PRIMOCANALE TV all news dalla Liguria
Lug
31

BUONE VACANZE A TUTTI

Postato da maurizio.michieli in Sport

Cari amici, da domani e sino al 20 di agosto sarò in ferie. Mi auguro che anche per molti di voi possa essere così. Intanto, la Samp continuerà il suo cammino in Europa, spero felicemente. Pure Marotta non andrà in vacanza: a lui il compito di rifinire una “rosa” già buona ma con qualche lacuna da colmare. Appuntamento al 21, con una nuova stagione alle porte. E, mi raccomando, cominciate a prendere in considerazione l’idea di una “pizzata” insieme una sera di settembre. Mi piacerebbe conoscervi anche di persona. A presto. 


Lug
30

BREGANTE, IN MEMORIA DI UN AMICO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Sabato scorso si è spento Giorgio Bregante. Giornalista e dirigente sportivo. Fu per tanti anni il responsabile dei servizi sportivi della Gazzetta del Lunedì/Corriere Mercantile, quotidiano dove ho iniziato la mia attività. Fu anche presidente del Comitato ligure della Federbaseball e membro del consiglio nazionale. Poche note biografiche, solo a beneficio dei giovanissimi, che non bastano certo a riassumere la sua figura. Bregante è stato uno dei miei maestri e so, perché fu lui a dirmelo, che ero uno dei discepoli di cui andava più fiero. Non so se meritassi la sua stima così profonda, ma so che molto di quello che ho imparato di questo mestiere l’ho imparato da lui che, con affettuosa pazienza, mi ha dedicato parte del suo tempo, non solo professionale. Detesto le celebrazioni postume, quando la morte rende tutti buoni, bravi e simpatici. Ma nel caso di Giorgio faccio davvero un’eccezione con me stesso, perché il ricordo che ho di lui è di una persona che resterà per sempre nel mio cuore. Gli ho voluto bene e ho sofferto nel vederlo progressivamente consumarsi a causa di una malattia infame. Era un giornalista di straordinario talento. I suoi corsivi del lunedì potevano far saltare una panchina o tremare un presidente. I suoi titoli erano spesso un capolavoro di ironia. Eppure, era benvoluto e rispettato da tutti, perché dietro al giornalista c’era sempre l’uomo, pronto ad ascoltare e a venire incontro agli altri. La sua passione per il Genoa era genuina e nobile e mai gli ho visto commettere un torto ai danni della Sampdoria per il gusto di farlo. Anzi, Paolo Mantovani gli scriveva lettere memorabili, che lui teneva in una cassetto e ogni tanto tirava fuori per farmi leggere con discrezione. Quante volte, quando il Mercantile usciva il pomeriggio, riceveva alle sette in punto del mattino la telefonata di Aldo Spinelli. ‘’E’ l’uomo…'’, diceva guardando il resto della redazione sportiva. Da ciò capivamo che o arrivava una notizia o bisognava, come si dice in gergo, ‘’rimontare'’ con il presidente del Genoa. Ho ancora in mente quando, per la prima volta, mi disse che avrei fatto una trasferta al seguito della Sampdoria (poi mi avrebbe sovente mandato anche dietro al Genoa, com’era giusto che fosse): Bari o Cagliari, non ricordo bene. Ma rammento perfettamente che, pur essendo terrorizzato perché non sapevo se sarei stato all’altezza del compito, lo avrei abbracciato. In quel periodo, dal 1991 al 2002, al giornale eravamo davvero una bella “squadra” e gran parte del merito era suo, che sapeva gestirci come un domatore ma senza usare il bastone, se non in qualche rarissima occasione. Giorgio Bregante aveva un grande senso della notizia, poiché era stato anche capocronaca. E, anche se eravamo piccoli per dimensioni e tiratura, impartivamo “buchi” (notizie che altri giornali non hanno) agli altri perché eravamo allenati bene. Avrei davvero una valanga di ricordi da scrivere, come quando mi arrivò addosso la mia prima querela: era per un “pezzo” siglato M.M. Lui, volendomi tenere al riparo da conseguenze giudiziarie, disse che si trattava di una sigla, Mercantile Motori, e caricò su di sé la responsabilità del fatto. Anche se era da qualche anno che non lo vedevo, Bregante mi mancherà. Ma, ancor più, credo che mancherà al giornalismo sportivo della nostra regione, per quella sua maniera ruspante di raccontare il calcio e gli altri sport cosiddetti minori per i quali nutriva grande rispetto. Con Bregante se ne è andato, in silenzio, un pezzo di storia sportiva della nostra città. Giorgio era un uomo di fede e spero che possa leggere queste righe e vedere e ascoltare la puntata di Anteprima Calcio che gli dedicherò stasera. E’ poco, è troppo poco. Ma è il mio modo per dirgli grazie e invitarlo a continuare a scrivere, da lassù, quel “tamburino” nero che era la sua firma inequivocabile.Š


Lug
27

ORGOGLIO, PASSIONE E RISPETTO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Cari amici, mi rivolgo a voi che in queste ore, sia in tv che nel blog, vi interessate con un certo fervore alla mia fede calcistica. Vi ringrazio, ma non credo di meritare tanta attenzione. Penso che un buon giornalista debba limitarsi al proprio recinto, al ruolo di tramite e mediatore tra la notizia e il destinatario finale, senza smanie “interventiste”. Magari un “grande, tipo Montanelli, poteva assurgere al ruolo di protagonista, ma gli altri, se e quando provano a farlo, secondo me diventano patetici. Ecco perché ritengo che l’esibizione smodata della propria fede nulla abbia a che fare con il lavoro di giornalista. Pur avendone una, come i cronisti parlamentari hanno quella politica. Io sono sampdoriano dall’età di tre anni: scelsi la Samp per l’originalità della maglia e perché allora significava essere in minoranza e non avere mai vinto nulla e a me è sempre piaciuto andare un po’ controcorrente. Però ho visto centinaia di partite del Genoa, anche nella Vecchia Fossa: i miei amici sono quasi tutti tifosi rossoblù e allora, oggi forse meno, tanta era la passione per il calcio che si era soliti assistere alle partite di entrambe le squadre genovesi. La Sampdoria poi mi avrebbe ripagato con gli interessi per quella scelta minoritaria. Quando, nel 1985 vinse la prima Coppa Italia, dentro di me, in mezzo a una Gradinata Sud stracolma di gente che piangeva, dissi: grazie Samp, hai saldato il tuo debito con me, adesso puoi tornare a lottare per la salvezza. Invece, arrivarono lo scudetto, la Coppa delle Coppe, la finale di Wembley (dolore e gioia insieme), altre Coppe. Ma non mi sono mai illuso: si tifa per amore, non per interesse o per i risultati. Qualunque sia la squadra destinataria di questo affetto; piccola o grande, non importa. L’Inter? Sicuramente avrò detto che tra i club metropolitani è quello che mi sta meno antipatico. Lo ribadisco. Da piccolo, non avendo grandi campioni nella Sampdoria, mi “innamorai” di Boninsegna. E poi mio nonno, milanese di origine, era interista. Ma è davvero così importante la mia biografia? E cosa c’entra questo con i miei pregi o i miei difetti di persona, di individuo? Credo che per dare dell’ineducato a qualcuno, intanto bisognerebbe firmarsi e non nascondersi dietro un nick per viltà (comunque, non mi stupisco). Poi, bisognerebbe conoscere l’interlocutore un po’ più a fondo. Talvolta, nel mare magnum di lunghe dirette e numerose trasmissioni, si può incappare in qualche atteggiamento sbagliato, di cui sono sempre eventualmente pronto a chiedere a scusa. Ma, almeno, mai ho detto in tv di avere sognato o immaginato migliaia di tifosi di un’altra sponda a bordo di un treno diretto in un campo di concentramento nazista, come capitò a qualcuno, che poi ribadì il concetto anche in un’altra sede televisiva. Infine, ho avuto la fortuna di conoscere Gianni Brera e di parlargli, in occasione del debutto di Arrigo Sacchi sulla panchina dell’Italia a Genova contro la Norvegia: il “maestro” non era genoano come paravento o per opportunismo di fronte a milanesi e juventini, lo era per davvero. Ecco perché, magari eccedendo, ho reagito nel sentirlo oggetto di un’infame accusa: quella di essere un’ipocrita. Nel mio piccolo, senza essere Gianni Brera (di cui ho letto molto, senza azzardarmi mai a imitarlo, sapendo che avrei rischiato brutte figure), ipocrita non lo sono nemmeno io. Adesso, come scrisse Brera in un memorabile articolo, mi vado a stravaccare bovinamente in attesa del fieno serale…


Lug
9

IL CAPOLAVORO DI MAROTTA

Postato da maurizio.michieli in Sport

Cari amici, intanto grazie di cuore per tutti gli auguri di buone ferie che mi avete recapitato. Lo sono state per davvero, ma non ho certo smesso di seguire le vicende di mercato. Vi scrivo queste righe poco prima di ripartire, destinazione Moena, da cui vi dò appuntamento per le dirette dal ritiro della Sampdoria: 12,45, 18,00, 19,30 e, martedì, alle 21. Cercherò di raccontarvi e mostrarvi tutto il possibile (anche attraverso un blog specificatamente dedicato), compresa l’amichevole di sabato pomeriggio con i Monti Pallidi in cui dovrebbe debuttare il mio “amico” Vincenzo Montella. Ecco, parto proprio da qui per dirvi la mia. Sapete (non mi tiro certo indietro) che ho criticato aspramente la perdita di Quagliarella, un’operazione (specie nel modo in cui è maturata) di cui ancora non ho compreso il significato economico, visto che si sarebbe comunque trattato di un investimento ampiamente ripagabile in futuro. Tuttavia, sono convinto che sulle ceneri di quella sconfitta di mercato Beppe Marotta abbia saputo risorgere alla grande, allestendo una Sampdoria stuzzicante e competitiva. Il “nostro” a.d. si è mosso con tempestività, intelligenza e con una precisa strategia, ingaggiando (quasi tutti a titolo definitivo o in comproprietà) giocatori intorno ai 26/27 anni che possono assicurare alla squadra di Mazzarri un nuovo ciclo a eccellenti livelli di tre, quattro stagioni. E non è finita. Montella è in arrivo e, conoscendolo bene, specie come uomo, so che si presenterà con straordinarie motivazioni. Chiaro che non potrà essere il Montella dei tempi d’oro, però con due giocatori vicino (come prevede il modulo di Mazzarri) e il suo bagaglio di capacità ed esperienza, sarà di un’utilità spaventosa alla causa blucerchiata. Dopo Montella, verrà acquistato l’ultimo tassello: un centrocampista-attaccante dai piedi buoni. A quel punto il mosaico sarà completo, con Lucchini, Campagnaro e Gastaldello per la difesa, Sammarco per il centrocampo, Caracciolo, Montella e Bellucci per l’attacco, le conferme del gruppo storico (Volpi, Palombo, Zenoni) e di elementi come Maggio, Accardi, Ziegler, lo stesso Delvecchio, la riproposizione di giovani promettenti (Koman, Bastrini) etc. Insomma, è una Sampdoria che mi piace e che può avere un futuro. E’ logico che sarà il campo a dire l’ultima parola, tuttavia bisogna avere ottimismo e fiducia in questa dirigenza, che complessivamente, non ha mai deluso le attese. E che (finalmente!) ha iniziato anche a pronunciare parole come sentimenti, passione, entusiasmo e obiettivi, muovendosi di conseguenza. Segno che le critiche, quelle costruttive e dettate dall’amore per la Sampdoria, vengono recepite da interlocutori intelligenti quali sono il presidente Garrone, l’a.d. Marotta e tutti i loro collaboratori. Ecco perché concludo questo articolo con un modesto appello a chi non ha rinnovato l’abbonamento (circa tremila tifosi): fatelo durante la vendita libera. E altri li seguano. La Sampdoria, questa Sampdoria merita il vostro affetto e la vostra stima. Appuntamento in Trentino, dunque. Anche noi di Primocanale, con la fondamentale collaborazione della società, ci siamo… ripresi il gioco.