IL COMMENTO


Bufera sugli stabilimenti balneari di Lavagna: quasi la metà quest’estate rischia di non aprire

di Elisabetta Biancalani

mercoled́ 17 aprile 2019
Bufera sugli stabilimenti balneari di Lavagna: quasi la metà quest’estate rischia di non aprire

Anni e anni di gestione per così dire “allegra” del Comune di Lavagna, consiglio sciolto tre anni per infiltrazioni mafiose, non si cancellano con un colpo di spazzola, o meglio di commissari. E succede così che quest’estate, sugli oltre venti stabilimenti balneari della zona, circa la metà rischi di non poter aprire. Fino a oggi voci, sedate dai tentativi ripetuti di mediazione, che oggi sembra fallita, anche se c’è chi spera ancora nella possibilità di riuscire nell’intento “perché ci sono margini legali per poter aprire le attività e speriamo ancora una volta nel buon senso e nella mediazione” spiega dalla già bollente spiaggia di Cavi di Lavagna, Elvo Alpigiani, rappresentante della Fiba, federazione italiana balneari. “Sarebbe un pesante danno anche per gli oltre duecento posti di lavoro che gli stabilimenti balneari danno” torna a specificare Elvo Alpigiani “e per l’immagine turistica dei Lavagna che vive in estate anche grazie al turismo balneare”.

“Negli anni sono stati fatti degli abusi e ora è il momento di sanarli. Gli stabilimenti balneari avevano tutto il tempo per mettersi in regola, sapevano da settembre dall’anno scorso che c’erano da fare alcuni adempimenti. Qualcuno li ha fatti in tempo, altri no. Ma noi dobbiamo fare rispettare le regole” spiegano a Live on the road Gianfranco Parente e Marco Serra, due dei tre commissari che da due anni reggono il Comune, preceduti da altri. Al centro dell’affaire - spiegano - ci sono abusi, piccole edificazioni in cemento. Mancati condoni. Qualcuno ha già abbattuto qualcosa di propria volontà.

Questa situazione si inserisce nel già difficile quadro di Lavagna su cui grava un buco di bilancio di 11 milioni, un piano di risanamento dei commissari fallito perché bocciato dalla Corte dei Conti di Genova prima e di Roma poi (su ricorso degli stessi commissari).

Risultato: dissesto finanziario dichiarato e tasse al massimo per altri cinque anni (mentre se fosse stato approvato un piano di risanamento si sarebbe potuto sperare in un abbassamento). Oltre a molta incertezza: “Noi vogliamo pensare positivo e vedere questo fallimento come una occasione per ripartire senza portarci appresso il fardello del fallimento” commenta Daria Perrino, dell’associazione Albergatori. “Dal nuovo sindaco ci aspettiamo un’idea, un progetto nuovo per la città che passi attraverso una programmazione turistica. Hanno 120 mila euro dal 2018 di tassa di soggiorno da utilizzare, lo faccia bene” dice Gianluca Perrone, albergatore.

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