IL COMMENTO


Carige: ora i pericoli sono silenzi, opacitÓ e incertezza

di Luigi Leone

martedý 14 maggio 2019
 Carige: ora i pericoli sono silenzi, opacitÓ e incertezza

Silenzio, opacità, incertezza. Sono un'estensione tre parole, legate l'una all'altra, a marcare il presente di Banca Carige. Un presente gravido di paure e un futuro, prossimo e remoto, tutto da decifrare. Che il Fondo interbancario a tutela dei depositi (Fitd) abbia deciso di non convertire i bond di cui è in possesso in azioni è fatto di per se' tecnico. Fitd sarebbe un azionista solo transitorio, di rinforzo a quel socio privato e maggioritario che dovrebbe accollarsi l'onore e l'onere di gestire il principale istituto di credito ligure.


La conversione era al servizio dell'operazione costruita con Blackrock, quindi una volta che il fondo americano ha deciso di sfilarsi ci sta che Fitd spenga i motori. Ci sta, ma ciò significa che il fondo interbancario non è in grado di "portarsi avanti" con il lavoro perché, in realtà, non esiste alcun soggetto privato sul punto di subentrare agli americani.

I soli fatti che parlano, dunque, sono fatti negativi. Bocche rigorosamente cucite, invece, se chiedi la vera ragione per cui Blackrock ha deciso di mollare Carige. Silenzio altrettanto impenetrabile se si prova a chiedere che sia l'attuale primo azionista, la famiglia di Vittorio Malacalza attraverso la Malacalza Investimenti, a dare una qualche spiegazione. Non parla neppure il secondo socio, l'imprenditore Volpi, e quanto ai commissari certo non può bastare che provino a cospargere il terreno se non di ottimismo, almeno di una prudente fiducia.

Tutto questo tacere, però, trasforma il caso Carige in una vicenda quanto mai opaca e questi due elementi, silenzio e opacità, alimentano l'incertezza. Di fronte alla quale non si come reagiranno, tanto per cominciare, i correntisti. Se partisse una grande fuga dalla banca, che cosa succederebbe? Tecnicamente si produrrebbe un problema di liquidità, ma la crisi di fiducia potrebbe travolgere tutto e tutti. Anche considerando che pure la politica ci mette del suo.

Esiste, è vero, il cosiddetto decreto Carige in virtù del quale potrebbe esserci l'intervento dello Stato per salvare la banca. Ma l'esborso previsto, oltre un miliardo, di questi tempi mal si concilia con i conti dissestati del Paese. E ancor più è argomento che non si concilia affatto con la campagna elettorale per le europee, soprattutto ricordando quanto Lega e Movimento 5 Stelle si siano spesi in passato contro le banche. Dunque: bocce ferme e, probabilmente, rinvio di tutto a fine estate. Nel frattempo i commissari continueranno a cercare uno o più possibili soci da far sposare con Fitd (che comunque sarebbe un partner transitorio) e condurre a salvamento Carige. Ma a quell'approdo la banca deve arrivarci viva. Invece, silenzio, opacità e incertezza non rendono facile la navigazione.

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