Postato da maurizio.michieli in Sport
Come diceva Paolo Mantovani: “Il mio allenatore, sinché è il mio allenatore, è il migliore di tutti”. Ecco, per me Riccardo Garrone, sinché sarà il presidente della Sampdoria, resterà il migliore di tutti. Quindi, sgomberiamo subito il campo da possibili equivoci, anche perché alternative reali, serie e concrete, per quanto ne so io, non ne esistono. Chi, di fronte a risultati negativi, cerca un posto dove scrivere “Garrone vattene” qui, insomma, avrà sempre sbagliato indirizzo. Ciò non mi esime, di fronte alle reiterate brutte figure della Sampdoria (non parlo di sconfitte, ma di brutte, imbarazzanti e terribili figure, non solo nel corso di quest’anno), dall’avanzare una riflessione: quando giovedì scorso ho visto le foto delle cena di Natale della Sampdoria e ho letto il discorso del presidente alla squadra (”Sono orgoglioso di voi, il momento critico è passato”), ho subito capito che a Livorno sarebbe arrivata un’altra, vergognosa e ignobile sconfitta. Perché qui non è un problema (solo) di giocatori (anche se qualcuno è davvero grammo, ma tutte le formazioni di medio livello ne hanno), non è un problema (solo) di allenatore (anche se Del Neri non ci azzecca più niente, ma non esistono sostituti all’altezza), non è un problema (solo) di risultati (anche se il passo degli ultimi due mesi è da retrocessione sparata, ma con 25 punti in saccoccia si può stare abbastanza tranquilli). Qui per me il problema è che nessuno si incazza, nessuno fa capire di tenerci veramente, nessuno trasmette rabbia, orgoglio, passione alla squadra. E la conseguenza è sotto gli occhi di tutti. A prescindere dall’allenatore e dai calciatori, cioè dal valore e dallo spessore tecnico dell’organico, che nemmeno discuto, poiché un presidente ha tutto il diritto di arrivare sin dove vuole arrivare e va soltanto ringraziato per rimetterci ogni anno dei soldi (questa è la verità del calcio di oggi, il resto sono fandonie), manca la voglia, il sacro furore, il desiderio di essere sempre presenti e protagonisti, nel bene e nel male. Il sentirsi feriti se si perde un derby senza nemmeno giocarlo. Alla Sampdoria, invece, basta arrivare in fondo. Come, non importa. Alla Sampdoria è teorizzato e accettato il fatto che si possa soccombere non contro avversari più forti (è la legge dello sport), ma anche contro avversari soltanto più motivati. Ecco cosa fa male, molto più degli ennesimi tre schiaffi del Livorno, molto più dell’aver visto un’armata brancaleone messa in campo senza capo nè coda. Fa male vedere che nessuno, tranne i tifosi, ci soffre. E s’incazza. Veramente, spontaneamente. Facendo capire ai giocatori che quella maglia ha un valore, che non si misura economicamente, bensì con il metro della dignità . Ma se inanellare figure barbine non interessa al generale, perché dovrebbero preoccuparsene i soldati? Io il famigerato ritiro, annunciato e mai fatto, lo avrei organizzato per domani e martedì. Altro che lasciar partire tutti rapidamente per le vacanze. Mi sarei incazzato come un toro. E, badate bene, quello che ho scritto non lo rinnegherò nemmeno se la Sampdoria dovesse battere Palermo e Napoli e “girare” a 31 punti. Tanto, con questo andazzo, altre figuracce arriveranno. Auguri a tutti.
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Postato da maurizio.michieli in Sport
Come canta Vasco Rossi, va bene così. Lo 0-0 con la Roma fa morale e classifica per la Samp, che nel primo tempo è tornata a giocare come nella prima parte della stagione e ai punti avrebbe meritato anche di più. Nella ripresa ci sono invece stati venti minuti di totale black out dei blucerchiati, nei quali i giallorossi potevano passare in vantaggio. Poi è stato bravo e umile Del Neri a trovare i correttivi tattici e ad accontentarsi del pari contro un avversario molto forte e organizzato. Non si poteva pretendere di più da una squadra ancora convalescente, soprattutto dalla paura. Se la Sampdoria è definitivamente guarita, lo scopriremo a Livorno. Intanto, si può ragionare più serenamente sul fatto che l’attacco non segna più, anche se la difesa, con l’iniezione di un po’ di esperienza, ha ripreso a non subire reti. Peccato per Semioli, vittima di un altro (anche se credo non grave) infortunio. In ogni caso, i 25 punti in classifica, che valgono un piazzamento virtuale in Europa, sono tanta roba. Resta il fatto che questo è un campionato molto equilibrato alle spalle delle “grandi”. Comunque, la Sampdoria vista con la Roma c’è e sa anche soffrire.
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Postato da maurizio.michieli in Sport
Al termine di questa allucinante settimana, credo che nella Sampdoria si imponga una riflessione profonda. Perché un conto è perdere, magari anche giocando non bene, un altro è scomparire dal campo, come accaduto con Genoa, Livorno e Milan. La prima cosa da capire, e deve farlo Marotta, è se Del Neri ha ancora in mano la situazione, tecnico, tattica, caratteriale e di spogliatoio, per risolvere lui i problemi oppure no. E questa analisi va fatta non guardando la classifica, non pensando ai 24 punti e alla zona Uefa virtuale. Perché da questa valutazione discende il resto della stagione blucerchiata. Se Marotta si convince che l’allenatore è ancora in sella, gli dia fiducia sino a domenica sera con la Roma. Altrimenti lo cambi subito. Non so con chi, visto che in giro c’è poco e l’unico nome stuzzicante, Mancini, costa troppo. Ma non importa, una soluzione eventualmente si trova, fermo restando che non la auspico. Benché quanto dichiarato a caldo da Del Neri a San Siro (”è tutto incomprensibile, non sono mago Zurlì”), mi abbia lasciato perplesso e preoccupato. Se è incomprensibile per lui, significa che non sa neanche dove mettere mano per risalire. La seconda cosa da capire è se lo sfogo di Cassano dopo il pareggio col Bari non nascondesse un malessere più profondo, visto che la causa scatenante (i fischi di pochi tifosi) era apparsa subito poco grave. A quel punto, chiarire con lui la situazione, perché al rendimento di Fantantonio (che col gioco di Del Neri, fra l’altro, non segna più) e al suo umore nel gruppo sono legate dinamiche importanti per la Sampdoria. Terzo, rendersi conto che ogni tanto il presidente Garrone deve mettere la stessa foga che produce su questioni (peraltro fondamentali) come lo stadio anche nelle vicende della squadra. Perché è lui che comanda. Ho tenuto fuori i giocatori, non perché ritengo non abbiano responsabilità delle brutte figure, ma perché continuo a pensare che l’ossatura base di questa squadra (ecco la mia titolare: Castellazzi, Lucchini, Gastaldello, Accardi, Zauri, Semioli, Poli, Palombo, Mannini, Cassano e Pazzini, con qualche giovane da inserire con gradualità ) sia valida, di certo non inferiore a quella delle altre formazioni che aspirano a un posto dietro a Inter, Milan, Juventus, Fiorentina e forse Roma. Non erano da scudetto prima, non sono nè da serie B né da cadute verticali ora. La scorsa stagione, l’ho sempre detto e lo ribadisco, Mazzarri fece miracoli senza Pazzini per quattro mesi, con tre competizioni, con cavalli bolsi come Delvecchio e Franceschini, con Campagnaro rotto e Bellucci e meno di metà servizio. Quest’anno no, la rosa allestita è più che sufficiente per ben figurare in serie A, ancorché un buon difensore in più avrebbe fatto comodo. E magari arriverà a gennaio. Ecco perché non getto la croce addosso alla squadra. Se non va più, le analisi non possono essere troppo semplicistiche. Serve una riflessione profonda, profondissima, come mai forse era accaduta nell’era Garrone-Marotta. Una riflessione resa più facile da una situazione di classifica sorridente, dietro alla quale tuttavia non ripararsi. E le prime parole di Marotta mi sembra siano andate in questa direzione. Senza drammi o processi, ma con un po’ di pepe al culo! E chiedo scusa. Perché questo, attualmente, è un ambiente morto, silente, addormentato. E perché i tifosi, festosi anche a San Siro, lo reclamano e, soprattutto, lo meritano.
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