SALUTE E MEDICINA

La domanda di Dica 33

Come si può riconoscere la mononucleosi?

di Giovanni Cassola

mercoledì 14 marzo 2018
Come si può riconoscere la mononucleosi?

GENOVA - Come si può riconoscere la mononucleosi?

Andrea, Cogoleto

Risponde il dottor Giovanni Cassola, direttore S.C. Malattie Infettive del Galliera.

La mononucleosi infettiva è una malattia causata dal virus EBV (Epstein Barr), contagiosa tramite la saliva, tanto che è detta anche malattia del bacio. La malattia si manifesta con febbre che può anche essere elevata, dolori muscolari, malessere, cefalea. Di solito si ha tumefazione dei linfonodi del collo, ma anche delle altre sedi (ascelle, inguini). Inoltre vi è una infiammazione delle tonsille e del faringe, anche di entità notevole, con possibile difficoltà nella deglutizione e nel parlare, che spesso determina una voce caratteristica, nasale. L’orofaringe può essere ricoperto da una membrana biancastra, piuttosto caratteristica. Sono molto comuni anche un aumento di volume della milza e del fegato, soprattutto nel bambino. Può manifestarsi anche un esantema maculo papuloso, diffuso. Vi può essere comunque una grande variabilità nella presenza e nell’intensità dei sintomi.

La diagnosi, oltre alla evidenza del quadro clinico, viene confermata con esami di laboratorio che mostrano aumento dei globuli bianchi (leucocitosi) con alterazione della formula leucocitaria: diminuzione dei neutrofili, aumento dei linfociti e dei monociti (fino al 50-60%) e presenza in circolo dei linfociti atipici (10-20%). È possibile l’accertamento sierologico mediante la ricerca di anticorpi contro il virus EBV: quelli di tipo IgM sono già presenti nella fase acuta. Il riscontro di anticorpi di tipo IgG dimostra pregressa infezione. Molte persone hanno tali anticorpi in assenza di malattia, perché l’infezione può decorrere in maniera silente, senza sintomi. Sia nella malattia acuta sia nel riscontro casuale l’esame non va più ripetuto perché la situazione sierologica rimane stabile. Vi può essere anche aumento delle transaminasi, fino a vere e proprie epatiti.

Non esiste una terapia causale, attiva contro il virus; sono indicati solo sintomatici per la febbre e per il malessere. Il paracetamolo può essere una valida scelta. Gli antibiotici non hanno efficacia contro i virus e vanno evitati, in particolare l’amoxicillina o analoghi, per il maggior rischio di esantema. I corticosteroidi non dovrebbero essere mai usati, salvo casi gravi di edema delle alte vie respiratorie.

Il decorso è molto variabile, ma può essere anche di qualche settimana, con persistenza prolungata di astenia. Si raccomanda di evitare attività sportiva o con rischi di traumi per almeno due mesi".


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