
Per i circa 27mila contratti a "canone concordato" di Genova c'è il rischio che l'Imu passi dal 5% al 10%. È questo l'allarme che arriva al termine di una riunione tra il Comune di Genova e le associazioni di categorie interessate (Sicet, Sunia, Uniat, Federcasa, Aniag).
Il "canone concordato" è un accordo che stabilisce un importo inferiore rispetto al canone di mercato per gli affitti, regolato da accordi locali tra associazioni di proprietari e inquilini. Le misure rientrano nelle politiche residenziali che fanno riferimento all'erp (Edilizia residenziale pubblica) ovvero l'insieme di alloggi di proprietà pubblica destinati all'affitto a canone agevolato per individui o famiglie che si trovano in condizioni di disagio economico.
Ancora non c'è nulla di deciso e il Comune cercherà fondi da altre parti per coprire le spese e garantire la misura ma il rischio concreto è che l'agevolazione comunale venga meno e di conseguenza si passi dal 5% al 10% con validità a partire dal 2025 quindi retroattiva spiega Bruno Manganaro, segretario generale Sunia Genova. "È un calcio negli stinchi ai proprietari questo che oltre a pagare la quota rimanente prevista per l'anno in corso dovranno pagare anche le differenze delle somme già pagate per l'Imu a canone concordato di quest'anno" aggiunge Manganaro.
Il rischio, spiegano le associazioni di categoria, è che in questo modo i proprietari delle abitazioni decidano di non affittare più e rivolgersi al libero mercato o ai contratti d'affitto brevi. "Non appena si tratta di far quadrare i conti, la prima categoria a essere penalizzata è, come sempre, quella dei piccoli proprietari. Apprendiamo con allarme e profonda incredulità – dichiara Valentina Pierobon, presidente provinciale dell'Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari".
A Genova sono circa 2mila le persone in coda nelle liste d'attesa per ottenere un affitto per una casa. Ogni anni vengono assegnate circa 100-200 abitazioni. A settembre è poi atteso un nuovo bando.
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IL COMMENTO
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