CRONACA

L'indagine si conclusa con 5 arresti e 9 indagati

Civitas, vendita low cost del palazzo ex 'Enaip': tra gli arrestati anche l'ex calciatore Bresciani

sabato 10 settembre 2016
Civitas, vendita low cost del palazzo ex 'Enaip': tra gli arrestati anche l'ex calciatore Bresciani

VENTIMIGLIA - C'è anche l'ex calciatore del Bologna Giorgio Bresciani tra le cinque persone arrestate nell'ambito di un'indagine della Procura di Imperia sulla vendita sotto costo di un immobile ex 'Enaip' appartenente a Civitas, la società patrimoniale del Comune di Ventimiglia.

Bresciani, conosciuto a Bologna per aver segnato il gol che nel 1996 riportò la squadra in serie A, è coinvolto nell'nchiesta per truffa e turbata libertà di scelta del contraente, ed è stato portato nel carcere della Dozza dalla Guardia di Finanza. "E' un provvedimento folle e spropositato", ha commentato il suo difensore, Fabio Recchia.

L'indagine della Gdf di Imperia, coordinata dai pm Alessandro Bogliolo e Francesca Sussarellu, si è conclusa con 5 arresti e 9 indagati. Tra gli arrestati c'è anche un commercialista, Massimo Fruschelli, di Siena, liquidatore della Civitas. Gli altri arrestati e gli indagati sono piccoli imprenditori che vivono in Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Campania e sono accusati di aver creato società fittizie. Le ipotesi di reato contestate vanno dalla turbata libertà di scelta del contraente (ex turbativa d'asta), al falso e peculato.

Secondo l'accusa, l'immobile Civitas sarebbe stato venduto a un privato (che non è indagato) al prezzo di 550mila euro, anziché 1 milione e 80mila euro, e il denaro ricavato sarebbe stato spartito tra gli indagati, anziché essere consegnato al Comune, grazie a una serie di falsi rimborsi, false fatturazioni e altri stratagemmi finanziari.

Gli investigatori ritengono che alla base della vendita sotto costo possa esserci una falsa perizia effettuata dopo l'alienazione. I cinque arrestati, in particolare, sono accusati di aver creato una società fittizia, con sede a Roma, a cui era stato affidato il compito di redigere una falsa perizia estimativa dell' immobile, sceso a 680mila euro, dopo due aste andate deserte. Perizia firmata da un geometra toscano senza aver mai visionato l'immobile e in data successiva alla vendita dello stabile.

Questo stratagemma ha consentito al liquidatore di giustificare formalmente sia la vendita ad un prezzo nettamente inferiore a quello reale sia l'effettuazione di una serie di pagamenti a favore di persone fisiche e giuridiche appartenenti al sodalizio criminoso, per quasi 321mila euro. A tale scopo il liquidatore avrebbe prodotto anche falsi verbali di assemblea dei soci con i quali venivano approvate altre uscite dalle casse pubbliche, autorizzando pagamenti a proprio favore o a favore del proprio studio commercialistico per attività mai svolte.

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