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Mar
7

MISSIONE EUROPEA

Postato da maurizio.michieli in Sport

Battendo con merito una Lazio mai doma, la Sampdoria ha dimostrato di potersi (e di doversi) giocare un posto in Europa sino alla fine della stagione. Questo non significa centrare matematicamente l’obiettivo - la strada è ancora lunga e piena di pericoli e difficoltà - ma di avere le carte in regola per stare al tavolo dei nobili. Soffrendo un po’ all’inizio (peraltro ho molti dubbi sulla regolarità del gol di Floccari) e un po’ troppo alla fine (quando i biancazzurri erano in inferiorità numerica), ma dominando in lungo e in largo per il resto della gara, la Samp ha portato a casa tre punti importantissimi nell’economia del suo campionato. E se Lucchini, a porta vuota, avesse segnato il gol del 3-1, il risultato avrebbe potuto rivelarsi ancora più rotondo. I blucerchiati hanno messo in mostra una bella manovra, uno spirito di squadra encomiabile e alcune individualità di primo piano (Guberti, Poli, il solito Palombo, l’implacabile Pazzini). Bisogna dare atto a Del Neri che, dopo avere rischiato di dilapidare un eccellente patrimonio tecnico con due mesi e mezzo di black out, ha saputo reimboccare la strada giusta, puntando su una coppia di centrali esperta ed affidabile, sulla continuità di Zauri e scegliendo di estromettere Cassano non ritenendolo (in quel momento) compatibile con il suo progetto. A proposito di Cassano: bentornato, perché è quello che tutti desideravano. Ma ci vuole ancora tempo per averlo a disposizione in buone condizioni, come ha dimostrato quel contropiede fallito davanti a Muslera. Però è stato bello rivederlo, anche quando ha abbracciato Pozzi mentre l’uno entrava e l’altro usciva dal campo. In mezzo a tante note liete, compreso il positivo rientro di Cacciatore e la sicurezza di Storari tra i pali, qualcuna stonata: Accardi, come vi avevo anticipato in settimana, non sta bene, continua ad accusare problemi al ginocchio e Mannini si è ormai smarrito. Ma il resto del gruppo c’è e funziona a meraviglia. Avanti così, a cominciare da domenica prossima a Bologna, dove la Sampdoria troverà uno degli avversari più in forma del campionato. Da qui alla fine saranno tutte finali, da affrontare con il coltello tra i denti. Finisse oggi il campionato, sarebbe Europa. E questo, anche se in troppi lo dimenticano, rappresenterebbe un traguardo straordinario per una società come la Samp.

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Feb
28

RIGORE (NON) E’ QUANDO ARBITRO FISCHIA

Postato da maurizio.michieli in Sport

Nell’aleatorio e vacuo mondo del calcio si hanno poche certezze. Una di queste, sino a oggi, era quella acutamente sancita dal grande Vujadin Boskov: “Rigore è quando arbitro fischia…”. Ecco, “grazie” al signor Rocchi, ora non abbiamo neanche più questa sicurezza. Già, perché il “fischietto” di Firenze l’ha combinata davvero grossa. Ha accordato il penalty per il contatto Mannini-Galloppa in area del Parma e ha pure ammonito il centrocampista emiliano, assecondato in queste sue decisioni dall’assistente. Poi, di sua stessa iniziativa, ha cambiato idea, stabilendo la simulazione del blucerchiato e riservando a lui il cartellino giallo. Diciamo di sua iniziativa perché è impensabile ipotizzare che abbia ricevuto la segnalazione contraria del quarto uomo, che si trovava a quaranta metri dall’azione mentre Rocchi era lì a due passi. Boh? Resta il fatto che la Sampdoria ha perso una partita che, pur essendo mutilata dalle assenze di Pazzini, Pozzi e Cassano, avrebbe tranquillamente meritato di pareggiare. Cosa sia successo, nessuno lo sa, nemmeno Marotta, che ha chiesto spiegazioni a destra e manca senza venire a capo del giallo. Peccato, giacché pure all’andata la Samp aveva lasciato al Parma due punti per la mancata concessione di un calcio di rigore (il solito Galloppa su Pazzini, il tutto ignorato da Mazzoleni). Al “Tardini” la Sampdoria ha disputato la sua onesta partita, considerato che non era facile sopperire alla mancanza di un intero reparto, titolari e riserve. Non è stata brillante e concreta sotto porta, dove Testardi quando è entrato mi è piaciuto più di Scepovic, ma strappando un punto non avrebbe rubato nulla. Preferisco comunque non fare dietrologie, anche se sarebbe facile immaginare di avere pagato pegno alle giustizie di cui la formazione di Del Neri ha usufruito a San Siro. Così come viene da pensare che il quarto posto della Juventus debba essere preservato da ogni possibile insidia. Ma non mi interessa, giuro, vorrei solo che per una volta l’arbitro venisse fuori e raccontasse la dinamica, all’apparenza perversa, delle sue decisioni e controdecisioni. Per il resto, ci può stare di perdere una gara, specie quando la devi affrontare in condizioni di emergenza, benché vada dato atto a Del Neri di non avere battuto mai su questo tasto. Qualche giocatore ha pure peccato di ingenuità, come Ziegler sull’aggiramento di Zaccardo e Poli in due o tre circostanze. Come vedete, non ho aspettato, come taluni sampdoriani, che arrivasse una sconfitta per tirare fuori l’argomento Cassano. Credo che non sia serio. Sino all’altro ieri Fantantonio si è allenato in piscina. Se da martedì tornerà in gruppo e l’allenatore continuerà a ignorarlo, preferendogli due ragazzotti, allora sarà lecito tornare alla carica per scuotere e capire. Ma adesso no. Dopo quattro vittorie e un pareggio a San Siro con l’Inter, è giunto un k.o. e per di più torbido a causa dell’operato dell’arbitro e con l’attacco azzerato. Non può bastare come “pretesto” per chiamare in causa gli assenti. Piuttosto mi rallegro per la richiamata in nazionale di Pazzini, che merita di giocarsi le sue chances mondiali. E abbraccio idealmente tutti i tifosi sampdoriani che sono andati in trasferta a Parma, con un tocco di riguardo, mi sia consentito, per gli amici di Samplace.

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Feb
21

THRILLER

Postato da maurizio.michieli in Sport

Dovessi scegliere una canzone per descrivere il pareggio della Sampdoria a San Siro punterei con decisione su thriller di Mickael Jackson, visto quanto è successo in campo. Sgombero subito il campo da ogni dubbio: per me, comunque sia andata, si tratta di un punto guadagnato e non di due punti persi, malgrado per un’ora i blucerchiati abbiano giocato con la doppia spueriorità numerica e non siano riusciti, per mancanza di cinismo, maturità, destrezza e di qualcuno in grado di saltare l’uomo e cambiare marcia, a sfruttarla sino in fondo. Considerata la forza dell’avversario (economicamente sei volte superiore alla Samp) e il clima da intimidazione che si era creato, va bene anche così. Certo, un successo, oltre ai tre punti, avrebbe proiettato la Sampdoria in orbita planetaria, ma non si possono e non si devono avere troppi rammarichi. Nel finale Storari è stato provvidenziale e per poco non accadeva quanto era già avvenuto anni fa con la Sampdoria di Novellino, ovvero una sconfitta in nove contro undici a Siena. E l’Inter non è il Siena. Quindi, su la testa. Anche se nella battaglia del “Meazza” i blucerchiati hanno lasciato Pazzini e Pozzi, squalificati e assenti a Parma, dove mancherà ancora pure Cassano. Davanti Del Neri dovrà inventarsi qualcosa (probabile Guberti e una variazione di modulo). Fortunatamente non ci ha lasciato la tibia Palombo, martoriato da Milito nell’insolito per un giocatore corretto come lui ruolo del killer. Evidentemente le farneticazioni di Mourinho hanno finito per contagiare tutti i nerazzurri, che hanno interpretato dall’inizio la gara con un’enfasi e un nervosismo eccessivi. Tagliavento ha dapprima ignorato le entrate kamikaze su Pazzini e Pozzi, poi finalmente ha applicato il regolamento e lo ha fatto bene: ogni sua decisione, infatti, è risultata ineccepibile, dalle tre espulsioni alla simulazione di Eto o’. Anche Milito meritava il “rosso”, ma posso capire che l’arbitro, di fronte ai gesti vergognosi dello Special One e ai fazzoletti bianchi sventolati dai tifosi nerazzurri, non se la sia sentita di estrarlo. Non importa, quel che era giusto facesse lo ha fatto e siamo qui a stupircene. Già, la temerarietà di Tagliavento ha sfidato le leggi del male e della sudditanza. Eppure ha svolto solo il suo dovere e questo dimostra che se la direzione di gara è equa può succedere di tutto, anche che la Sampdoria rischi di battere l’Inter stramilionaria a Milano. Tra l’altro, credo che per i blucerchiati la nota più positiva di questa trasferta derivi dal fatto che, in parità numerica, la Sampdoria ha giocato meglio dell’Inter, creando situazioni da gol e legittimando il profumo di impresa che gli oltre tremila tifosi hanno respirato, nonostante siano stati confinati dalla società nerazzurra nel terzo anello dello stadio. Insomma, la Samp ha dato continuità, sul piano della prestazione, al proprio momento magico. Dopo è mancato forse un po’ di coraggio per osare e l’Inter si è disposta benissimo, chiudendo ogni varco. E’ logico che una Sampdoria di alto livello avrebbe saputo approfittare della situazione, facendo un solo boccone degli avversari, ma i limiti ci sono e vanno accettati. Mentre Mourinho ha gettato nella mischia gente del calibro di Lucio, Pandev e Thiago Motta, il “povero” Del Neri con gli inserimenti di Mannini, Tissone e Padalino ha inciso poco sull’inerzia del match. Volendogli fare le pulci, magari l’allenatore della Samp poteva ritoccare un po’ il sistema di gioco e, anziché insistere con tutti quegli inutile traversoni dal mezzofondo, provare a sfondare per vie centrali. Ma, appunto, sarebbe un fare le pulci e non è il caso. Quel pizzico di delusione rimasta nel fondo del bicchiere di questa partita non deve far venir meno l’onesto realismo. Va bene anche così.

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Feb
15

SCUSATE IL RITARDO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Scusate il ritardo, sono stato messo al tappeto dall’influenza così come la Samp ha mandato al tappeto la Fiorentina. Sulla partita c’è poco da dire, è stata praticamente perfetta da parte dei blucerchiati e di Del Neri, che ha azzeccato tutte le mosse, Poli e Guberti compresi. Il risultato non è mai stato messo in discussione, tale è stata la superiorità della Samp sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, fisico e caratteriale. Sarebbe facile soffermarsi sui meriti del centrocampo e dell’attacco, invece voglio fare i complimenti alla difesa, che non ha sbagliato un colpo, anche a livello di organizzazione, con tanti fuorigioco effettuati in maniera chirurgica. Se era necessaria una prova di maturità contro un avversario di livello, è arrivata puntule e in termini addirittura superiori a quanto si potesse immaginare. Adesso la classifica è davvero superba e dimostra che, come avevo sostenuto in tempi non sospetti, il valore della Samp di quest’anno è buono, in grado di permetterle di lottare sino all’ultimo per un posto in Europa. Lottare non significa centrare di certo l’obiettivo, ma essere protagonisti in prima persona. Peraltro, al di là degli aspetti tecnici, è evidente come per la Champions ci siano squadre che godono di canali privilegiati, per così dire. Insomma, è difficile che la Juventus ne resti fuori e lo stesso Napoli può contare su spinte mediatiche importanti. Ma è lo stesso, guai a mollare per questo oppure ad affrontare l’Inter a Milano pensando di  non avere nulla da perdere. Bisogna essere consapevoli che fare punti sarà impresa ardua, ma in palio ci sono e adesso si contano parecchio. Quindi la tensione agonistica deve essere massima. P.S. Come avrete notato, non ho parlato di Cassano. Mi sarebbe parsa una mancanza di rispetto verso gli altri. Ci sarà tempo e modo di tornare sull’argomento.  Â


Feb
7

LA VERITA’ STA NEL MEZZO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Poche storie, senza Cassano si vince. Poche storie, senza Cassano il gioco non c’è. Poche storie, io tifo per la Sampdoria e basta. Sono, più o meno, i tre tipi di commento che sento e leggo di questi tempi da parte dei tifosi blucerchiati. Tutti comprensibili, tutti legittimi. Fermo restando che il più bello resta l’ultimo. Non per cavarmi d’impaccio, ma penso che la verità stia nel mezzo. Allora, è incontrovertibile che con quella di Siena le vittorie consecutive della Samp siano salite a tre e tutte senza Fantantonio in campo. Che comunque c’era anche nelle quattro iniziali del campionato. Così come è un dato di fatto che la manovra non è che sia tornata scintillante e anche al “Franchi” tutto sommato è andata bene, di fronte a un avversario che era sì all’ultima spiaggia e si giocava la permanenza in serie A ma che se sinora ha raccolto appena tredici punti un motivo ci sarà. Tuttavia, da Udine la scossa c’è stata. E’ come se il gruppo, che si era appiattito su Cassano, abbia reagito e tutti abbiano dato qualcosa di più sul piano tecnico, caratteriale e delle responsabilità. Poi non esiste controprova che con Cassano non sarebbero arrivati gli stessi risultati. Ma Pozzi (due gol e un rigore procurato) ha fatto e sta facendo bene. Come vedete, è un dedalo di contraddizioni, di paradossi, in cui si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto. Ma non sarebbe serio, allora proviamo a dire che adesso Del Neri, dopo l’imbarazzo iniziale, ha fatto capire chiaramente il perché dell’esclusione di Cassano: non un fatto tecnico (contraddizione in termini) ma di rispetto. Verso di lui e verso i compagni, che non a caso parlano di gruppo in ogni intervista. Quindi, un segnale andava dato e il tecnico se ne è reso protagonista. Quando avevo titolato “Il fallimento di Del Neri” (e non lo rinnego) era perché ritenevo inconcepibile che un allenatore assistesse inerte e inerme alla discesa agli inferi da parte di una squadra che, a differenza di molti che scrivono qui e altrove, giudicavo complessivamente buona, non da figuracce insomma. Ecco, ora la Sampdoria, con questa sfilza di successi, ha ritrovato la sua giusta dimenzione di classifica: sicuramente dietro a Inter, Milan, Roma e (forse) Napoli, ma in lotta con Palermo, Genoa, Fiorentina (distratta dalla Champions e priva di Mutu, altrimenti sarebbe una spanna sopra), probabilmente Cagliari, mentre il Parma sembra ridimensionato. Tutto qui. Alla fine dei conti poco importa come sia stata ritrovata la dritta via che era smarrita, l’importante è averlo fatto e continuare lungo lo stesso percorso. Certo, personalmente penso che questa Sampdoria non possa prescindere alla lunga dalla qualità di Cassano e spero semmai che possa ripresentarsi un nuovo Cassano, più umile, come pretende Del Neri e magari, se il problema era questo, meno accentratore di palloni, meno prepotente nel volere catalizzare il gioco. Allora potrebbe davvero trasformarsi in una formidabile arma per il rush finale. Non so per raggiungere quale obiettivo, perché questo è un campionato equilibrato, dove una compagine come la Lazio annaspa sul fondo, con diverse sorprese, Bari in testa, con molti risultati altalenanti. Ma è fondamentale esserci, da protagonisti, non da comparse come stava succedendo. Per quanto mi riguarda, meglio se con Cassano. Ma faccio “mio” lo slogan esposto dagli oltre duemila tifosi blucerchiati a Siena: “Noi non fischiamo”. A prescindere, come direbbe Totò. Nemmeno nei momenti di maggior rabbia e delusione. Ecco perché la Sampdoria riesce sempre a risorgere, persino da un tumulto come quello delle ultime tre settimane.

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Gen
31

DI TUTTI I COLORI (BLUCERCHIATI)

Postato da maurizio.michieli in Sport

Nelle ultime 24 ore alla Sampdoria ne sono davvero successe di tutti i colori. E per un ambiente tradizionalmente sobrio si è trattato di scossoni ai limiti dell’incredibile. Per la verità, i fatti si potrebbero anche retrodatare a venerdì, quando Luigi Del Neri ha tenuto a specificare con enfasi che Antonio Cassano non sarebbe stato convocato per la partita con l’Atalanta nemmeno se fosse stato fisicamente bene. Neanche in panchina, dove gli sarebbe stato comunque preferito il giovane Testardi. Un gesto estremo, quello dell’allenatore, equivalente a mettere fuori rosa il calciatore più importante, costoso e rappresentativo (a prescindere dai motivi all’origine di questa scelta). Poche ore dopo il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, intervistato proprio da noi di Primocanalesport, sulla questione aveva assunto una posizione interlocutoria: come saggio capo d’azienda aveva avallato la decisione del tecnico, non senza sottolineare tuttavia che se ne assumeva l’intera responsabilità, considerato fra l’altro che Cassano, erano state le parole di Garrone, “rappresenta uno straordinario patrimonio anche economico per la società“. Con un certo fastidio Garrone aveva anche aggiunto: “E non dico altro”. Quasi a voler sottolineare: “Non fatemi parlare”. Di fronte alla presa di posizione di Del Neri, Cassano ha capito che per lui nella Sampdoria le strade si stavano chiudendo. Allora il suo procuratore, Giuseppe Bozzo, su mandato esplorativo di Marotta, ha allacciato contatti con la Fiorentina, alla ricerca di un attaccante dopo la perdita di Mutu per doping. Ieri la svolta: accordo raggiunto con la Viola per il trasferimento di Cassano a Firenze sino a giugno in prestito gratuito senza diritto di riscatto. Che ci fosse il beneplacito di tutti (Del Neri ovviamente, ma anche Marotta e Cassano) lo testimonia il fatto che stamane Antonio si era recato al “Ferraris” per rimuovere le sue cose dall’armadietto allo stadio e mettersi in viaggio per la Toscana. Poi, è successo qualcosa. I “rumors” sono tanti: l’intervento diretto di Garrone, che di fronte alla partenza del suo pupillo avrebbe avuto un moto irrefrenabile di affetto; la mobilitazione silenziosa dei tifosi, che avrebbero mal digerito questa situazione; l’indecisione dello stesso Cassano, che a Genova, oltre alla rinascita sportiva, ha trovato anche l’amore di Carolina. Non si sa ancora bene quanto abbia inciso l’interessamento dei compagni, che si trovavano in ritiro. Resta il fatto che è scattato il dietrofront e Cassano ha annunciato la sua permanenza alla Sampdoria attraverso un comunicato sul sito ufficiale della società: “Anche se la tentazione di andare via è stata fortre, rimango per il presidente Garrone, per la mia gente, per i compagni”. Alle 13 il quadro si era ricomposto e Cassano è tornato nella casa di Nervi. Intanto, la squadra è scesa in campo e con disinvoltura ha centrato la seconda vittoria consecutiva dopo quella di Udine. Così la classifica è tornata a sorridere, come peraltro a mio giudizio merita questo gruppo. Che, lo affermo da tempo, non è da primi quattro posti, ma dal quinto all’ottavo può lottare tranquillamente alla pari con gli altri. Lieto fine, dunque? Neanche per idea. Com’era abbastanza prevedibile, Del Neri si è presentato in sala stampa e non ha nascosto la propria rabbia, con frasi sintomatiche: “La classifica? Tanto non frega un cazzo…; le ali hanno volato? Lo dite voi…; Cassano? Non dico niente, parlatene con Marotta…; il futuro? Sino a maggio restiamo tutti, dopo vedremo…”. Insomma, la classica situazione da separato in casa, non solo con Cassano adesso, ma pure con la società. E il tutto, paradossalmente, in seguito a due successi e al trionfo della sue scelte tecnico-tattiche. Nel frattempo Marotta è partito con il tentativo di ricucire lo strappo, negando addirittura, da abile diplomatico, di avere mai pensato di dare via in prestito Cassano e riconfermando la piena fiducia all’allenatore. Capire cosa possa accadere ora è difficile. Che Del Neri non volesse più Cassano tra i piedi adesso è evidente anche a chi non voleva vedere. Ma Cassano è rimasto, a dispetto dei risultati ottenuti senza di lui. Per il momento, tra l’altro, è pure fuori rosa. Forse Del Neri poteva compiere un atto clamoroso, dimettendosi da vincitore. Ma è restato. Anche lui. Come Antonio. Ne abbiamo viste, ne stiamo vedendo e ne vedremo ancora di tutti i colori. Blucerchiati. E pensare che c’era chi si lamentava pure di un ambiente troppo piatto… Mettiamola in questo modo, non avendo altre certezze a cui aggrapparci e dovendo attendere lo sviluppo degli eventi: tutto questo frastuono ha avuto se non altro il merito di portare sei punti alla Sampdoria.

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Gen
24

PREMIATO IL CORAGGIO

Postato da maurizio.michieli in Sport

Partiamo dal dato più importante: i tre punti. Avevo scritto che la Sampdoria sarebbe dovuta venire prima di tutto, quindi a prescindere da Del Neri, Cassano o quant’altro. Questo successo proietta, credo definitvamente, i blucerchiati fuori dai pericoli di un’eventuale zona calda, in cui invece resta impantanata l’Udinese, quella del tanto decantato modello da imitare. In seconda battuta, veniamo all’analisi della partita. La Samp poteva vincerla, come è stato e anche più rotondamente se Pazzini non sbagliava il 4-2 a tu per tu col portiere; perderla (se Storari non avesse sbarrato la strada al 2-0 dei friulani) o pareggiarla (se l’arbitro avesse concesso il rigore su Sanchez). Ma, ciò che più conta, questa gara l’ha giocata, a differenza di altre volte. E quando giochi le partite, puoi appunto perderle o pareggiarle ma puoi anche vincerle. Ecco qual è, a mio giudizio, l’aspetto più importante della giornata. Ho visto, anzi, rivisto, una squadra votata al sacrificio, alla corsa, alla disponbilità tra giocatori ad aiutarsi, al movimento senza palla. Ho anche visto, anzi rivisto, i soliti orrori difensivi, sia a livello individuale (prima Cacciatore, poi Zauri: urge un terzino destro) che di sistema (troppo alto e rischioso il fuorigioco sistematico, serve un’altra organizzazione, più pragmatica). Adesso, inevitabilmente, la domanda diventa una sola: la Sampdoria è tornata a vincere perché non c’era Cassano? Non lo so, di certo il coraggio di Del Neri è stato premiato. Da troppo tempo, ormai, l’allenatore subiva passivamente una situazione insostenibile, raccapricciante. Come ho scritto prima di questa trasferta, se non altro si è assunto la responsabilità di fare qualcosa, sia pure di doloroso e traumatico. Ha avuto il coraggio di attribuire alla presenza di Cassano, specie fuori casa, le maggiori responsabilità della progressiva involuzione della Samp. E a Udine i fatti gli hanno dato ragione, anche in merito all’impiego di Pozzi, autore di un’ottima partita, tutta cuore, muscoli e tecnica. Ora toccherà a Cassano reagire. E può farlo in due modi. Uno: mettendosi a disposizione del collettivo, come un vero campione. Oppure immalinconendosi e cercando di andare via, in presenza di richieste di mercato. Si tratta, insomma di una situazione in evoluzione, senza punti fermi, dove tutto può accadere. Il segnale che è giunto a Fantantonio è piuttosto forte, anche da parte dei compagni: stiamo dalla parte dell’allenatore. O ti adegui o salti tu. Questo non significa emarginarlo, ma metterlo alla stregua degli altri. Non a caso si sono rivisti brillare Semioli, Tissone, in parte lo stesso Mannini. Poi, a me personalmente, non piace lo sport preferito dagli italiani, ovvero stare sempre dalla parte del vincitore. Quindi, onore e merito a Del Neri per avere fatto la mossa giusta e ai giocatori per avere condotto vittoriosamente a termine la partita. Ma guai a emettere sentenze definitive, di condanna o assoluzione. A Udine è accaduto qualcosa di importante nella stagione della Samp, questo è innegabile. Adesso si tratta di farne un uso proprio e costruttivo.

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Gen
17

IL FALLIMENTO DI DEL NERI

Postato da maurizio.michieli in Sport

Nemmeno con il Catania è arrivata la tanto attesa, dal 22 novembre, vittoria per la Sampdoria, che nelle ultime undici partite ha raccolto appena sette punti, una media da retrocessione sparata. E pensare che la squadra di Mihajlovic, pur aggressiva, dinamica e bene organizzata, non ha fatto nemmeno un tiro nella porta di Storari, inoperoso e beffato solo da una punizione all’incrocio dei pali. Quindi, stavolta, per quanto non impeccabile, la difesa non c’entra più di tanto. A mancare completamente alla Samp è stato il gioco, sbandierato da Del Neri in estate con l’immagine intrigante delle ali che volano. Adesso di ali di ruolo l’allenatore ne ha a disposizione addirittura quattro, sulla carta tutte di valore, ma volano talmente basso che nessuno se ne accorge e, soprattutto, non sono nemmeno in grado di sparare qualche colpo efficace sulla testa del “nemico”. La sfida con il Catania, al di là del pur grave, mancato successo, ha rappresentato il fallimento del progetto tecnico estivo di Del Neri. Ricapitolando, questo progetto prevedeva: 1) bel gioco; 2) lancio dei giovani; 3) valorizzazione del patrimonio calciatori esistente. All’inizio del girone d’andata, possiamo dire che tutti questi obiettivi sono andati a farsi benedire con la stessa velocità con cui erano all’apparenza sbocciati nelle prime partite. Il gioco della Sampdoria non soltanto è brutto, ma non esiste proprio. I cross arrivano sistematicamente dalla trequarti e quasi sempre ad opera dei terzini; sulle palle inattive e sulle punizioni non esiste uno schema che sia uno; al 4-4-2 non vengono applicate varianti convincenti e acquisite con metodo; la condizione fisica è approssimativa, malgrado l’assenza di impegni infrasettimanali. Per quanto riguarda i giovani: Cacciatore è già stato bruciato, Tissone, Mannini e Pozzi quasi, Rossi è sulla stessa strada, Poli è l’unico che si salva ma perché lo vedo anche io che, se non viene rovinato, è un talento puro. E comunque si sta snaturando persino lui. Infine, il patrimonio in organico: avanti così e il valore di Cassano, Pazzini e Palombo a fine stagione sarà dimezzato. Non ho nulla di personale, ovviamente, contro Luigi Del Neri, che reputo una brava persona e un discreto allenatore. Ma fotografo la realtà e alla luce dei fatti penso che sia venuto inconsciamente alla Sampdoria a svernare. Del resto, quando gli venne chiesto perché non facesse mai sedute di allenamento a porte chiuse, rispose: “Perché gioco nello stesso modo da vent’anni e nel calcio non si inventa niente”. Può darsi, però anche quando io iniziai a fare il gionalista, e non si parla certo di tanto tempo fa, i giornali si confezionavano con la fotocomposizione, distante ormai anni luce dall’era attuale dei computer. Se mi fossi fermato ad allora, oggi sarei disoccupato. Per natura non ho mai amato, quando le cose non girano, gettare la croce addosso a un capro espiatorio e ritengo che la cosa migliore sia sempre suddividere le responsabilità. Ma stavolta è diverso. Sono fermamente convinto che la società abbia operato e stia operando, persino a gennaio, piuttosto bene. Prendete uno a uno i giocatori del Catania e ditemi con chi della Sampdoria lo cambiereste. Certo, il mio è un paradosso, qualcuno più buono magari c’è, ma è una provocazione tanto per far capire cosa intendo, quando parlo di squadra disarticolata, senza idee, nonostante la presenza di elementi validi per il target da raggiungere (dal sesto all’ottavo posto). So benissimo che un difensore forte farebbe molto comodo, considerato che Accardi (si è visto anche ieri) è ormai un’ombra. Ma nessuno chiede a Del Neri i miracoli. Si pretende che ottenga quanto di più vicino al massimo da ciò che ha a disposizione. E questo non sta accadendo. Per nulla. Sette punti in undici partite, ma vogliamo scherzare? Sicuramente la società, salvo ulteriori cataclismi, non arriverà mai ad esonerare il tecnico, non è nel suo stile e in effetti non è detto che funzioni, quando la stagione è tanto avanti. Ma sarebbe bello se lui, uomo per bene, facesse un passo indietro dimettendosi e rinunciando a tre mesi e mezzo di ingaggio. A quel punto si potrebbe, se accetta, assumere Cagni come traghettatore e poi varare un altro progetto con un nuovo, giovane ma collaudato allenatore (il top sarebbe Allegri, ma è difficile da raggiungere; si potrebbe puntare su Giampaolo). Non sono un mago, non so cosa accadrà nel corso del girone di ritorno, ma non riesco a immaginare uno scatto in avanti, un colpo di reni, un ritorno in carreggiata. Si profila un’annata deludente, quando invece i presupposti non lo erano. La società, al di là delle sue lacune (carenza di entusiasmo, deboli motivazioni, scarsa comunicazione con i tifosi, parsimonia negli investimenti), sul piano tecnico ha allestito una “rosa” che deve essere più competitiva di quanto non risulti ora sul campo. Il fatto di avere tenuto Palombo, Pazzini e Cassano non era così scontato. Non solo. Appena si è infortunato Castellazzi, Marotta è corso subito ai ripari ingaggiando un portiere affidabile come Storari; inoltre è arrivato Guberti, un esterno giovane, interessante, di qualità. Venisse preso anche un difensore, cosa si vorrebbe di più? La quarta punta di questa Sampdoria è un certo Nicola Pozzi, considerato il centravanti italiano più promettente. L’anno scorso Mazzarri aveva dovuto cavarsela con Bellucci rotto, Bonazzoli (Reggina, serie B), Fornaroli (serie B spagnola), Delvecchio (tribuna a Catania) e con esterni titolari del “calibro” di Stankevicius e Pieri. Ecco perché mi sento di chiedere il conto soprattutto a Del Neri di quello che sta succedendo, anzi, non succedendo alla Samp: un’ameba.

   Â


Gen
10

INCONSISTENTI

Postato da maurizio.michieli in Sport

Sesta sconfitta esterna consecutiva, appena due gol segnati nelle ultime sei partite, una sola vittoria in dodici gare, quattordici punti in quindici giornate, due nelle ultime sette. Sono i numeri impietosi della Sampdoria, che sta lentamente agonizzando in una situazione di assoluto grigiore. A questi dati, di per sé significativi, possiamo aggiungerne uno relativo alla sfida di ieri con il Napoli: ventisei falli subìti, appena diciassette commessi. Ovvero, una squadra inconsistente. E a Napoli se ne è avuta la riprova, proprio perché la Samp al “San Paolo” non ha disputato una brutta prova, anzi. Esattamente come con il Palermo, quando ha partorito un pareggino. Nel primo tempo i blucerchiati hanno dominato, anche se la parata più importante è stata di Castellazzi. Nonostante il predominio, però, nonché un superiore possesso di palla di quasi il 10%, le occasioni non sono certo fioccate per Pazzini e compagni. E questo è sembrato il problema principale della Sampdoria, incapace di trovare la zampata, il guizzo vincenti a fronte di un importante volume di gioco prodotto. Nella ripresa ecco il patatrac, puntuale come l’influenza d’inverno. Sono bastati alcuni episodi sfavorevoli, prima l’infortunio di Castellazzi e la conseguente entrata dell’incerto Fiorillo poi la rete di Denis, perché la Samp si afflosciasse come un soufflé, incapace di reagire alle disavventure, di venire fuori da una situazione negativa creatasi sul campo. Certo, le conclusioni effettuate con la forza della disperazione nel finale da Cassano, Poli e Palombo (due) potevano avere miglior fortuna e pareggiando i blucerchiati non avrebbero rubato il punto, ma quando la buona sorte non te la sai attirare, è difficile che arrivi da sola. E la Samp da alcuni mesi è questa, una navicella in balia delle onde, un pulcino bagnato sotto il nubifragio. Eppure, il presidente Garrone si professa pubblicamente orgoglioso e Del Neri si accontenta di avere visto a Napoli una buona prestazione. Peccato, perché, lo ripeterò alla noia, quest’anno a mio giudizio i presupposti tecnici e ambientali per dare vita a una buona stagione c’erano tutti. In estate, insomma, continuo a pensare che la società avesse operato bene, con qualche errore, come è normale, ma con giudizio, tenendo i pezzi forti e ingaggiando elementi validi (non campioni) e adatti al modulo di gioco dell’allenatore. Tra il Napoli e la Sampdoria, tanto per restare in tema, non esiste una differenza di organico (e sulla singola partita si è pure visto) così abissale. Ma per ambire a qualcosa bisogna volerlo, trasmetterlo e i giocatori devono assimilarlo. Così, invece, la filosofia dell’onesto tran tra sposata dalla società e gradita al tecnico ha permeato la squadra. E nei tifosi la rabbia lascia persino lo spazio alla rassegnazione, che come stato d’animo è ancora peggiore. Adesso non resta che vivere alla giornata, sperando che l’infortunio di Castellazzi non sia troppo grave, che Guberti arrivi e che dopo di lui venga preso anche un buon difensore. Sperare in qualcosa di più, in un vigoroso colpo di coda non sia mai, dato che lo status quo mi pare vada bene a tutti (tifosi a parte). Domenica arriva un Catania che avrà nelle gambe e nella testa la gara di Coppa Italia con il Genoa. Mi auguro che la Sampdoria vinca quel match e si lasci almeno alle spalle le ombre delle inseguitrici. Guardare avanti, attualmente, non sarebbe serio. P.S. Ho lasciato volutamente in fondo l’arbitraggio di Rizzoli a Napoli, perché credo che di questi argomenti sia lecito parlare semmai quando le cose funzionano, non quando le proprie colpe superano quelle di altri. Ma il “fischietto” bolognese è stato scientifico: nel primo tempo ha diretto con equità; nel secondo, quando il Napoli non riusciva a sbloccare il risultato e necessitava di un aiutino, di un incentivo, ha lasciato pestare come il sale i vari Semioli e Cassano senza battere ciglio. E la Samp, come al solito, ha porto l’altra guancia. Ma questo è un altro problema, quello di cui parlavo in apertura: un’inconsistenza che si respira a tutti i livelli in casa blucerchiata. Peccato, peccato davvero. So che molti non saranno d’accordo, ma per me questa squadra non è scarsa. Si sta buttando via, perchè tanto che vinca o che perda non è che interessi molto a nessuno. E questo proprio non riuscirò mai a spiegarmelo.

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Gen
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LA SAMP NON SA PIU’ VINCERE

Postato da maurizio.michieli in Sport

L’ultima vittoria della Samp risale al 22 novembre con il Chievo. Da allora sono arrivati soltanto pareggi e sconfitte e nemmeno contro il Palermo, malgrado una prestazione abbastanza convincente sul piano del gioco e della volontà, i tre punti sono tornati ad arricchire la classifica dei blucerchiati, via via sempre più anonima. Questo, purtroppo, è il trend. Che non si riesce a invertire. Poi, sulla partita con i rosanero, si possono anche esprimere valutazioni globalmente positive: il modulo a “specchio” studiato da Del Neri ha mantenuto la squadra in equilibrio, Poli ha disputato una prova magistrale, Cassano pure ed è al secondo gol consecutivo, la grinta non è mancata. Ma restano pure le solite lacune, in particolare l’immancable ronfata difensiva sulla rete di Cavani, favorita da una tattica del fuorigioco a mio giudizio troppo spregiudicata, e un calo di ritmo nel secondo tempo. Ecco perché non bisogna cullarsi sugli allori di questo pareggio, come accadde dopo lo 0-0 con la Roma, seguito dal crollo di Livorno. Domenica ci sarà un cliente scomodo, scomodissimo, in serie utile da undici giornate, cioé da quando a Napoli è giunto l’ottimo Mazzarri, che avrà non poca voglia di rivincita verso la Samp, dove è stato trattato piuttosto male. Per quanto riguarda il mercato, Marotta ha confermato quanto vi avevo anticipato: Pazzini non andrà via a gennaio (ma quasi certamente sì a giugno), Guberti dovrebbe essere ufficializzato domani. Mi auguro che a queste mosse (eccellenti) ne venga aggiunta un’altra, ovvero l’ingaggio di un buon difensore. Dico buono perché piuttosto che prendere Ferri, Raggi e Da Costa come l’anno scorso, tanto vale tenersi gli attuali. P.S. Breve nota a margine. Quando è entrato in campo, Mannini ha perso più tempo ad aggiustarsi i capelli che a caricarsi. Pregasi rimetterci la voglia di inizio stagione, grazie.

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