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Chissą se Burian gelerą una campagna elettorale cosģ lontana dai bisogni dei territori

di Mario Paternostro

martedģ 27 febbraio 2018
Chissą se Burian gelerą una campagna elettorale cosģ lontana dai bisogni dei territori

Burian infuria, gela l'Italia, devasta la rete ferroviaria nazionale, la super veloce che, per il suo sfrecciare dondolando, ha riempito di neve scambi e giunture, mette in luce col suo nitido biancore le falle infrastrutturali del nostro Paese e congela la più incredibilmentburiane brutta campagna elettorale della storia nazionale, dal dopoguerra.

Non che le campagne elettorali in genere siano una stagione da ricordare. Ma almeno una volta si parlava di cose serie. Come i treni, le autostrade, che tentano da una settantina di anni di unificare uno Stivale mai così diviso, astioso e vendicativo.

I temi locali che nella campagna dovrebbero essere prerogativa dei candidati che chiedono voti per portare a Roma le voci di un territorio, sono scomparsi, sovrastati da due mastodontici dilemmi: come tagliare le tasse e che cosa fare con i migranti.

Temi che si possono anche declinare in Liguria, ma che rischiano di annullare alcune questioni nostre che anche un voto nazionale deve segnalare e affrontare perché rientrano in progetti di caratura nazionale.

La domanda più inevasa dai candidati liguri è: se fosse eletto/a che cosa si impegna a fare per la Liguria? Non si tratta di campanilismo di maniera e nemmeno di provincialismo. Qui avremmo voluto sentire trattare con proposte i temi dei porti e del ruolo di quelli liguri, Genova in testa, nel panorama nazionale. Delle infrastrutture, ferrovie e autostrade, che non sono una questioncella risolvibile tra Serravalle e Bolzaneto o dalle parti di Imperia o La Spezia, ma nodi che collegano o scollegano un'area geograficamente strategica con il centro dell'Europa.

Di lavoro si è parlato in modo generico per non dire della sanità che, nazionalmente e senza una seria politica di investimenti e risparmi e senza una strategia di uguaglianza tra i territori, potrebbe diventare nei prossimi mesi un pericoloso detonatore di disagi sociali.

Niente. Tutto ha ruotato istericamente sulle obbligate (ma è proprio così?) alleanze del 5 marzo in poi. Su presunti inciuci sistematicamente smentiti dai protagonisti, su innaturali aperture tra chi detesta l'Europa e chi di queste radici ne fa una prospettiva salvifica, su soluzioni irrealizzabili per affrontare la questione delle migrazioni.

Burian è entrato in Liguria infischiandosene dell'assenza di un Terzo Valico e l'ha congelata. Speriamo che il freddo siberiano abbia un effetto gelicidio anche sulla politica molto autoreferenziale e staccata dal sentire popolare che parla un'altra lingua condizionata esclusivamente dai bisogni.

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