Le pistole di Brixton sparano ancora
Dall’ultimo disco “vero” dei Clash sono passati 30 anni. “Cut the Crap” per quanto avesse sonorità a tratti accettabili, era una marmellata di stili, generi, un delirio musicale di Joe Strummer, in piena guerra con Mick Jones. 30 anni.
Ma per chi ha amato non un gruppo ma un’idea, musicale e sociale, i Clash sono vivi, sembra che debbano andare in tour da domani. E suonare sotto casa nostra. In fondo lo fanno, perchè le loro canzoni, i loro dischi risuonano negli Ipad, nelle autoradio, nei lettori di milioni di persone come, tre decenni fa, finivano nei mangiacassette o sui piatti.
Il rullo mai pesante ma incalzante di Nick Topper Headon, uno che chissà cosa avrebbe potuto fare, musicalmente parlando, se la sua corsa non si fosse schiantata contro il muro della droga, il basso elementare ma ficcante del carneade(nel 1977) Paul Simonon(che tristezza vederlo, anni dopo, in un locale delle periferia genovese con gli Havana 3 Am), l’inventiva di Mick Jones, uno che poteva suonare davvero qualsiasi genere( e lo faceva, infatti). E poi lui, Joe. Il figlio del diplomatico inglese nato ad Ankara, il ribelle, l’anima, il sangue dei Clash. Ed anche il primo ad aver preso il cappello ed aver salutato la vita terrena. Peccato Joe. Il tuo urlo di London’s Burning ha spaccato le casse del mio stereo “N” volte, il canto triste e rabbioso di English Civil War ha annichilito le coscienze, la denuncia di Washington Bullets (“Remember Victor Jara, in the Santiago Stadium”) ha raccontato le paure ed i tormenti di un’intera generazione.
Ora i Clash sono un patrimonio dell’umanità musicale. E le pistole di Brixton…continuano a sparare…


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