Postato da maurizio.michieli in Sport
Ci risiamo. Dopo le vittorie con Cagliari ed Empoli, la Sampdoria ha ripreso a pavoneggiarsi ed è andata a Livorno per mangiare il caciucco più che per affrontare un avversario modesto ma assetato di punti. Esattamente come a Catania, i blucerchiati sono rimasti negli spogliatoi per tutto il primo tempo. E, per la verità, anche nel secondo non è che abbiano brillato; il gol di Bellucci, peraltro splendido come quello di Flachi a Perugia e Mancini a Napoli, è stato frutto della causalità e dell’abilità del singolo. Senza gioco nè carattere, così è apparsa la squadra di Mazzarri, che a fine gara è stato tenuto a rapporto da Marotta. Dopo l’uscita dall’Europa e la sosta di campionato, era lecito attendersi di più sul piano della continuità di rendimento e del temperamento, della voglia di lottare. E’ un peccato, perché questo campionato, tolte le prime sei, è molto livellato e basterebbe poco per disputare una stagione da protagonisti annziché da semplici comprimari. Serve una sveglia, insomma, per tutto il gruppo. Anche perché alle porte si profila un ciclo impegnativo, in cui non ci sarà da scherzare, pena un’altra brutta figura sullo stile 0-5 col Milan. Spero inoltre che Mazzarri abbia preso atto della pochezza di certi elementi: Bonazzoli è meglio di Caracciolo anche con una gamba sola (estremizzo), Pieri non è un fenomeno ma è molto più affidabile dell’acerbo Ziegler (che fallisce sempe gli appuntamenti da titolare). Bisogna correre e lottare, arrivare primi sulla palla, altrimenti sono dolori su qualunque campo. La classifica resta buona, a patto che sabato arrivino tre punti con la Reggina. E poi? Non so cosa aspettarmi, questa Sampdoria è troppo imprevedibile. Di certo vorrei vederla sempre smaniosa di imporsi, di dire la sua, di soffrire per raggiungere l’obiettivo. Si possono perdere le partite, non la dignità e l’orgoglio.
Postato da maurizio.michieli in Sport
E’ il quarto successo per 3-0 per la
Sampdoria di Mazzarri, che conferma la sua vocazione a vincere
con largo punteggio ogni volta in cui passa in vantaggio.
Stavolta, dopo Atalanta, Parma e Cagliari, a farne le spese e’ stato l’Empoli, troppo vulnerabile
in difesa e troppo poco incisivo in attacco per contrapporsi
alla veemenza dei blucerchiati, alla seconda vittoria
consecutiva dopo il rovescio casalingo con il Milan. Attenta in
retroguardia, solida a centrocampo, a tratti sciolta nei
movimenti del tridente mascherato: la Samp ha dimostrato di avere imboccato
la strada giusta e adesso puo’ sfruttare la sosta per recuperare
i tanti infortunati, tra cui Cassano, l’uomo che dovrebe farle
compiere il definitivo salto di qualita’. Credo che i meriti dei blucerchiati siano stati superiori ai demeriti degli avversari: contro questa Sampdoria, sarebbe stato arduo per chiunque fare risultato. Come ha riconosciuto onestamente Mazzarri (c’è ancora qualcuno che rimpiange Novellino?), il gioco non è stato brillante in maniera assidua e costante, però si sono viste cose importanti, sia nell’organizzazione che nelle individualità. Per una nostra scelta precisa, abbiamo deciso di far commentare in diretta su Primocanale Sampdoria-Empoli da Onofri (domani Pellegrini commenterà Reggina-Genoa). Proprio Onofri ha detto: ‘’La Sampdoria è una squadra, l’Empoli no'’. E’ un riconoscimento fondamentale, perché significa che si comincia a intravvedere la mano dell’allenatore, che io reputo tra i più bravi in circolazione. Non bisogna illudersi ma, anzi, restare con i piedi per terra. Però è giusto essere ottimisti e avere fiducia. Campagnaro, Maggio, Sammarco sono giocatori giovani che ben si sposano con l’esperienza e la classe di Volpi, Montella, Bellucci. Se poi Castellazzi facesse sempre quel genere di parate (che miracolo su Vannucchi!)… In attesa di Cassano (io continuo a crederci…).
Postato da maurizio.michieli in Sport
Mezz’ora con il vitello nella pancia o, per usare un termine tennistico, con il braccino corto. Poi la Samp ha preso coraggio, mettendo la testa fuori dal guscio sino al bellissimo gol di Volpi, leader indiscusso della riscossa, che l’ha sbloccata sul piano psicologico. Le reti di Caracciolo e Maggio, due elementi che è stato fondamentale ritrovare, sono state la conseguenza di un atteggiamento costante e propositivo. Nella ripresa, nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Pieri (folle il suo intervento su Foggia), i blucerchiati hanno tenuto bene il campo senza correre rischi e alla fine hanno raccolto tre punti meritatissimi, che valgono 14 rassicuranti punti e l’aggancio in classifica al Genoa (non avevo mai dato troppo peso a questo aspetto interno, ma era diventato improvvisamente d’attualità nel momento in cui i rossoblù avevano sopravanzato, peraltro con merito, la Sampdoria, quindi ora è giusto rimarcarlo). Mazzarri ha avuto diversi meriti in questa gara. Il primo, avere inventato Zenoni marcatore come soluzione-tampone all’assenza di Campagnaro e Lucchini; il secondo, essere stato umile e avere schierato una formazione solida all’insegna di un pragmatico 3-5-2. Il progetto del tridente potrà eventualmente essere ripreso in mano quando tutti staranno bene e la squadra avrà più convinzione. Infine, due parole su Bellucci, ancora una volta tra i migliori: dalle sue galoppate sono giunti i segnali della riscossa. Adesso per la Samp si tratta di continuare, ben sapendo che sabato prossimo alle 18 arriverà a Marassi un Empoli agguerritissimo, come ha dimostrato rimontando due gol alla Roma. Se non altro Mazzarri recupererà Campagnaro, Palombo, forse Lucchini, avrà un Maggio in più nel motore e un Montella riposato. L’ottimismo è d’obbligo, purché tutti restino con i piedi per terra. Questo roboante successo in trasferta, il secondo della stagione dopo quello iniziale a Siena, deve essere soltanto l’inizio, altrimenti si ricomincia daccapo con le negatività. Personalmente, sono convinto che da adesso in poi vedremo una Sampdoria diversa. Non stellare, ma piacevole e in grado di regalare soddisfazoni ai suoi magnifici tifosi, che anche a Cagliari sullo 0-0 cantavano come hanno poi fatto dopo i tre gol.
Postato da maurizio.michieli in Sport
“Abbiamo toccato il fondo, ora possiamo soltanto risalire”. Lo ha detto Walter Mazzarri ai giocatori subito dopo la disfatta col Milan, peggior risultato casalingo della Sampdoria da oltre quarant’anni. Un disastro su tutta la linea, maturato nella ripresa dopo un primo tempo incoraggiante. Cosa sia successo nell’intervallo, poco importa. Conta il fatto che questa Samp, povera di gioco, è soprattutto incapace di lottare, come testimonia il pestone ricevuto da maggio sul 5-0 per il Milan. In questi casi è la squadra che soccombe a far capire agli avversari, anche con le cattive, che non possono infierire, pena qualche intervento scomposto. Così, invece, i blucerchiati sono riusciti a farsi picchiare con un cappotto sulle spalle e per di più davanti al loro pubblico, che alla fine ha fischiato allo stadio e contestato pallidamente fuori, complice anche il fatto che molti giocatori hanno scelto uscite secondarie. Ferme restando le responsabilità di Volpi e compagni, Mazzarri ci ha messo del suo, rilanciando inspiegabilmente Castellazzi, in colpevole ritardo su Gilardino in occasione del primo gol firmato da Kaka’, e poi imbottendo la formazione di punte sul 3-0 per il Milan, quando invece era opportuno cercare solo di limitare i danni. Cosa c’entrassero Caracciolo, Bonazzoli e Montella, tutti assieme appassionatamente, mentre il Milan infieriva sui resti della Sampdoria, non si e’ capito. Un segno, questo, che anche il tecnico è in confusione. Ciò non significa, come ha detto Marotta, metterlo in discussione con provvedimenti drastici: la Sampdoria ha pur sempre un punto in più dell’anno scorso di questi tempi e Mazzarri rimane un allenatore con ottime credenziali, che deve tuttavia chiare in fretta, anche a se stesso, cosa intende fare di questa squadra, sempre più penalizzata fra l’altro da infortuni a catena, l’ultimo quello di Lucchini. Ormai bisogna prendere atto che, almeno per il momento, il fascinoso progetto del tridente è completamente fallito e occorre imboccare la strada del pragmatismo. Magari affidandosi a un solido 3-5-2, gia’ a Cagliari, campo dove i blucerchiati hanno tradizionalmente sofferto le pene dell’inferno e da dove invece deve arrivare un segnale forte, un’inversione di tendenza. Spettacoli indecenti come quello andato in scena nel secondo tempo con il Milan non dovranno più ripetersi.