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In una zona come tra Nervi e Quarto ci sono 1,8 milioni di persone senza nulla
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GENOVA - Le 60 tonnellate di aiuti di Music for peace partiti da Genova sono arrivati a Gaza e dopo lo stoccaggio nei magazzini è cominciato il primo giorno di distribuzione nell'area di Rafah e nel campo profughi di Nuseirat. "Si tratta - come raccontato a Primocanale da Stefano Rebora presidente di Music for peace - del convoglio test, l'obiettivo ora è quello di organizzare per fine giugno un convoglio di circa 200-250 tonnellate di aiuti quindi 10 container".

La missione era partita in salita perchè proprio Stefano Rebora, fondatore della Ong genovese, era stato fermato al Cairo, in Egitto, ed era stato rimpatriato in Italia. (GUARDA QUI) Le operazioni sono state seguite da remoto da Genova mentre in Egitto sono rimasti Matteo Di Domenico e Matteo Montaldo. "Il materiale è stato scaricato ad Alessandria, lì pallettizzato, scortato fino a Suez e poi da lì, grazie ai nostri contatti che vanno indietro di 13 anni, siamo riusciti a far entrare il 14 aprile scorso il convoglio, ora il referente locale si sta occupando della distribuzione".

"Si tratta di 50 tonnellate di alimenti divisi in 2500 pacchi famiglia da 20 chili ciascuno e il restante tra omogenizzati, prodotti per l'igiene e medicinali, più materiali medicali come stampelle e sedie a rotelle".

"Per il convoglio di fine giugno non sarà facile ma ci stiamo già lavorando - sottolinea Rebora - noi godiamo di ottima stima sul territorio per come lavoriamo lì da 13 anni cioè distribuiamo casa per casa senza affidare i nostri aiuti a nessuno e questo ci ha aiutato a far entrare gli aiuti donati da tanti genovesi".

Rebora si è poi voluto soffermare su come si vive oggi a Gaza secondo quanto i referenti locali di Music for peace hanno raccontato: "La situazione è devastante, un inferno per fare qualche esempio un chilo di pomodori, se si trova, è quotato 120-130 euro, un chilo di zucchero intorno 25 euro, un chilo di farina 30 euro - racconta - la popolazione sta mangiando la sabbia che non è un toccasana certo non fa bene ma dà senso si sazietà".

"La striscia di Gaza equivale a Genova da Nervi a Voltri comprese e nella massima ampiezza fino a Bolzaneto e ci vivono 2 milioni e 300 mila persone e in questo momento nella zona di Rafah, quindi come tra Nervi e Quarto, ci sono un milione e 800 mila persone senza infrastrutture, con circa l'80% abitazioni andate distrutte, senza rete fognaria, senza acqua corrente per esempio immaginate cosa significa per una donna avere il ciclo".

"E' un inferno una tenda è attaccata all'altra è una situazione incomprensibile a prescindere da quale parte si sta - conclude Rebora - il problema ora sono i civili, non possiamo permettere che nel 2024 ci siano persone che vivano e muoiano così".

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