IL COMMENTO

Non una rivoluzione ma un cambiamento significativo

Bene il privato che fa il nuovo ospedale, ora tocca anche a noi vigilare. E lo faremo

di Mario Paternostro

domenica 06 agosto 2017
Bene il privato che fa il nuovo ospedale, ora tocca anche a noi vigilare. E lo faremo

 La riforma della sanità “alla ligure” è stata finalmente varata nel rispetto dei tempi che aveva annunciato l’assessore Sonia Viale. Non è una rivoluzione, ma il cambiamento c’è ed è significativo. Ora si andrà alla sua applicazione e vedremo davvero se, come sperano tutti i liguri soprattutto i tanti che ancora oggi valicano l’Appennino per farsi curare in Piemonte e Lombardia, l’atmosfera cambia. In meglio si spera.

Per dare una definizione sintetica di questa riforma potremmo dire che disegna un territorio dove regna ancora sovrana la sanità pubblica, ma non è più, per fortuna, una sovranità assoluta con tutte le ricadute negative che questa etichetta comporta (poteri, nomine eccetera), ma una sovranità limitata. Intendo dire che entrerà il privato accreditato, quello che crea calamita in altre regioni, ma in quote molto basse. Almeno per ora. Privato cui verranno affidati in totale gestione i tre piccoli ospedali di Cairo Montenotte, Albenga (che tanto piccolo non è e ha una buona nomea), Bordighera. Esperimento interessante e con vantaggi per la popolazione che non assisterà a nuove chiusure soprattutto di indispensabili pronto soccorso. Ma la svolta più importante è l’avere finalmente capito che Genova ha bisogno di un nuovo ospedale  e che un nuovo ospedale non si può più costruire con soldi pubblici che non ci sono. Quindi il nuovo ospedale di Erzelli  lo faranno i privati. Gli ospedali genovesi dove convivono vere eccellenze nazionali con altre aree meno quotate (basta verificare le fughe e i numeri di Agenas l’Agenzia nazionale della sanità), sono vecchi. Ormai dei musei della medicina. Difficile e costosissimo intervenire per renderli efficienti, dove i ricoverati possano essere ospitati per la loro degenza, in un modo qualitativamente accettabile. Non si chiede come vent’anni fa proponeva qualcuno, che avessero una gestione da grand hotel, ma almeno da buon albergo tre stelle sì. Il resto  della riforma punta sulla prima assistenza territoriale nel tentativo di decongestionare i grandi ospedali cittadini, San Martino in prima linea. E San Martino con l’Università-Medicina (ce ne occuperemo  molto molto approfonditamente da settembre) è carico di problemi, alcuni dei quali abbastanza seri. C’è, infine, spazio abbondante pere il settore socio-sanitario. Pensiamo alla assistenza agli anziani e alla riabilitazione. In questo caso su questo terreno così “ricco di prospettive” vista la carta di identità della popolazione ligure, le attenzioni dei grandi gruppi privati sono abbondanti e la Regione dovrà stare molto attenta a chi affidare queste aree così delicate e così economicamente attrattive.  Con quali garanzie. Verificare il cammino di questa nuova sanità, modello centrodestra, sarà uno dei compiti principale di Primocanale a partire dall’autunno, con il coinvolgimento della popolazione alla quale chiederemo di fare da terminale della qualità della salute sul territorio ligure. Il passa parole in sanità è da sempre il migliore vademecum. Non sterili denunce, ma segnalazioni serie perché un media popolare come il nostro, possa verificare, informare e sollecitare. Ci interessa di più la buona sanità se c’è di quella mediocre che, lo speriamo per noi stessi, questa riforma vorrà cancellare. Il primo passo, questa moderata privatizzazione e lo snodo di Erzelli è buono. Aspettiamo e vigiliamo.

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