politica

Il commento
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Cesare Campart era un vero signore, nel senso migliore del termine: cortese, galantuomo, sobrio.

Quando i socialisti di Delio Meoli decisero di liquidare le giunte con il Pci, siamo a metà degli anni Ottanta, il problema era trovare un sindaco che riuscisse a tenere insieme una orchestra molto rumorosa, con in testa proprio i socialisti, scalpitanti e abbastanza aggressivi, i democristiani che su Genova stavano investendo molto, repubblicani, liberali e socialdemocratici. Venne fuori così, abbastanza a sorpresa, il nome del bravo farmacista di Nervi.

Campart con una straordinaria azione mediatoria riuscì a mettere tutti d'accordo e diede vita a una giunta che si rivelerà a distanza tutt'altro che debole. Sarà infatti il governo che metterà le basi per la trasformazione della città, cioè per la rivoluzione urbanistica del porto antico che realizzerà in gran parte anni dopo la giunta Burlando.

L'intuizione di lanciare l'idea dell'Expo sul mare, elaborata insieme allo spumeggiante liberale Gustavo Gamalero, fu una idea vincente e diede ossigeno e forza alla futura nascita dell'Acquario e al radicale cambiamento di anima di Genova: la città dell'industria pesante in crisi e di un porto, allora, in agonia, divenne la città che avrebbe dovuto puntare gran parte delle sue carte sul mare e sul turismo.

La stagione politica di Campart fu breve: la politica era entrata in crisi, le alleanze erano fragili, il Pci stava rileggendo la sua storia e questo a Genova allora città operaia pesava parecchio. Si avvicinavano gli anni di Mani Pulite. Campart uscì da Tursi signorilmente come era entrato, tornando a fare il suo lavoro, senza mai recriminare o sollecitare interviste polemiche.

Da Nervi osservava Genova, conscio che una buona parte della svolta positiva della città, che negli anni Ottanta era davvero alla frutta, era anche merito suo, ma non c'era bisogno di ricordarlo.

Mamma mia quanto è cambiato io mondo!