IL COMMENTO

Il commento

"Insieme", ma come, se a Genova insieme hanno perduto la cittą?

di Mario Paternostro

domenica 02 luglio 2017

“Insieme”, sussurra con rara eleganza l’avvocato Giuliano Pisapia da piazza Santi Apostoli in Roma. “Inscième!” Replica con innata simpatia piacentina Pierluigi Bersani, leader della sinistra genovese.

Mai! Decreta Renzi da Milano. Mai! Risuona il coretto dei renzian-renziani genovesi.

Con questo spirito unitario lunedì il Pd di Genova si riunisce per accogliere le dimissioni del segretario provinciale Alessandro Terrile, uscito sconfitto dalle elezioni comunali. Spiace che tocchi proprio a Terrile, che è un piddino anomalo nel vecchio panorama del partito (tranquillo, dotato di rara buona educazione, colto, possessore di una sua autonoma professione) assumersi tutte le responsabilità della Waterloo del partito.

Responsabilità che dovrebbero cadere prima di tutto sulle spalle dei due ministri-fantasma, anche se dotati di carri armati e codici, quindi istituzionalmente potenti, poi dei parlamentari, poi dei capigruppo in Regione e Comune, e giù andando. Salvando solo i piccoli sindaci come Enrico Ioculano da Ventimiglia che li rappresenta tutti.

Invece si dimetterà solo Ale Terrile perché è stato il segretario del partito che in poco meno di tre anni ha dissipato un patrimonio a tratti incredibile. Incredibile che per 37 anni abbia potuto governare Genova e accompagnarla (non da solo, ma in ottima compagnia dei socialisti e di altri venuti dopo) verso una decadenza che con queste dimensioni non l’avrebbe potuta prevedere nemmeno il mago Lizz che riusciva a addormentare il pollame.

Insieme? Ma come possono ragionare ancora sullo stare Insieme quando Insieme, anche se non Appassionatamente, hanno perduto una città così saldamente rossa?

A Genova la sconfitta è stata determinata proprio dall’aver ottusamente voluto mettere Insieme fuoriusciti di due anni fa, ormai consolidati in una opposizione naturale verso il Pd renzian-renziano, fuoriuscendi dell’area orlandiana, fuoriusciti di Sel, cattolici vetero-progressisti ormai consunti come le creuse di Castelletto, condòmini dell’ex assessore Merella, qualche imprenditore beneficiato che non aveva ancora capito che la sinistra stava crollando, Insieme con il Pd dei nervosetti, quelli già batostati alle regionali suicide del 2015, quelli che poi avevano previsto (come il detestato Regazzoni) ma venivano trattati da monatti, i Nuovi per Sempre che spuntano come funghi prataioli quando c’è aria di sfacelo.

Come se non fosse sufficiente questo panorama da Mosul prima dell’arrivo dei Califfato, hanno scelto Gianni Crivello, gran lavoratore, con i piedi per terra, ma non conforme a alcuni di queste componenti. Crivello un genuino Rosso Antico, non avrebbe mai potuto convincere fuoriusciti rissosi, anziani in cerca di vendettucce animati dal D’Alema, ex ex ex, per non parlare dei scignori de Castelletto che disapprovavano i jeans un po’ sfatti del candidato e il suo linguaggio dimesso (“beh vediamo un po’ come si può mettere una pessa a questo muro che sta venendo giù…”).

Insieme sono stati così furbi da mettere in campo questa presunta amalgama che ha ottenuto un unico e lampante risultato: convincere il sessanta per cento dei civili genovesi a starsene a casa a vedere Giletti. Ancora di più quando c’è stato il ballottaggio e non c’era nemmeno lo sfogo isterico dei Cinquestelle che, per di più, avevano presentato l’unica vera novità: un candidato tranquillo. Troppo audace per i grillini vetero genovesi.

Povero avvocato Pisapia che prima di parlare alle festanti folle chiede il permesso! Povero Pierluigi che sfodera le sue sagge metafore, ma sa benissimo come la sinistra europea non riesca mai a stare Insieme. Povero Renzi che aizza un pubblico nemmeno troppo numeroso dentro un teatro lombardo, mentre a Modena rossa un signore ultrasessantenne mette Insieme in una steppa 220mila giovani di mezza età.

Coraggio, educato segretario Terrile. Ci sono davanti cinque anni di lavoro duro. Abbandonate lo slogan penoso che ripete “bisogna riparlare con la gente”. Lasciate perdere le beghe tra capataz di provincia. Lavorate. Ecco, lavorate. Senza ragionare su chi potrà conquistare cosa anche se in minoranza. Provate a progettare anche voi una città diversa perché quella che avete progettato negli ultimi dieci anni di potere assoluto si è sciolta al caldo dell’inizio dell’estate del ’17. Era una Genova completamente sbagliata, fondata su privilegi per pochi, tra i quali alcuni politici.

Il ’17? Ma come? Non è il mitico anno della Rivoluzione di Ottobre?

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