IL COMMENTO

Dopo il primo dibattito in tv

Bucci e Crivello col fantasma del grillino fuoriscena

di Franco Manzitti

martedì 11 aprile 2017

Bisognava scoprire come Crivello da assessore super era entrato nei panni di candidato sindaco e come Bucci, supermanager americano, faceva il suo ingresso nell'agone politico. E poi il grande interrogativo su Pirondini, il più Carneade, sfidante in campo con la spada di Grillo che lo aveva investito del ruolo. L'analisi di Franco Manzitti.


Bisognava scoprire come Crivello da assessore super era entrato nei panni di candidato sindaco e come Bucci, supermanager americano, faceva il suo ingresso nell'agone politico. E poi il grande interrogativo su Pirondini, il più Carneade, sfidante in campo con la spada di Grillo che lo aveva investito del ruolo.

Mancando quest'ultima risposta, perchè comprensibilmente il rappresentante dei 5 Stelle non si è presentato dopo il cataclisma (per lui) della decisione giudiziaria favorevole alla spodestata Cassimatis, il primo confronto tra tre dei candidati sindaci, davanti alle telecamere di Primocanale, ha necessariamente perso un po' del suo pepe.

E' rimasta la curiosità sui due apparsi in video a sfidarsi, su chi dei due era il più aggressivo e il più innovativo, ma l'assenza del grillino ha come anestetizzato il match. L'interrogativo sul futuro dei 5 Stelle a Genova in questa battaglia campale e, quindi, sulla corsa a entrare nel probabile ballottaggio del 25 giugno, è talmente grosso che tutto il contorno della sfida cambia.

Crivello e Bucci hanno ora molte più probabilità di trovarsi faccia a faccia in finale. Chissà se i grillini riusciranno a sanare quel cataclisma autoprodotto e a correre per conquistare Genova, dopo Torino e Roma? Potrebbe anche non essere così e a quel punto i due contendenti del primo match hanno tutto l'interesse a fare una volata lunga, una specie di surplace, senza azzannarsi troppo subito, ma aspettando l'enfrentamiento finale.

Forse sbaglio, ma l'impressione di questo primo scontro è stata un po' determinata da queste novità. Abbiamo assistito a un confronto molto ricco di temi, ma anche di fair play tra i due. Anche troppo educati l'uno verso l'altro.

Crivello doveva dimostrare una discontinuità rispetto alla giunta di cui è stato un fedelissimo assessore, altrimenti il peso di un quinquennio non brillante gli avrebbe gravato troppo addosso. Ma al contempo non poteva certo smentire le impostazioni di una amministrazione che gli lascia in eredità anche diversi cespiti importanti, come tutti quei milioni di fondi in arrivo nel patto per Genova e altre variabili europee. Ha avuto il coraggio di annunciare che lui il mercatino di via Quadrio lo chiude e non era poco. E ha insistitito sulle infrastrutture, mettendo in prima linea la Gronda, sulla quale Doria ha vissuto le sue vie Crucis.

Bucci doveva portare una visione nuova sul futuro della città, magari senza apparire troppo amerikano e tenendo una distanza corretta dai partiti che lo sostengono e in primis dalla Lega che lo ha indicato. Non è un caso che il termine “visione” è quello che ha usato di più e che alla domanda diretta sul suo rapporto con i leghisti ha replicato, senza incertezze e capriole: lui lavorerà per i genovesi. Bucci ha sfoderato anche “l'effetto Berlusconi”, presentando il Patto con i genovesi. Trucco un po' datato, ma sempre efficace.

Anche raccogliendo l'invito a fare una domanda cattiva al concorrente sia Bucci che Crivello non hanno morso i polpacci dell'avversario. E poi ambedue hanno confessato che il posto ideale a Genova dove raccogliersi a riflettere e decidere di correre a fare il sindaco è in cima a una montagna. Tra Sant'Ilario e San Rocco per Bucci e sul monte Pennello per Crivello.

Ponente e Levante genovese, uguali e diversi. Come era giusto aspettarsi.




I NOSTRI BLOG