IL COMMENTO

Gli scenari possibili a seconda di chi vince

Come la scelta di Genova segnerà la politica di settembre

di Mario Paternostro

giovedì 08 giugno 2017
Come la scelta di Genova segnerà la politica di settembre

La scelta politica di Genova, l’11 giugno e, probabilmente, al ballottaggio del 25 giugno segnerà sicuramente le futura politica nazionale, sia che vinca o perda l’uno, l’altro o il terzo. Lo vedremo a settembre e forse anche prima.

Una vittoria di Crivello, candidato ex Sel, oggi indipendente a capo di una compagine più spostata a sinistra che al centro (“Certamente – ha sottolineato il vero leader della sinistra genovese, Pierluigi Bersani - non di quelli che vogliono andare con la destra”), dove dentro ci sta anche un Pd genovese diventato renziano solo perché i bersanian-d’alemiani se ne sono andati via facendo lo scisma due anni prima dei “nazionali”, rafforzerebbe coloro che vorrebbero un Pd che decide di stare davvero “più di là che di qua”. E segnerebbe una sconfitta per Renzi, anche se il segretario fino a oggi ha fatto di tutto per non avere niente a che spartire con la scelta del candidato dei dirigenti genovesi.

Se vince Bucci è la vittoria netta del governatore della Liguria, Giovanni Toti. Vittoria “nazionale” perché sarebbe la palese dimostrazione che la antica alleanza tra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia è l’unica formula che potrebbe ridare ossigeno al centro destra. Toti, almeno sulla carta post-elettorale, potrebbe meritare il ruolo di leader nazionale del dopo Berlusconi, alla faccia dei vetusti notabili che stanno tentando di riaccreditarsi ad Arcore, dove, invece, il Cavaliere non perde occasione per affermare che lui vuole lanciare giovani.

Se vince Pirondini, smentendo quelli che sperano in una deflagrazione del M5S causata dai dissidi clamorosi scoppiati, guarda un po’, proprio a Genova, sarebbe la conferma che Grillo comanda sempre e nonostante tutto e tutti e che la linea lanciata a Genova del “fidatevi di me” funziona benissimo. E che i Cinquestelle possono assicurarsi di avere occupato saldamente gli spazi del malcontento generalizzato, di destra e di sinistra, ma anche e soprattutto di centro. Il misterioso “centro” che non si sa più che fine ha fatto, almeno in quanto a tessere e appartenenze. E che in tanti continuano a cercare.

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