POLITICA

Migranti, fiera, trasporti e partecipate: ecco le ricette del sindaco

Bucci a Primocanale racconta la sua Genova: "Abbiamo i progetti e investitori pronti"

mercoledì 19 luglio 2017

In una lunga intervista a Primocanale col direttore Andrea Scuderi il sindaco di Genova Marco Bucci parla dei progetti e delle strategie per il futuro della città ma anche dei primi provvedimenti già adottati e di quelli che si appresta a mettere in campo insieme alla sua giunta. Bucci racconta anche gli stati d'animo, l'impatto con il mondo del pubblico e i difetti personali che vuole correggere.


GENOVA - In una lunga intervista a Primocanale col direttore Andrea Scuderi il sindaco di Genova Marco Bucci parla dei progetti e delle strategie per il futuro della città ma anche dei primi provvedimenti già adottati e di quelli che si appresta a mettere in campo insieme alla sua giunta. Bucci racconta anche gli stati d'animo, l'impatto con il mondo del pubblico e i difetti personali che vuole correggere. 

Sindaco, che differenze ha trovato tra la vita da manager aziendale a quella dell’amministrazione comunale?

Ce ne sono molte. Il livello di passione è assolutamente lo stesso. Ma ci sono differenze nelle procedure, nelle cose da firmare, io non ne ho mai firmate venti in un giorno. Ma a parte questo, se lavoriamo sui processi potremo davvero migliorare la situazione.

I rapporti con la prefettura come sono?

Sono ottimi, checché ne dicano i giornali che vedono le cose diverse da come le vedo io. Abbiamo entrambi obiettivi specifici che sono allineati anche se capisco che quelli della Prefettura siano allineati a quelli del Governo. Noi faremo tutto ciò che il Governo ci impone di fare.

Genova cosa è disposta a fare?

Il Comune, come abbiamo detto in campagna elettorale, è disposto a fare integrazione. Ovvero a fare in modo che le persone che vengono qui diventino parte della società civile altrimenti fare solo accoglienza non serve.

Altri arrivi non sono possibili secondo voi?

Al momento non abbiamo le strutture sufficienti per fare integrazione.

La Fiera di Genova ospiterà ancora migranti?

La Fiera di Genova deve diventare la Fiera di Genova. Le strutture non sono lì per ospitare i migranti ma per fare tutto un altro lavoro. Stiamo lavorando adesso alla riqualificazione di tutte le aree anche attraverso il Blueprint. Certamente dovremo trovare soluzioni alternative.

Mercatino di corso Quadrio, avete annunciato che a giorni sarà chiuso. Qual è l’alternativa?

Noi faremo una cosa completamente diversa. Faremo il mercato di seconda mano di cui i nostri uffici hanno suggerito un nome davvero bello, ‘Lo Sbarazzo della Superba’. Sarà un mercato dove è possibile portare la propria roba e venderla in maniera molto semplice. Certo deve essere coperto, al chiuso, coi tavoli, coi servizi igienici e con un controllo preciso sulla merce che non provenga da attività illegali. E aperto a tutti, non solo ai migranti, soprattutto ai genovesi che ad esempio volessero vendere le pentole vecchie. Cosa normale che succede in tutto il mondo, non vedo perché non possa succedere a Genova.

C’è condivisione nella maggioranza? E sul luogo?

Non abbiamo ancora scelto definitivamente. Sui tre luoghi della short list c’è assoluta condivisione.

Qual è l’obiettivo per la Fiera di Genova? Ne avete parlato con la Compagnia di San Paolo a Torino?

Sì, abbiamo parlato dell’area che va dalla Fiera ai Magazzini del Cotone. Abbiamo indicato le nostre linee guida e ovviamente la Compagnia di San Paolo potrebbe avere interesse a fare attività di project financing. Ma non solo questo: ci sono anche l’Hennebique, Ponte Parodi, il centro storico. Stiamo cercando di entrare in contatto con i maggiori player nazionali per rilanciare Genova.

Fiera e Porto Antico possono diventare una cosa unica?

Direi che è un bel progetto. Potrebbero diventare la nostra società di waterfront, con lo scopo di gestire non solo le opere ma anche gli eventi, come il Nautico, l’Euroflora, tutto ciò di cui ci ricordiamo quando eravamo teenager e che ora non c’è più.

Ma pensa che ci siano davvero grossi investitori pronti a venire a Genova?

Cosa vuol dire grande: grandi nomi o grandi somme di denaro? Se parliamo di investitori tra uno e dieci milioni di euro ce ne sono parecchi. Tra i 10 e 150 milioni, li stiamo trovando adesso. Se parliamo di investitori disposti a investire 1-2 miliardi, non è facile trovarli, ma ce ne sono al mondo. E il nostro compito è andarli a trovare. Per riqualificare opere come l’Hennebique o fare un pezzo di Blueprint le cifre che dicevo prima vanno benissimo.

C’è ancora spazio per costruire a Genova?

Dipende cosa si intende per costruire. Se si intende costruire sul costruito direi di sì. Se si intende costruire su nuove aree dipende dall’uso. Se sono per nuove aree industriali che portano lavoro la risposta è sì. Se sono per abitazioni, mi sembra che abbiamo un tale livello di abitazioni sfitte che dovremmo ripensarci.

Che idea si è fatto del sindaco Appendino?

La nostra è stata un’ottima conversazione. Mi è sembrata una persona competente, ora noi dovremmo parlare di visioni.

Le vostre sono così diverse?

Questo ancora non lo posso dire. Ma abbiamo previsto un altro incontro tra dieci giorni. Siamo obbligati a condividere una visione perché abbiamo una società in comune.

Che ne sarà di Iren?

Le prospettive sono ottime da tutti i punti di vista. Io ritengo che il problema non sia la società ma il Comune. È l’azionista che deve capire qual è la visione.

Quindi non esclude che Genova possa addirittura uscirne?

Io non escludo nulla. Noi non siamo in Fsu. Io mi sto impegnando a rendere chiaro per i cittadini genovesi che cosa il Comune vuole fare. E sono disposto a dibatterlo.

La situazione dei conti del Comune nei confronti di Amiu è stata sanata, però c’è il tema del futuro. Cosa si farà di Scarpino e degli impianti?

Prima di tutto vogliamo essere in sintonia con la programmazione regionale. C’è già un piano sugli impianti. Abbiamo intenzione di rivedere come si allineano questi piani ed eventualmente cambiare qualcosa. Secondo: ci sono scelte tecniche da fare. Ma questo fa parte dell’operatività corrente. Il messaggio che voglio dare a tutti è che lavoriamo in sintonia con la Regione e soprattutto se c’è da investire sui nuovi impianti lo faremo con le ultime tecnologie disponibili.

Trasporto pubblico: quando ci metterete mano in modo importante?

La misura più semplice da prendere è quella relativa alla riduzione dei costi dei parcheggi, che lanceremo dal primo agosto. Stiamo però lavorando alla rete di trasporto veloce, cioè la metropolitana, il ‘pi greco’ rovesciato, l’arco che va da Voltri a Nervi e le due valli. Questo ci consentirà di progettare meglio anche tutta la rete su gomma che dovrà andare fino ai monti. Abbiamo già parlato con Ansaldo di una possibile estensione a San Martino ma dobbiamo fare molto di più. Faremo un progetto moderno, con specifici manager dedicati.

Sulla circolazione degli autobus crede sia necessaria una rivoluzione?

Ci sarà sicuramente quando avremo le linee di scorrimento veloce su ferro. Da qui a quel periodo, che sarà di un anno e mezzo o due, dovremo fare in modo di rivedere qualcosa. Ma questo processo deve essere in funzione delle esigenze dei municipi. Non ho ancora verificato cosa pensa la base. Abbiamo una rete fatta in funzione delle risorse da spendere, ma vorrei che si partisse dalle esigenze dei cittadini.

Chi paga regolarmente il biglietto è infastidito da chi non lo paga. Ci sarà un’azione forte contro l’evasione?

Assolutamente sì, basata su criteri moderni. Incluso prevedere l’accesso mediante una sola porta e non più tre. Faremo modifiche.

Lei aveva lanciato la provocazione di Genova sobborgo di Milano, ma qualcuno l’ha accolta come un’idea efficace. Per farlo però bisogna avvicinarle: come si fa?

Qualcuno ha letto male un articolo, comunque lasciamo perdere. Il discorso è che Genova ha le sue caratteristiche, sta di fatto però che in un futuro breve si potrà vivere a Genova e lavorare a Milano. A parte che c’è gente che lo fa gente. Ma potremo farlo con un tempo di pendolarismo inferiore all’ora: in quel momento abbiamo una città moderna. E noi possiamo farlo: stiamo pensando a un treno veloce che arrivi a Rogoredo o addirittura a Romolo da Principe. È una battaglia che stiamo facendo con le ferrovie. Ricordiamoci che Genova-Milano sono 130 chilometri, ma Minneapolis Est-Minneapolis Ovest, dove io ho vissuto, sono 150 chilometri ed era tutta città. È possibile.

Avete annunciato la drastica riduzione delle tariffe dei parcheggi, ma rimane un tassello. Resta Apcoa. Primocanale è stata anche oggetto di una querela perché ha denunciato questa sproporzione. Come si può agire?

Al momento della riduzione a 1,30 credo che anche gli altri gestori provvederanno a fare una riduzione analoga, per essere competitivi sul mercato. Nel caso non lo facessero, li inviteremo noi a farlo. Dovremo discuterlo, ma faremo in modo che tutti si allineino alla nuova visione del parcheggio a Genova.

Qualcuno dice di lei che è abbastanza severo con i suoi collaboratori.

Io ho la fama di ‘streight-forward’, cioè molto diretto. È vero, tutta la mia vita professionale si è svolta in questo modo facendo felici alcune persone e infelici altre persone. Molte volte lo considero un difetto, tantissime volte un pregio.

Entrando nel palazzo del Comune ha trovato usanze che non le sono piaciute?

Una sì: c’è troppa carta. C’è carta ovunque. I sistemi digitali non sono usati come si dovrebbe.

Entrando nella sua stanza abbiamo notato un quadretto, una caricatura che le hanno appena regalato.

Sì, è della rivista ‘Il Corniglianese’, dove c’è il sottoscritto in divisa da boyscout, tra l’altro molto più giovane, in braghe corte, che guido una truppa di giovani marmotte.

Tra le cose che ha imparato da boyscout qual è quella che le serve di più da sindaco?

Certamente fare il leader, soprattutto in condizioni difficili.

Quante mail sta ricevendo?

Tantissime, diciamo 350 mail al giorno.

Risponde lei?

Ad alcune sì, se basta mandare un ‘pollice su’. Per altre delego collaboratori.

Sono più quelle dei cittadini o dei politici?

Sicuramente i cittadini. Il presidente della Regione e Rixi li sento abbastanza spesso, ma c’è un abisso di frequenza.

Gli assessori saranno affiancati da alcuni saggi. Che caratteristiche dovranno avere, oltre al fatto di non essere pagati?

Saranno pubblici, gli regaleremo forse un cappellino con scritto ‘Sono saggio’, ma soprattutto devono essere persone competenti nella materia di cui stiamo parlando.

Anche non di centrodestra?

Certo, ci sono già molte persone con cui ho parlato che non lo sono. Devono essere competenti.

Il modo per convincere i genovesi e per informarli quale sarà, a parte le colazioni?

Faremo attività con le televisioni, le e-mail e le comunicazioni elettroniche – raccomando a tutti di usarle per avere una risposta diretta e veloce – e poi faremo una raccolta in forma anonima di tutte le richieste che sono arrivate.

Si piace come sindaco?

È difficile rispondere, alcune cose non mi piacciono.

Una cosa che vorrebbe correggere?

Mi sembra di non essere abbastanza produttivo, dovrei metterci meno tempo a fare le cose.

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