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Ott
31

NO AL CAPRO ESPIATORIO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Le “picconate” di Garrone a Novellino e alla squadra sono quantomeno servite a scuotere un ambiente intorpidito da troppi mesi. Bene ha fatto il presidente a sostenere, attraverso un comunicato ufficiale, che a Cagliari sono mancate tenacia e fermezza. Tutto vero, tutto giusto, però… Attenzione a non trasformare Novellino nel caprio espiatorio di responsabilità che, eventualmente, saranno di tutti. Anche di Garrone. Sapete che non ho mai nascosto il mio pensiero sull’allenatore blucerchiato: è bravo, alla guida della Sampdoria ha fatto benissimo e per questo sarà sempre annoverato nella galleria dei “grandi” con Boskov, Eriksson e pochi altri (personalmente aggiungerei Ulivieri, Monzeglio e Bernardini), tuttavia temo che abbia esaurito la sua spinta propulsiva a Genova. Non è una colpa, ma un dato. Per questo in estate, chiuso un ciclo meraviglioso di quattro anni, avrei cambiato guida tecnica alla squadra. Nonostante ciò, non vorrei che si dimenticasse un fatto importante: l’ultima campagna acquisti della Sampdoria si è chiusa in attivo di un milione di euro, quindi la formazione non è stata rinforzata, semmai è stata indebolita con alcune cessioni. Che nessuno contesta, perchè ogni azionista è libero di spendere come e quanto crede, oppure di non spendere affatto, a patto che l’azionista stesso non avanzi eccessive pretese sui risultati da ottenere. Sono d’accordo che Novellino e i suoi debbano darsi una sveglia, quindi ben venga la “picconata” di Garrone, ma teniamo anche presente che all’allenatore non è stato acquistato un giocatore in grado di accrescere il livello della squadra. Insomma, Novellino ha diritto alle attenuanti e non è lecito aspettarsi da lui sempre i miracoli. Novellino sbaglia quando non è umile, quando racconta partite diverse da quelle che tutti hanno visto, quando magari non azzecca i cambi, quando prende di mira un giocatore piuttosto che un altro, quando si intestardisce su un unico modulo, ma è un gran lavoratore, dotato di temperamento e su questo piano non può essere attaccato. Sono certo che, se avesse potuto indicare gli elementi da acquistare sapendo di avere a disposizione un budget di qualche milione di euro (diciamo cinque, non di più, dieci miliardi delle vecchie lire) avrebbe indicato altri rinforzi. In definitiva, se le cose non dovessero girare per il verso giusto (io spero ancora che la Sampdoria possa imboccare la strada giusta), le colpe sarebbero di tutti, dal presidente in giù e non di un unico capro espiatorio.


Ott
29

IL VOLTO OSCURO DELLA SAMP

Postato da maurizio.michieli in Sport

Una calda, una fredda. Temo che sarà così per tutta la stagione, inutile sperare che la Sampdoria trovi per strada la continuità nelle prestazioni e nei risultati. Non bisogna illudersi dopo una vittoria, né deprimersi dopo una sconfitta. Dopo la buona prova con la Lazio, ecco l’incolore partita di Cagliari, conclusa senza nemmeno mettere a segno un tiro in porta. Eppure sinora quella blucerchiata era stata l’unica formazione della serie A ad avere sempre marcato un gol. Magra consolazione: al “Sant’Elia” sarebbe finita 0-0, se Castellazzi non si fosse appisolato sulla punizione di Conti. Invece è arrivata un’altra sconfitta e l’appuntamento con i tre punti in trasferta (che mancano da nove mesi) è rinviato. Sapete che stimo Novellino e quando sostengo che forse il suo ciclo è finito non intendo sminuirne il valore: lui qui avrebbe voluto confenzionare qualcosa di importante, oltre a quello già fatto col quinto posto di due anni fa e con il ritorno in Uefa. Ricordate? Parlava di un sogno da realizzare. Ma la società non lo ha assecondato, anteponendo legittimamente il rigore di bilancio alle ambizioni sportive. In questo senso affermo che il ciclo di Novellino è terminato: non esistono più margini di crescita e non certo solo per responsabilità sua. Credo che questa situazione di stallo ogni tanto renda il mister poco lucido, a differenza del solito (tra le sue prerogative c’è la capacità di “leggere” in maniera impeccabile la partita): non avevo capito le sostituzioni di Bergamo e non ho capito quella di Cagliari quando nell’intervallo è uscito Delvecchio (impiegato fuori ruolo) ed è entrato Volpi, col risultato di avere in campo tre mediani più Franceschini, pur dovendo rimontare lo svantaggio. Novellino si è accorto dell’errore e dopo dieci minuti ha inserito Olivera al posto di Parola. Peccato, però, che l’uruguaiano sia l’ennesimo fantasista inutile, non funzionale al gioco di Novellino che predilige le fasce laterali. Avevo detto in estate che vedevo Olivera sulla stessa china di chi lo aveva preceduto, Doni e Zauli. Purtroppo sta andando così, anche se spero con tutto il cuore di sbagliarmi. Adesso il Palermo capolista. Sono sicuro che, al di là del risultato, la Sampdoria rimetterà in vetrina il suo volto migliore. Anche perché peggiore di quello visto, anzi, non visto a Cagliari, sarà difficile.


Ott
26

IL SALTO DEL… “QUAGLIA”

Postato da maurizio.michieli in Sport

C’è chi dice che assomiglia a Flachi. Chi lo paragona al primo Vialli. Chi a Tavano. Ma io credo che Fabio Quagliarella, 23 anni, da Castellamare di Stabia, sia un giocatore che sfugge a ogni paragone. Pensate che, nel settore giovanile del Torino, nacque centravanti puro. Poi si è trasformato in esterno, quasi in rifinitore, infine in seconda punta, il ruolo che a mio giudizio gli si addice meglio. Abilissimo a muoversi tra le linee avversarie, ma anche lesto a ricevere il pallone con le spalle alla porta, formidabile nel dribbling stretto, nell’uno contro uno e, adesso, anche stoccatore implacabile, come dimostrano i gol realizzati con la maglia della Sampdoria in questo primo scorcio di campionato.

Quagliarella, che l’anno scorso aveva militato in prestito nell’Ascoli, era di proprietà dell’Udinese. Beppe Marotta, per ottenere la metà del suo cartellino (oltre a quello di Pieri), ha dovuto cedere al club friulano la comproprietà di Foti. Un’operazione che lì per lì poteva destare qualche perplessità, visto che il gioiellino blucerchiato era ed è unanimemente riconosciuto come uno dei talenti emergenti del calcio italiano. Ma l’esplosione dell’attaccante campano ha cancellato ogni dubbio: per un Foti mezzo perso, c’è un Quagliarella mezzo guadagnato.

Già, mezzo… vale per l’uno e per l’altro. Insomma, Udinese e Sampdoria dovranno sedersi al tavolo per sbrogliare la matassa ed evitare di andare alle buste, con tutte le incertezze che questo comporta. Sarà una bella lotta, perché Quagliarella si sta valorizzando molto e Foti nella Primavera continua a brillare. Tra i due, poi, ci sono cinque anni di differenza. Tutti parametri che rientreranno nella trattativa fra Samp e Udinese, che dovrebbe prendere quota già a gennaio, perché ridursi a luglio potrebbe essere rischioso per entrambe le società.

Ma restiamo al Quagliarella giocatore. Così rapido, così naif, ma anche così completo. Se proprio gli si vuole trovare un difetto, beh, forse potrebbe lasciar perdere qualche dribbling di troppo ed essere più concreto. Ma si tratta di imperfezioni destinate a scomparire col tempo e con l’esperienza, poiché stiamo parlando di un ragazzo ancora giovanissimo in relazione al ruolo che ricopre. Le reti realizzate a Bergamo e con la Lazio al “Ferraris” contengono qualcosa di geniale: un missile terra-aria il primo gol all’Atalanta, un cioccolatino al peperoncino il secondo, una veronica al contrario quello ai biancazzurri. Già in estate, nell’amichevole con il Penarol per i 60 anni della Sampdoria, Quagliarella aveva messo in mostra doti importanti firmando una bellissima doppietta. Ripetersi in campionato non era facile, ma lui ci sta riuscendo alla grande pur restando con i piedi ben ancorati per terra. <>, dice con modestia.

Di fronte a questa prospettiva, per la verità, i tifosi già sognano di vederli in campo insieme, a formare con Bonazzoli un tridente molto stuzzicante. Novellino non ama derogare al suo 4-4-2, però, insomma… forse si potrebbe fare un piccolo strappo alla regola, ferma restando la possibilità di conservare gli equilibri di squadra. Di certo Quagliarella sa interpretare il ruolo di seconda punta proprio come piace all’allenatore blucerchiato, andando in profondità ma anche muovendosi al elastico tra centrocampo e attacco. Lo stesso Novellino ha una parte del merito nell’esplosione di Quagliarella, perché ha saputo sfruttarne al meglio le caratteristiche. Di suo il ragazzo di Castellamare ci sta mettendo un fisico prepotente, qualità tecniche eccelse e una robusta dose di umiltà, senza la quale non sarebbe arrivato così in alto. Piace, Quagliarella, anche per l’imprevedibilità della sue giocate, per quella dose di genio che accompagna i suoi movimenti, con e senza palla.

Non è un caso, secondo me, che Bonazzoli, avendo accanto un compagno di reparto con queste caratteristiche, stia ulteriormente esaltando le sue doti di suggeritore. Una coppia molto ben affiatata, che sembra essere insieme da parecchi anni. Se l’attacco della Sampdoria segna a raffica e risulta uno dei più prolifici del campionato, il merito è soprattutto loro. Adesso a Quagliarella, per essere completo, manca soltanto una cosa: un soprannome. I tifosi si staranno già scatenando per trovare quello giusto…


Ott
24

VOGLIONO FARLA PAGARE A GARRONE

Postato da maurizio.michieli in Sport

Nel nuovo corso del calcio chi mancherà di rispetto alla istituzioni pagherà economicamente con una multa, ma anche con penalità in classifica. Lo ha detto il presidente della Lega, Antonio Matarrese, che ha aggiunto: Qui non c’è una restaurazione, chi si diverte a offendere le istituzioni del calcio, pagherà. Anche se Matarrese non lo nomina, il destinatario di questa invettiva è inequivocabilmente il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, l’unico che aveva parlato apertamente di “restaurazione” sia in Lega a Milano che in Figc a Roma. Qualche giorno fa, intervenendo alla “Domenica sportiva”, era stato il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli, ad attaccare (pure lui senza nominarlo) Garrone, sostenendo che non esisteva alcun tentativo di “restaurazione” nel calcio. Una parola, questa, che evidentemente dà molto fastidio ai signori del pallone di ieri, di oggi e, forse, di domani. Basterà aspettare per capire se Garrone ha ragione oppure no, basterà aspettare lunedì quando ci saranno le sentenze dell’arbitrato sulle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio. Di certo l’uscita di Matarrese, che annuncia sanzioni economiche e penalità in classifica per le squadre i cui presidenti si rendano protagonisti di attacchi alla sua persona, è grave, molto grave. Negli anni scorsi abbiamo assistito a scambi di insulti di ogni genere, con protagonisti i vari Zamparini, Cellino, Corioni e compagnia bella protagonisti di volgari teatrini, in Lega e persino in televisione. E nessuno, mai nessuno, aveva pensato di imbavagliarli punendo le loro società e le loro squadre. Ma adesso che Garrone ha smascherato i loro giochetti, all’insegna del “tutto cambi perché nulla cambi”, quegli stessi personaggi hanno deciso di varare un codice etico che, anziché punire i malfattori, tenta di ridurre al silenzio chi ne denuncia le losche manovre. L’avevo già detto e lo ribadisco: su questo argomento sto con Garrone, anche e soprattutto se cercheranno di affondarlo e di fargliela pagare. Sto ancora di più con Garrone dal momento in cui vogliono punire la Sampdoria, squadra e tifosi, per la battaglia etica del suo presidente. Il delirio di onnipotenza di don Tonino Matarrese ha raggiunto l’apice con questa vergognosa proposta. Il prossimo passo sarà quello di far chiudere i blog, magari anche questo, che esprimono il dissenso alla sua politica. Preparatevi al peggio, perché temo che dopo aver toccato il fondo con calciopoli ci sarà chi continuerà a scavare per trascinarci ancora più in basso.    Š


Ott
22

NON E’ UNA SQUADRA DI NOVELLINO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Un altro suicidio, un harahiri identico a quello di due anni fa con l’Inter e dopo avere assaporato il gusto della prima vittoria in trasferta della stagione, la Sampdoria e’ tornata da Bergamo con una sconfitta terribile, inquietante, al
termine di un secondo tempo in cui la squadra di Novellino ha progressivamente
rinunciato a giocare, sino a consegnarsi agli avversari, primo fra tutti quel
Cristiano Doni che ha consumato con avidita’ una vendetta inseguita da mesi.
Magrissima consolazione per i blucerchiati l’esplosione di Quagliarella, autore
di due reti in puro stile brasiliano nei primi undici minuti della partita. Due gol,
due gioielli, due capolavori balistici che avevano illuso tutti, lasciando
presagire un pomeriggio di festa per gli oltre mille tifosi che avevano seguito la
Samp in questa trasferta. Invece il sogno si e’ trasformato in un incubo e ciò che
l’attacco aveva creato, la difesa ha distrutto con chirurgica puntualita’. Un
crollo fisico, caratteriale, tecnico-tattico, che i blucerchiati hanno miscelato
con le loro mani e ingoiato goccia dopo goccia, regalando poi a Zampagna
addirittura la ciliegina del 3-2 finale, ancora con Falcone, non nuovo a questi
errori clamorosi. Ma e’ stata tutta la squadra a fallire il secondo tempo,
Novellino compreso, troppo preoccupato di difendere il risultato, come
dimostrano le uscite premature di Bonazzoli e Quagliarella, sostituiti da un
Bazzani ancora indietro di condizione e da un Olivera nella solita versione
fantasma. A rovinare ulteriormente la giornata hanno provveduto Zenoni e
Delvecchio, che si sono fatti ammonire per futili motivi ed essendo diffidati
andranno adesso in squalifica, saltando la sfida di mercoledi’ con la Lazio, che
la Sampdoria affronterà con il morale sotto i tacchi. Anziché trarre forza dai
risultati positivi ottenuti con merito nelle ultime gare, i blucerchiati hanno
lasciato a casa l’umilità e si sono immersi in un bagno di presunzione nel quale
sono puntualmente annegati. Continuita’, questa sconosciuta, ecco il problema.
Qual e’ la vera Samp? Quella vista con il Milan e nei primi minuti di Bergamo,
oppure quella della prima giornata con l’Empoli e del secondo tempo con
l’Atalanta? Impossibile dirlo, certo è che ora il bilancio del campionato è
pesantemente in rosso, con due sconfitte, quattro pareggi e una sola vittoria. Se
non ci fossero le penalizzazioni, che peraltro potrebbero presto ridursi, la
Sampdoria avrebbe alle spalle soltanto cinque squadre. Un dato su tutti emerge
dopo queste prime sette giornate: la Samp segna tanto, dodici gol, secondo
miglior attacco del campionato insieme con l’Inter, ma subisce ancora di più,
tredici reti, peggior difesa della serie a insieme con il Catania. Insomma, non e’
una squadra di Novellino e si vede. Esattamente come l’anno scorso. Che voglia dire qualcosa?


Ott
17

LA SAMP, I GIOIELLI E IL MERCATO

Postato da maurizio.michieli in Sport

E’ bastata la grande prestazione con il Milan per far salire non solo le quotazioni della Sampdoria al tavolo del campionato ma anche e soprattutto quelle dei suoi giocatori al banco del mercato. Tre nomi, in particolare, stanno scatenando gli appetiti della concorrenza: Palombo, Delvecchio e Bonazzoli. Si tratta, secondo me, di tre autentici gioielli, di cui la società blucerchiata ha motivo di andare fiera, tre prodotti di quel laboratorio guidato da Novellino che si chiama Bogliasco. Angelo Palombo, dopo avere neutralizzato Kakà e Seedorf, ha attirato le attenzioni di molti club, tra cui lo stesso Milan. La sua è stata ed è una crescita costante, esponenziale, senza soste. Gennaro Delvecchio è in questo momento uno dei centrocampisti più completi che l’Italia possa annoverare, tanto è vero che fa ormai parte in pianta stabile del giro della nazionale. Emiliano Bonazzoli è, dopo Toni, il più forte centravanti del nostro campionato, superiore all’attuale Gilardino ma anche a Lucarelli, i cui margini di crescita si sono ormai esauriti mentre quelli del blucerchiato risultano ancora ampi. Onore e merito, dunque, alla Samp (nelle sue componenti dirigenziali e tecniche) che ha scovato questi tre talenti, li ha plasmati e valorizzati. E adesso? Cosa succederà di fronte agli “assalti” dei grandi club? Io credo che i tifosi, almeno per questa stagione, possano stare tranquilli. La Sampdoria di Garrone mai ha ceduto i propri “quadri” a campionato in corso, ovvero al mercato di gennaio. Magari non si è neppure rafforzata, però ha trattenuto i suoi gioielli, come avvenne l’anno scorso con Diana, inseguito a suon di milioni dalla Fiorentina. Di conseguenza credo che Palombo, Delvecchio e Bonazzoli non si muoveranno da Genova sino a giugno. E dopo? Inutile negare che, in assenza di investimenti da parte dell’azionista, Marotta è costretto a cedere qualche “pezzo” pregiato per ingaggiarne altri. Emblematico il caso di Bonazzoli: per acquistarlo integralmente (e i fatti stanno dimostrando che si è trattato di un affare vantaggioso) è stato necessario sacrificare Diana, Pisano e la metà di Foti. Non mi sento di escludere che a luglio possa accadere lo stesso, con il sacrificio di uno tra Palombo, Delvecchio e Bonazzoli. A meno che… a meno che il calcio vada davvero incontro a un riequilibrio della risorse e l’azionista sia costretto sempre meno a intervenire finanziariamente per tappare le falle nel bilancio. In quel caso, sono convinto che Garrone e Marotta tratterranno i giocatori più importanti e magati costruiranno attorno a loro una Sampdoria ancora più competitiva. Ma occorre che le cose cambino a livello di sistema, altrimenti non ci si possono fare illusioni. Vorrei aggiungere una cosa: molti tifosi blucerchiati si sono arrabbiati perché Marotta, parlando a una radio romana, avrebbe detto che sarebbe orgoglioso di vedere in futuro Delvecchio vestire la prestigiosa maglia della Roma. Non intendo difendere Marotta, ma ritengo che il suo discorso fosse più ampio, legato semmai all’orgoglio di avere Delvecchio in maglia blucerchiata, che non penso lui ritenga meno prestigiosa di quella giallorossa, se non in termini di bacino di utenza. Ma questo è un altro discorso. Certo, anche a me quella frase ha trasmesso, a livello di sensazione epidermica, quasi una “fretta” di vendere, ma non possiamo fare il processo alle intenzioni. Per ora godiamoci questi giocatori, sosteniamo Garrone nella sua battaglia per un calcio più equo e speriamo di vederli per tanti anni nella Sampdoria, alfieri di un nuovo ciclo. Se sarà soltanto un sogno, lo scopriremo. Ma dobbiamo crederci, affinché si possa realizzare. Che ne dite?

Š


Ott
15

DUE STRISCIONI E UNA PARTITA

Postato da maurizio.michieli in Sport

“Gloria, passione, coerenza: Grande Paolo, la Sud non ti dimentica”, firmato Utc; “Al tuo fianco in battaglia, tieni duro presidente”, firmato Fedelissimi ‘61″. Il mio racconto di Sampdoria-Milan parte da qui, dai due striscioni che le componenti più calde del tifo blucerchiato hanno dedicato ai presidenti, di ieri e di oggi, Paolo Mantovani e Riccardo Garrone. Comincio da qui perché, secondo me, è in questo indissolubile connubio tra società e pubblico che sta il segreto della Sampdoria, capace in sessant’anni di storia di vivere tantissime pagine esaltanti e rarissimi periodi bui. Sabato di fronte c’era il Milan, eppure la gente blucerchiata ha messo davanti a tutto il ricordo di una lezione indimenticabile (quella di Mantovani) e la solidarietà per una battaglia giusta (quella di Garrone). Dopo, si è pensato alla sfida con i rossoneri, in cui non a caso la Samp ha tirato fuori tutto ciò che aveva dentro. Proprio come hanno fatto i suoi tifosi, con gli striscioni prima e i canti poi. E’ finita in pareggio, anche per i molti errori commessi dall’arbitro Rosetti, ma se i blucerchiati avessero vinto a mio giudizio non avrebbero rubato nulla in virtù di un secondo tempo eccezionale. Non so se siete d’accordo, ma vorrei dare la palma del migliore a Palombo: lui, da solo, è riuscito ad annientare Seedorf e Kakà, non sfigurando affatto nel confronto con Gattuso, il giocatore a cui assomiglia di più. Angelino merita questo riconoscimento, perché oltre ad essere un eccellente calciatore è un ragazzo semplice, in gamba e un professionista esemplare. Un vanto per la Sampdoria, che lo ha scovato quando aveva appena vent’anni e lo ha allevato con tutte le attenzioni possibili, alle quali lui ha risposto da figlio riconoscente. Peccato per la vittoria sfumata, ma la squadra di Novellino è sulla strada giusta, ha ritrovato umiltà, carattere, gioco e organizzazione. Ora sarebbe fondamentale il recupero di elementi come Terlizzi, Parola e Bazzani, che possono dare un grande contribuito per evitare “spremiture” ai soliti noti. Senza dimenticare Francesco Flachi. L’ho visto, sabato allo stadio. Ci siamo salutati con il solito affetto. So quanto soffre, ma so anche che tornerà più motivato e brillante di prima. Sarà l’arma in più della Samp dal 28 novembre in poi. 


Ott
13

IL MIO RICORDO DI PAOLO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Era il 14 ottobre del 1993 quando Paolo Mantovani moriva lasciando un vuoto incolmabile nell’intera famiglia blucerchiata. Un vuoto fisico, ma non di ricordi, perché quelli sopravvivono nella memoria di chi lo ha conosciuto e amato. Soprattutto nella memoria dei tifosi, la sua seconda famiglia. Ho scritto e raccontato tanto in questi anni di Paolo Mantovani, ma mai cose “intime”, che mi hanno riguardato da vicino. Lo farò qui, in questo luogo e in questa occasione. Con una premessa: ho visto tante persone, dopo la sua morte, professarsi amici di Paolo Mantovani, ma sapevo che non lo erano. E questo mi dava molto fastidio, anzi, mi provocava un certo disgusto. Ecco perché dico subito che non ero amico di Paolo, forse non ne ho avuto il tempo, anche se l’ho conosciuto bene. Ho una bella confidenza con la sua famiglia, Francesca, Enrico, Ludovica e Filippo, che ho visto vivere e lottare per la Sampdoria con un’eredità sulle spalle che avrebbe schiacciato chiunque, non loro, figli e tifosi della stessa, immensa persona. Credetemi, se non avessero accettato questa responsabilità, fatta di onori ma anche di pesantissimi oneri per la piega che aveva assunto il calcio, la Samp avrebbe rischiato di sparire. Conobbi Paolo Mantovani nel 1983. Doveva inaugurare la scuola calcio dell’U.S. A. Baiardo, insieme con Trevor Francis. A bordo della mia Uno andai a nervi a prelevare il leggendario “striker” inglese, che mi accolse sulla porta di casa bevendo un té. Erano le 14. Alle 14,30 avevamo appuntamento con Mantovani e il suo autista Carlo davanti al “Ferraris”. Grazie al cielo, arrivammo puntuali, anche se Paolo ci stava già aspettando. Mi presentai e gli dissi: vi faccio strada, seguitemi. Lui mi rispose: se non le dispiace, vengo con lei. Salì a bordo della mia utilitaria, “costringendo” Francis a sedersi sul sedile di dietro. Alle nostre spalle procedeva, verso la collina di Montesignano, la Mercedes con l’autista. Mentre guidavo, Mantovani mi raccontò che quell’anno, eravamo ai primi di settembre, era particolarmente orgoglioso di un acquisto. Era un giovane terzino prelevato dal Como. Girò la testa all’indietro, verso Francis e gli disse: questo in allenamento non ti farà toccare palla per tutta la stagione. Trevor annuì. Parlava di Moreno Mannini. Un’altra volta, lavoravo già al giornale, Paolo Mantovani si rese protagonista di un gesto clamoroso. Durante una partita con l’Atalanta, abbandonò la tribuna d’onore e si recò nella Sud per sedare una diatriba insorta tra i tifosi blucerchiati per una questione di striscioni. Era un fatto delicato, che coinvolgeva il rapporto con la parte più calda del pubblico sampdoriano. Il mio capo di allora, il mitico e generoso Giorgio Bregante, mi affidò il “pezzo” come si dice in gergo. Lo scrissi con un pizzico di timore. Il connubio Mantovani-ultrà non era facile da gestire, c’era il rischio di raccontare i fatti in maniera incompleta. Cercai di non trascurare nulla, anche gli aspetti più scomodi. Il giorno dopo, durante la visita istituzionale a una banca, Mantovani incontrò il mio capo, che era stato invitato. Non ho mai saputo cosa gli disse, ma so che si parlarono, perché Bregante me lo riferì. So solo che da quell’evento e da quel lunedì non smisi un giorno di scrivere di Sampdoria e diventai in pianta stabile inviato al seguito della squadra, allora guidata da Boskov, insieme con Gianni Massinissa, uno dei miei maestri. Avrei tante di queste storie da raccontare, perché una caratteristica, forse la principale, di Paolo Mantovani consisteva nel non essere mai banale. Come quando, una volta a Bogliasco, mi disse: vuole in regalo un figlio di Luca e Roberto? Non erano Vialli e Mancini ma i suoi cani, bovari delle Fiandre, che avevano dato vita a una bella discendenza. Amo i cani e d’istinto avrei risposto di sì, ma trattandosi di una razza impegnativa, anche morfologicamente, gli replicai: presidente, grazie, ci penso e le dò una risposta. Mi spiace, controreplicò Mantovani, il tempo è scaduto… Beh, è scaduto anche per questo articolo. Ma ho la certezza che il tempo per ricordare ogni tanto Paolo Mantovani non finirà mai.   

 


Ott
12

LEGA E STADIO, STO CON GARRONE

Postato da maurizio.michieli in Sport

Alla fine del precedente intervento, scritto soprattutto per ringraziare i primi visitatori di Samplace, ho accennato a una questione che, credo, merita di essere approfondita, anche in virtù del vostro contributo. Quando e’ stato il caso, dal mio punto di vista, di rivolgere qualche critica al presidente Garrone, l’ho fatto. Non mi era piaciuto, per esempio, che avesse “minacciato” di schierare gli Allievi contro la Juventus e poi non lo avesse fatto, come uno Zamparini qualunque. Un atteggiamento non degno della sua riconosciuta autorevolezza e serietà. Così come non mi era piaciuto quando, dopo l’eliminazione della Coppa Uefa, aveva dichiarato: . Salvo poi ingaggiare a gennaio Iuliano, Marchesetti e Colombo. Io penso che ai tifosi, sia nel bene (e Garrone ne ha fatto e ne fa tantissimo ai colori blucerchiati) che nel male, vada sempre detta la verità. Specie ai tifosi della Samp, che chiedono solo questo e non pretendono mai nulla. Adesso, però, desidero apertamente dire e scrivere che sto completamente dalla parte del presidente nelle vicende Lega Calcio e nuovo stadio. Garrone ha dato un segnale forte dimettendosi dal consiglio di Lega. Come dire, <>. Un atto di orgoglio, correttezza e stile, magari brusco, alla Garrone, ma stile. Nel mio piccolo, lo difenderò di fronte a qualunque forza contraria. Non so se la Samp pagherà sul campo questo atteggiamento, voglio ritenere di no, ma non importa. Se dopo il sistema Moggi-Milan, intendono crearne un altro, persino peggiore, vadano avanti senza la Sampdoria, che non ne sarà complice ma avversario, sia pure esterno, da fuori e quindi con meno margini di manovra. Sostengo Garrone anche sull’ipotesi di un nuovo stadio, non perché non ami il “Ferraris”, anzi, ma perchè mi rendo conto che non si può sciuscia e sciurbi, come diciamo a Genova (scusate il dialetto impreciso, correggetemi se potete: lo capisco, ma non lo parlo). Uno stadio, per l’esatezza un complesso sportivo, moderno e attrezzato a 360 gradi, può rappresentare per una società un patrimonio immobiliare da far valere in bilancio e una fonte di ricavi dopo il pesante ammortamento dei costi. Traslocare sarebbe un sacrificio, per tutti. Dalla mitica Caienna dell’Andrea Doria al glorioso “Ferraris” dello scudetto della Sampdoria il viaggio è stato lungo ed esaltante. Ma talvolta, pur amando e rispettando la tradizione, bisogna fare i conti con la storia e la realtà. E poi i tifosi blucerchiati, pur di stare vicino alla loro squadra, credo che sarebbero pronti a tutto, anche a ingoiare un boccone inizialmente poco prelibitato. Saprebbero poi, insieme con la loro società, saperlo rendere dolce strada facendo. Fatemi sapere cosa ne pensate.Š


Ott
12

UN GRAZIE CON EMOZIONE

Postato da maurizio.michieli in Sport

Cari amici, è con emozione e curiosità che entro per la prima volta in questo universo virtuale e coloratissimo che sarà Samplace. Non il “mio” diario, né il “vostro”, ma il “nostro”. Ci tengo a sottolinerarlo. Con le nostre riflessioni, i nostri commenti, le nostre polemiche e, perché no?, i nostri disaccordi ,diventeremo un laboratorio di idee legate al pianeta Sampdoria. Un pianeta circondato da satelliti fondamentali e il primo fra tutti si chiama tifosi. Mi piacerebbe che qui parlassimo e ci parlassimo liberamente, con educazione e rispetto (non ho dubbi), ma senza sconti. Se avrete altri argomenti, ben vengano. Aiutatemi, aiutiamoci a rendere Samplace un luogo dove tutti vorrebbero trascorrere un po’ del loro tempo. Vi aspetto.