi a Genova, due arresti

GENOVA -  Era un po' come barare sulle revisioni delle auto. Gli esperti incaricati dagli spedizionieri falsificavano i documenti e così risparmiavano tempo. I funzionari delle Dogane, imbrogliati a loro volta, davano il via libera per l'importazione. In questo modo, da aprile 2016 a oggi, sono entrati nel porto di Genova 1.305 container contenenti materiale ferroso, mai controllati e quindi, in teoria, potenzialmente radioattivi. Otto le persone accusate di falso ideologico per induzione, di cui due agli arresti domiciliari nell'operazione condotta dal Noe (Nucleo operativo ecologico) dei Carabinieri di Genova.

L'operatore qualificato finito in manette è il fisico 53enne Vittorio Tamburini, fondatore della Navtec Srl, mentre il misuratore addetto ai controlli era Antonio Carannante. I due, grazie alla complicità degli impiegati delle ditte di spedizioni, erano riusciti ad affinare ulteriormente la tecnica usata già nel 2014 dalla Dp Servizi di Genova, finita nel mirino dei militari. A guadagnarci erano tutti: gli spedizionieri accorciavano i tempi e la ditta incaricata incassava il suo compenso senza faticare.

I container partivano soprattutto dal Nord Africa e arrivavano sulle banchine del Psa e dei terminal Sech e Spinelli. Al loro interno c'era materiale ferroso di scarto, destinato agli impianti siderurgici del Nord Italia. Materiale che, secondo le norme vigenti, va sottoposto a controlli radiometrici obbligatori. Tamburini, in pratica, non faceva nulla: era il suo misuratore a compilare i certificati con dati di fantasia, poi li timbrava col proprio nome e di volta in volta falsificava la firma dell'operatore qualificato, proprio con l'obiettivo di eludere le ispezioni. Gli ignari funzionari, infine, emettevano le bollette di sdoganamento.

Ma quei container, più di 1.300 in poco più di un anno, non avevano mai passato alcun controllo. E nessuno può garantire che non nascondessero davvero materiale radioattivo. "È già la seconda volta che scopriamo questo meccanismo. Ricordiamo che è in gioco la salute pubblica - ammonisce il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - quindi auspichiamo che l'Autorità portuale controlli il rispetto delle leggi".

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